Non bastano crisi finanziaria e ritardi nei pagamenti: a colpire distributori e compounder anche furti e raggiri. Come quello che vi raccontiamo…
23 novembre 2011 07:27
La storia che vi stiamo per raccontare è vera ed è molto recente. Una delle tante truffe in cui le aziende incappano prima o poi. Il truffatore ne esce quasi sempre indenne, anche se scoperto, ma qualcuno ci rimette il materiale, i soldi o la reputazione. A raccontarcela è Roberto Zanella di Industrie Generali, che insieme ad altri distributori e compounder è stato oggetto di una truffa orchestrata da un giovane "imprenditore" della provincia di Como. Visto che non è stato arrestato, né condannato, utilizzeremo solo le iniziali: DM. Prima di raccontarvi il meccanismo del raggiro, vi anticipiamo che la vicenda è a lieto fine: il manager di Industrie Generali ha avuto qualche sospetto, ha indagato in proprio e, grazie a una mail non 'ripulita' da un inoltro precedente, è risalito al nome del truffatore ed è riuscito a recuperare la merce. Naturalmente, DM è ancora a piede libero, nonostante vi siano almeno due denunce a suo carico.
Telefoni e coordinate bancarie. Per prima cosa, DM - neanche trentenne, ma conoscitore del settore - ha scelto un'azienda trasformatrice con una buona reputazione, solida dal punto di vista finanziario, non troppo grossa né famosa. Ha carpito le coordinate bancarie e si è fatto intestare due numeri telefonici che variano solo nelle ultime cifre da quelli dell'azienda civetta, che chiameremo per comodità "A Srl". Quest'ultima, ovviamente, all'oscuro di tutto. Il primo passo, quindi, è il furto di identità.
Franco magazzino. DM ha quindi contattato alcuni produttori, compoundatori e distributori di materie plastiche: facendosi passare per il titolare o un impiegato della A Srl, ha ordinato bancali di plastica, fornendo le coordinate bancarie per i controlli del caso. Verifiche che, ovviamente, sono andate a buon fine, sia con le banche che con le società di assicurazione crediti, visto che la A Srl è una società seria, abituata a pagare i propri fornitori. Utilizzando un indirizzo mail simile a quello dell'azienda A Srl e numeri telefonici quasi indistinguibili, DM ha completato l'iter di acquisto della merce; quindi, con la scusa di un camion già nei paraggi (autotrasportatore straniero per rendere più difficili i controlli successivi), ha proposto al fornitore di ritirare i bancali franco magazzino, così da risparmiare sui costi di spedizione.
Merce sparita. A questo punto, DM si trova in magazzino merce facilmente rivendibile, del valore di decine di migliaia di euro, mentre a dover spiegare la sua estraneità è la A srl, che rischia - oltre alla propria reputazione - anche seri problemi con le banche e con i fornitori.
Arrivano i Carabinieri. La vicenda, come vi abbiamo anticipato, è finita bene per Industrie Generali, che ha recuperato la merce prima che prendesse il volo e denunciato il truffatore (il quale, per inciso, rischia pochissimo), ma si ignora quanti altri fornitori di plastica siano stati coinvolti nella truffa, almeno fino a quando la A Srl non avrà collezionato in banca tutte le ricevute bancarie. Industrie Generali, dopo questa vicenda (che non è la prima tentata truffa di cui è stata vittima) ha deciso di rendere più rigide le procedure di controllo sui clienti, soprattutto per quanto concerne le consegne di merce franco magazzino.
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