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Convergenza bipartisan in Parlamento: tre proposte di legge per introdurre il Deposito Cauzionale in Italia

lunedì 22 dicembre 2025

L'anno si avvia alla fine e la situazione per quanto riguarda il riciclo degli imballaggi in plastica è segnata da una profonda crisi che appare sempre più difficile affrontare senza interventi strutturali: sia a livello europeo che nazionale. Intanto la crisi compromette ulteriormente il raggiungimento degli obiettivi della Direttiva SUP mettendo l'Italia a rischio di infrazione europea

Venendo agli obiettivi di raccolta imposti dalla direttiva SUP e di contenuto riciclato per le bottiglie in PET i dati preliminari che circolano tra gli addetti del settore non sono confortanti: la raccolta dovrebbe posizionarsi intorno al 70% come media (sotto il target del 77% del 2025) e al 16% come contenuto riciclato (invece del 25%).

Nonostante l'entrata in vigore dell’obbligo del 25% di contenuto riciclato nelle bottiglie di PET la situazione sembra essere peggiorata ulteriormente rispetto al 2024. Le aste gestite da Corepla per le bottiglie in PET hanno subito un calo superiore al 50% nei prezzi tra gennaio e ottobre di quest'anno.  

Secondo le stime di Coripet riprese in un recente articolo su Repubblica, il tasso di raccolta del 68% raggiunto nel 2024 – a vedere i dati del primo semestre del 2025 – non mostra segni di miglioramento. Per quanto riguarda il contenuto riciclato, l'Italia è attualmente sotto il 16%, nonostante l'obbligo del 25% stabilito dalla direttiva. Il presidente di Coripet Corrado Dentis, intervistato nell'articolo, ha ribadito che serve una raccolta selettiva, in quanto il modello di raccolta tradizionale (porta a porta e cassonetti stradali) ha esaurito il suo potenziale.

Il Direttore di Coripet Albetti, intervenuto ad un Convegno promosso da Sergio Costa lo scorso anno aveva già affermato che i sistemi di raccolta incentivante tramite eco-compattatori non si stavano rivelando efficaci nell'assicurare il 90% di intercettazione al 31 gennaio del 2028. Dichiarazioni da prendere sul serio, quelle di Coripet, poiché basate sulle performance di raccolta di circa 1.800 eco-compattatori installati dal consorzio in tutta Italia.

Un podio europeo nella gestione dei rifiuti con luci ed ombre

Nonostante l'Italia si confermi leader nell'Unione Europea per quanto riguarda l’uso circolare della materia e abbia raggiunto il 76,7% di riciclo degli imballaggi – in forte anticipo sull'obiettivo del 70% previsto per il 2030 –  il settore del riciclo si trova a dover affrontare sfide significative tra crisi settoriali, una forte dipendenza dalle importazioni di materie prime e altri problemi specifici che ne compromettono la sostenibilità economica denunciati anche recentemente dal settore.

La dipendenza dall'importazione di materie prime ha raggiunto il 46,6% nell'ultimo anno e vale più del doppio della media europea (22,4%). Una situazione che si riflette sui costi delle importazioni che sono aumentati del 34% ( dai 424,2 miliardi del 2019, ai 568,7 miliardi del 2024).

Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin intervenuto alla presentazione del rapporto “Il Riciclo in Italia 2025” della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha ricordato che “Il riciclo delle materie prime è un elemento essenziale per ridurre la dipendenza dalle nuove estrazioni e garantire un approvvigionamento sicuro per il nostro sistema industriale”.

Ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime è di importanza vitale per il nostro Paese, ed è qui che bisogna agire urgentemente. Le nostre città, invece di essere le auspicate miniere urbane sono i contesti dove avviene invece la dispersione di materie prime preziose; pensiamo ai Raee ( intercettazione sotto il 30%) e agli imballaggi per per bevande (plastica, vetro e metallo): sono oltre 8 miliardi i contenitori che sfuggono ogni anno al sistema di raccolta attuale.

Per affrontare questa situazione efficacemente andrebbe riconosciuto che non siamo solamente di fronte ad un problema di comportamenti dei cittadini affrontabile con l'educazione, ma che va rivisto il sistema di raccolta dei rifiuti nel suo insieme. Per gli imballaggi per bevande le esperienze europee ci dicono che i sistemi di deposito cauzionale ottengono livelli di intercettazione che arrivano al 98%.

Il caso della Romania, che è arrivata con un sistema cauzionale in due anni all'80% di intercettazione per gli imballaggi per bevande –  da penultima della classe in Europa in quanto a raccolta differenziata – insegna che i cittadini rispondono positivamente ( e velocemente) quando un sistema è ben progettato. Al contrario, l'esempio di un Paese come la Svizzera, rivela che, per raggiungere obiettivi ambiziosi, è il sistema la chiave di volta. Infatti, nonostante i comportamenti virtuosi dei suoi cittadini nella gestione dei rifiuti, senza un DRS la Svizzera non riesce a raggiungere il 90% di raccolta per le bottiglie in PET.

Interessi divergenti non facilitano il raggiungimento di obiettivi comuni

Al tavolo di crisi convocato ieri dal MASE le principali associazioni imprenditoriali del settore non si presentano con una linea comune in quanto, ad esempio Unionplast, ha dichiarato di non condividere una delle proposte portanti di Assorimap al governo. Ovvero di anticipare al 2027 gli obblighi sul contenuto minimo di riciclato, previsti dal Regolamento Imballaggi PPWR.

