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Sacchetti a pagamento dal 2018 : non tutto il male viene per nuocere…

martedì 14 novembre 2017

Dal 1° gennaio 2018 dovremo dire addio ai sacchetti distribuiti gratis nei reparti ortofrutta, gastronomia e  di altri generi alimentari, con e senza manici. Si tratta dei sacchetti utilizzati per trasporto e/o asporto merci per fini di igiene e/o come imballaggio primario di prodotti alimentari quali carni, pesce, prodotti da forno, gastronomia e ortofrutta. Nonostante le proteste che arrivano dal fronte dei consumatori l’applicazione di questa norma potrebbe invece innescare   benefici ambientali ed economici, diretti e non, in particolare per il comparto ortofrutta. Dare ai consumatori la possibilità di servirsi di sacchetti riutilizzabili è un'opzione che non va più rimandata. Il caso di Coop Svizzera dimostra che, in questo caso,  “volere è potere”.

La norma che entrerà in vigore  gennaio impone l’utilizzo di plastiche biodegradabili e compostabili anche per i sacchetti ultraleggeri con spessore inferiore ai 15 micron che dovranno essere realizzati con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile ed essere ceduti esclusivamente a pagamento. Previste per chi contravviene sanzioni piuttosto severe, a partire da 2.500 euro.

Nelle ultime settimane si è aperto sui media e tra gli operatori del settore un dibattito sul provvedimento che non viene accolto favorevolmente dai consumatori. Questi ultimi, tra le altre cose, contestano l’impossibilità di evitare l’acquisto dei sacchetti ultraleggeri, cosa invece possibile per gli  shopper bio alle casse che una parte degli italiani ha sostituito con le  sporte utilizzabili.

Così come già avvenuto con l’introduzione degli shopper compostabili nel 2012 non sono mancati titoli e interventi allarmistici sui media nel tentativo di quantificare la presunta “stangata” sulla spesa delle famiglie. In realtà, siccome i prezzi dei prodotti al dettaglio tengono da sempre conto dei costi di esercizio, anche quando i consumatori non ne hanno contezza, siamo di fronte ad un “falso” problema.

Tuttavia siccome il punto di vista e le percezioni del cliente consumatore “contano” è importante mettersi nei suoi panni per potergli dare delle risposte. E' comprensibile che dopo aver ricevuto apparentemente gratis e in automatico qualsiasi tipologia di sacchetto per decenni il messaggio che è passato ai consumatori è che i sacchetti siano un “servizio accessorio dovuto” quando si acquista un bene. Non è invece passata la conoscenza e la consapevolezza sulle conseguenze ambientali ed economiche del consumo usa e getta e della responsabilità che tutti abbiamo nel dover risolvere problemi come l'abbandono di rifiuti e in particolare fenomeni devastanti come il marine litter.

Venendo al provvedimento che impone l'utilizzo di sacchetti in bioplastica in quanto alternativa meno impattante dei sacchetti tradizionali è necessario, a mio parere , intervenire in contemporanea sui seguenti fronti :

1) Rendere effettivamente compostabili i sacchetti della GDO risolvendo il problema dell'etichetta che ostacola il compostaggio : smaterializzandola oppure realizzandola in materiale compostabile con inchiostri adeguati. Dubitiamo però che si troveranno soluzioni a brevissimo termine su questo aspetto, anche se non è per nulla marginale.

2) Permettere azioni di riduzione e ottimizzazione degli imballaggi che sono già possibili o tollerate già da ora in alcuni punti vendita della GDO come apporre , ad esempio, l'etichetta direttamente sul prodotto per alcune tipologie di ortofrutta (melone, banane, melanzana, ecc) oppure mettere un paio di referenze diverse nella stessa busta. La GDO non può più esimersi, come verrà chiarito più avanti, dal trovare delle soluzioni per permettere ai propri clienti di usare meno imballaggio.
I clienti dal prossimo gennaio saranno nella condizione “ottimale” per rilevarle e apprezzarle. Queste stesse azioni saranno d’altronde quelle che i consumatori potranno mettere in pratica dal verduriere sotto casa o al banco del mercato, dove le diverse tipologie di ortofrutta possono andare direttamente nella borsa, come facevano i nostri nonni.

3) Last but not least : adottare una propria linea di sacchetti ortofrutta riutilizzabili.  La prima iniziativa in questo senso è stata lanciata dall'Associazione Comuni Virtuosi ACV nel 2010 all’interno della nostra prima campagna nazionale Porta la Sporta.  Denominata "Mettila in Rete" proponeva una borsa a rete prodotta in Italia realizzabile sia in cotone che in poliestere (anche da riciclo). Questa opzione alternativa metterebbe a tacere tutte le rimostranze e gioverebbe alla causa, anche come comunicazione. Se il motivo di un provvedimento è di ordine ambientale la gerarchia di europea di gestione dei rifiuti ci dice che dopo la prevenzione, l’opzione ambientalmente più efficace è il riuso, ancor prima del riciclo.

PRIME INIZIATIVE NELLE FIANDRE E COOP SVIZZERA

Nelle Fiandre è la stessa associazione del commercio che ha coordinato un progetto pilota di utilizzo di sacchetti riutilizzabili in alcuni punti vendita delle insegne leader della GDO per raggiungere l’obiettivo di riduzione per le  borse di plastica in materiale leggero (sotto i 50 micron) e ultraleggero (sotto i 15 micron) in recepimento della direttiva UE 2015/720 (che modifica la direttiva imballaggi (94/62/CE).

