5 maggio 2021 12:24
[aggiornato alle ore 17.30]
É andata deserta l'asta per la cessione di bio-on, la cui udienza si è tenuta questa mattina al Tribunale di Bologna. I curatori dovranno quindi decidere se indire una nuova gara alle stesse condizioni, oppure modificare il bando, magari separando gli assets materiali da quelli immateriali. Nel frattempo prosegue l'esercizio provvisorio.
Secondo i curatori, non sono però mancate manifestazioni di interesse e accessi alla data room.
"Riteniamo che il risultato dell’asta odierna non vada ad intaccare minimamente il valore di Bio-On e le speranze che molti ripongono sul riavvio del progetto - ha commentato nel tardo pomeriggio
Marco Astorri, fondatore e presidente dell'azienda bolognese -. Come confermato anche dai Curatori, c’è grande interesse da parte di importanti imprese italiane e straniere per l’acquisizione di tutti gli asset della società, a ulteriore dimostrazione del fatto che Bio-On non è e non è mai stata un '
castello di carte'. Auspichiamo quindi che si possa arrivare in breve tempo ad una soluzione che consenta il pieno
rilancio dell’attività nella sua interezza, senza disperdere o frammentare l’enorme patrimonio di tecnologia e conoscenze sviluppato nel corso degli anni, anche grazie al contributo dei dipendenti e i ricercatori”.
La decisione di mettere all'asta l'azienda bolognese
Bio-on e la controllata
Bio-on Plants era stata presa a febbraio dai curatori Antonio Gaiani e Luca Mandrioli, al prezzo base di
94.956.796 euro, comprendente stabilimento, magazzini, laboratori, beni mobili, marchi e brevetti.
L'azienda era stata dichiarata
fallita nel dicembre 2019, in seguito all'indagine che aveva coinvolto i vertici dell'azienda, nei giorni scorsi
rinviati a giudizio (
leggi articolo) per i reati di manipolazione del mercato e false comunicazioni sociali (ma non per quello di fallimento). Il caso era esploso nell'
estate di due anni fa in seguito della pubblicazione di un report ("Una Parmalat a Bologna?") da parte del fondo statunitense
Quintessential Capital Management - QCM (
leggi articolo), cui erano seguite le indagini che portarono all'operazione
Plastic Bubbles.
A favorire l'attacco speculativo di QMC era stato l'
ingresso in Borsa di Bio-on, avvenuto nel 2014 su mercato AIM, e la forte crescita negli ultimi anni delle quotazioni azionarie, che avevano portato ad una
capitalizzazione superiore al
miliardo di euro, ritenuta dal fondo "una grande bolla, basata su tecnologia improbabile, con fatturato e crediti essenzialmente 'simulati' grazie ad un network di scatole vuote".

L'8 marzo scorso,
Marco Astorri (nella foto) - uno dei fondatori di Bio-on - ci aveva rilasciato un'intervista per chiarire la sua
posizione in merito alla vicenda (
leggi articolo). La difesa di Astorri è che proprio la stima così elevata dell'azienda fatta dai periti del tribunale - poco meno di 95 milioni di euro - è in netto contrasto con le valutazioni di QMC, che aveva giudicato l'azienda "un castello di carte".
Nelle scorse settimane si era ventilata l'ipotesi di utilizzare i
fermentatori presenti nell'impianto bolognese per produrre
vaccini contro il Covid-19, posizione fortemente sostenuta dal governatore della Regione Emilia Romagna,
Stefano Bonaccini.
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