Tra le proposte condivise dal settore rese note recentemente – come il meccanismo di compensazione finanziaria per rendere il granulato da riciclo competitivo rispetto al vergine adottato dalla Francia –  riesce difficile immaginare un riscontro positivo. Complice la situazione finanziaria lamentata dal governo e, probabilmente, il fatto che il peso della Plastic Tax europea a carico dello Stato ogni anno (che si avvicinerà presto al miliardo) non verrà controbilanciato in tempi brevi (e certi) dagli introiti di una tassa nazionale, spostata al 2027.

Vero è che al momento parrebbe che gli interessi dell'industria del polimero vergine, abbiano ottenuto maggiore attenzione, o siano comunque maggiormente salvaguardati allo stato delle cose, rispetto a quelli del mondo del riciclo. Vero è anche che i Comuni, in mancanza di correttivi efficaci si troveranno a dovere subire i disservizi e i costi di questa crisi che dalla plastica potrebbe avere ripercussioni su altri flussi di raccolta.

“I piazzali dei centri di stoccaggio e di selezione sono stracarichi e ai limiti autorizzativi previsti. Se noi riciclatori smettiamo del tutto di processare i lotti, il sistema di selezione si bloccherà nel giro di qualche settimana. A quel punto, non ci sarà più spazio per conferire la plastica raccolta in modo differenziato dai cittadini” ha allertato infatti Walter Regis, direttore di Assorimap.

Obiettivi Eu per le bottiglie a rischio e produttori di bevande deresponsabilizzati dal sistema vigente

In questo scenario, senza un DRS che metta al sicuro la raccolta degli imballaggi per bevande, le conseguenze della crisi della plastica rischia di peggiorare l'intercettazione delle bottiglie in PET, e di mancare gli obiettivi europei. La raccolta delle bottiglie è in gran parte proveniente dalle raccolte domiciliari.

In questo momento i produttori di bevande, tranne poche eccezioni, non stanno sostenendo un DRS verso il governo con la dovuta urgenza, anche perché –  come ha sottolineato Dentis – la legge obbliga, ma non sanziona. L'Italia ha scelto di non prevedere controlli né penalità per coloro che non rispettano l'obbligo del 25% di r-Pet. Se a questo aggiungiamo che attualmente il PET da riciclo può costare fino al doppio rispetto ai polimeri vergini importati dall'Asia è evidente che i produttori che rispettano la quota del 25% di r-Pet nelle nuove bottiglie [come gli aderenti a Coripet] risultano penalizzati".

Diversa è la posizione delle associazioni dei produttori di bevande a livello europeo che promuovono convintamente il sistema cauzionale da qualche anno. Semplicemente perché l'hanno individuato come l'unico strumento che permette con il meccanismo del "first right refusal" di assicurare le bottiglie in PET al riciclo "bottle to bottle" idoneo al contatto alimentare, nel rispetto delle normative europee sui rifiuti, e degli obiettivi di decarbonizzazione del settore.

Convergenza politica sul tema del Deposito Cauzionale

Se tutto ancora tace sul fronte dei produttori di bevande questo scenario allarmante ha contribuito a spingere la politica nazionale ad agire: oltre a diverse interrogazioni parlamentari sulla situazione di crisi al titolare del MASE che citavano il DRS, sono state infatti depositate in Parlamento ben tre proposte di legge per l'introduzione in Italia di un Deposito Cauzionale per gli imballaggi monouso di bevande in plastica e metallo.

La prima è stata depositata il 25 settembre scorso dal Partito Democratico con prime firmatarie Silvia Roggiani ed Eleonora Evi, la seconda depositata il 3 dicembre dal Movimento 5 Stelle (Ilaria Fontana e Sergio Costa) e la terza depositata il 12 dicembre da FdI (Massimo Milani e Fabio Rampelli).

Questa misura parrebbe avere finalmente incontrato una sensibilità bipartisan tra maggioranza e opposizione, che hanno così riconosciuto che i tempi sono maturi per un confronto serio e costruttivo.
Prima di presentare la Pdl, Milani aveva già invitato ad una seria riflessione sulla necessità di implementare un DRS per potere centrare l'obiettivo del 90% al 2029.
L'ultima dichiarazione è avvenuta lo scorso 3 dicembre in occasione dell'incontro organizzato dalla Campagna "A Buon Rendere" tra alcuni Parlamentari e l'attivista e biologo olandese Merijn Tinga, noto con lo pseudonimo di “Plastic Soup Surfer”. Tinga ha presentato loro la sua prossima spedizione per promuovere un sistema cauzionale anche in Italia che si svolgerà tra aprile e maggio 2026 : circa 700 km in windsurf da Nizza a Roma.

Il tempo è denaro (perso)...

Insomma se son rose fioriranno, come si suol dire. Speriamo che il processo non incontri troppi intoppi perché i tempi, tra l'approvazione della legge che istituisce il DRS, la nomina dell'amministratore autorizzato ad operare il sistema, e il periodo necessario a creare l'infrastruttura necessaria, richiedono già circa tre anni. Un tempo che già non abbiamo.

 

di: silvia ricci
"Gli articoli in questa sezione non sono opera della redazione ma esprimono le opinioni degli autori"
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