In svizzera la Coop è andata oltre alle chiacchere mettendo a disposizione dei clienti delle retine Multi-Bag realizzate in Lenzing-Modal, una fibra a base di cellulosa ricavata da legno di faggio sminuzzato certificato FSC. Un set di tre retine costa 4,95 franchi (circa 4,55 €). I clienti da Coop possono utilizzare queste retine o altri sacchetti portati da casa (purché semitrasparenti) e mettere più prodotti nella stessa retina. Insegne come Simply, Conad Leclerc,Coop, Gruppo Gabrielli, l’avevano valutata, e addirittura effettuato qualche singolo progetto pilota. Evidentemente però i tempi non erano abbastanza maturi per implementare il sistema e in particolare a spingere le insegne a trovare le soluzioni ad alcune piccole criticità come la gestione di due tare e l’approvvigionamento/gestione dei sacchetti riutilizzabili.

A distanza di pochi anni lo scenario è però cambiato e come associazione riprendiamo la promozione verso la GDO dell'iniziativa perché risponde agli obiettivi di prevenzione, riduzione e impiego di materia prima seconda proveniente dal riciclo di beni e imballaggi. A livello legislativo  le direttive europee sui rifiuti e del pacchetto sull'economia circolare (in prossima uscita) impongono  ai paesi membri obiettivi più stringenti di riduzione e riciclo dei rifiuti e di efficienza nell’uso delle risorse.

Il riuso dei sacchetti (e contenitori in genere) abbinato all’impiego di materia post consumo è infatti una delle strategie più efficaci sia per ridurre il consumo di plastica vergine che per dare uno sbocco (alternativo all’incenerimento)  alle quantità in crescita di plastiche di basso valore post consumo che stanno intasando gli impianti, come hanno riportato diversi media recentemente. Ci sono industrie italiane leader nel mondo che producono filati a partire da materiale post-industriale e post-consumo che possono assicurare la materia prima che ci permetterebbe di produrre questi manufatti in Italia Cosa aspettiamo?

Il riuso è inoltre una delle tre strategie promosse dal programma TheNew Plastics Economy: Catalysing Action che quantifica in un 20% la quota di imballaggi in plastica immessi al consumo che potrebbero essere riutilizzati con benefici ambientali e vantaggi economici.

SCONFIGGERE IL MERCATO DEI SACCHETTI ILLEGALI
Assobioplastiche confida nell’applicazione di questa legge per reprimere la pratica illegale di diciture quali “sacchetti a uso interno” messa in atto per eludere la legge sugli shopper,  ma dubito che questo possa accadere a meno che non si renda onerosa per legge la cessione 
di tutti i sacchetti per asporto merci, così come si è fatto in Olanda per plastica e bioplastica dal gennaio 2016. In tal caso il gioco non varrà più la candela in particolare per il commercio ambulante che, come noto, si serve di sacchetti illegali perché meno cari di quelli in bioplastica.

Tenendo conto delle considerazioni sin qui esposte ritengo che questa norma, se ben applicata, possa innescare dei consistenti  vantaggi ambientali ed economici sia diretti che indiretti. In particolare per il comparto dei sacchetti ortofrutta potrebbe portare ad una riduzione complessiva nell’uso eccessivo di sacchetti monouso. Questo provvedimento potrebbe inoltre contribuire a ridurre gli attuali errori di conferimento a fine vita da parte dei cittadini che confondono tra loro plastiche tradizionali e bioplastiche, anche se non sarà mai possibile escluderli del tutto a causa della somiglianza tra i due materiali.
Infatti, tra gli adempimenti obbligatori della normativa
 che concernono la comunicazione, è  previsto l’obbligo di apporre sui sacchetti elementi identificativi e diciture che possano fornire informazioni sull’uso e conferimento dei sacchetti ultraleggeri a fine vita.

Plastiche e bioplastiche hanno destinazioni diverse a fine vita, pena la contaminazione dei rispettivi circuiti. In Olanda gli impianti di compostaggio lamentano un aumento della plastica tradizionale nell’organico che non si era mai vista prima dell’avvento delle bioplastiche immesse al commercio. Anche Plastic Recyclers Europe ha recentemente allertato sulla presenza di bioplastiche  nei flussi di plastica tradizionale provenienti dal sud Europa (dove sono più alte le quantità immesse al consumo rispetto al nord)  che creano problemi al riciclo .

Per evitare che si ripetano situazioni che confondono i cittadini come avvenuto, ad esempio, con i colori dei cassonetti della differenziata diversi in ogni regione, sarebbe importante definire e optare per una dicitura unica da apporre su tutti i sacchetti ultraleggeri compostabili in tutto lo stivale, rafforzata da una comunicazione altrettanto omogenea per tutto il territorio nazionale e presente in tutti i punti vendita .
Quando il governo olandese decise di introdurre nel 2016 
l’obbligo di fare pagare i sacchetti in plastica e bioplastica mise a disposizione degli esercizi commerciali un sito informativo e tutta una serie di template e poster scaricabili da esporre al pubblico.

Mi auguro che i produttori dei sacchetti  che verranno commercializzati con il prossimo anno (e loro associazioni di riferimento) si siedano al più presto intorno ad un tavolo indetto dai ministeri per l’ambiente e lo sviluppo economico insieme a tutti i soggetti portatori di interesse per definire, tra le altre questioni correlate al provvedimento, un approccio di comunicazione unico verso i cittadini.

Sia personalmente che come associazione Comuni Virtuosi (che vede tra gli enti locali associati anche cittadine come Bergamo,Trento, Parma e Forlì),  mi metto a disposizione per offrire un contributo alla discussione.

di: silvia ricci
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