17 settembre 2026 14:04
Puntare sulla raccolta e riciclo dei rifiuti plastici nelle aree dove maggiore è la dispersione potrebbe portare a risultati ambientali analoghi a un tetto alla produzione di plastica vergine, con effetti economici più contenuti.
È quanto emerge dallo studio Evaluating Policy Pathways to End Plastic Pollution, elaborato da Oxford Economics su incarico dell’International Council of Chemical Associations (ICCA), la voce dell’industria chimica a livello mondiale, che recentemente ha inglobato il World Plastics Council (WPC).
Il punto centrale è il confronto fra una politica a monte, che limita la produzione di plastica vergine del 5% in ciascuna regione, e politiche concentrate a valle, cioè su raccolta, riciclo e gestione dei rifiuti.
In queste ultime, una tassa sullo smaltimento finanzia un incentivo al riciclo dei rifiuti plastici.
Tutti e quattro gli scenari sono calibrati per ridurre di 8,75 milioni di tonnellate la plastica dispersa nell’ambiente. In questo modo lo studio può confrontarne gli effetti economici a parità di risultato su questo indicatore. Gli autori precisano però che non vengono valutati tutti gli impatti ambientali.
Ciò che cambia è l'impatto economico modellato.
Con il tetto alla produzione, il volume di plastica primaria diminuisce del 5%, quello complessivo del 2,7%, mentre i prezzi delle plastiche aumentano dell’8,5%, con un incremento del riciclo di 19,9 milioni di tonnellate.
A fronte della stessa riduzione della dispersione, il rapporto stima una perdita di welfare globale netto di 16,8 miliardi di dollari e una diminuzione dell’output globale per circa 20,2 miliardi di dollari.
Nello scenario con incentivi mirati per regione, il riciclo aumenta invece di 33,6 milioni di tonnellate, circa il 68% in più rispetto al caso precedente. La produzione di plastica primaria scende dello 0,4%, mentre il volume complessivo aumenta dello 0,1% e i prezzi delle plastiche diminuiscono dello 0,2%. La perdita di welfare netto è stimata in 0,5 miliardi di dollari e l’output globale cresce di circa 0,2 miliardi.
Lo scenario intermedio con tassa e incentivo uniformi in tutte le regioni produce risultati ancora diversi: plastica primaria -1,2%, prezzi -0,8%, riciclo +32,7 milioni di tonnellate, welfare netto -3,2 miliardi e output +4,8 miliardi.
Il rapporto distingue anche tra benessere delle famiglie e welfare netto. Nel primo scenario il rapporto stima una perdita di benessere per le famiglie di 128,4 miliardi di dollari, in gran parte compensata da 111,6 miliardi di rendite extra per i produttori di plastica primaria.
La perdita netta di welfare scende così a 16,8 miliardi.
Nello scenario mirato è invece limitata a circa 0,5 miliardi.
Lo studio arriva mentre restano aperti i negoziati UNEP sul trattato globale contro l’inquinamento da plastica, dove la produzione resta uno dei temi sui quali persistono divergenze tra gli Stati.
Dopo la mancata intesa a Ginevra nell’agosto 2025 e la sessione organizzativa INC-5.3 del febbraio scorso, il percorso prosegue verso INC-5.4, prevista nel marzo 2027. Un nuovo incontro informale dei capi delegazione è in programma a Bangkok dal 27 al 30 settembre.
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