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Su rotaia viaggia solo il 9% dei prodotti chimici, contro il 51% di autotrasporto. Il disappunto di Federchimica.
13 luglio 2011 05:02
La metà dei prodotti chimici viaggia in Italia su gomma, mentre la ferrovia trasporta solamente il nove percento. Questa stima appare nel documento intitolato "La posizione di Federchimica sul Piano Nazionale della Logistica" presentato dalla Federazione durante l'ottava Conferenza Logistica organizzata nei giorni scorsi a Milano.
Il calcolo è stato effettuato utilizzando come base le imprese chimiche che aderiscono al programma Responsible Care (adottato in Italia da circa 10mile aziende). Una parte rilevante dei prodotti chimici viaggia all'interno di pipeline (26%), mentre il mare ha una quota del 15% e l'aereo dello 0,1%. La situazione europea è, invece, ben diversa. Secondo le valutazioni del Cefic (la federazione dei produttori europei) la strada muove solo il 44% dei prodotti chimici, mentre la ferrovia sale al 15%. Il trasporto combinato tra queste due modalità raggiunge il 21%.
Restringendo l'analisi alle merci pericolose, esse rappresentano il 5,3% del traffico merci totale in Italia (dato del 2006). Il 76% è formato da liquidi infiammabili, il 15% da gas, il 7% da prodotti corrosivi, lo 0,8% da materie tossiche ed il restante 1,2% da altri prodotti. Secondo quanto riportato dal rapporto 2009 del Servizio Emergenza Trasporti, nel 2008 gli autoveicoli che trasportavano merci pericolose in Italia sono stati coinvolti in 369 incidenti stradali (su un totale di 29.913 sinistri che hanno interessato i veicoli industriali).
In questo contesto, l'industria chimica non concorda con la decisione di Trenitalia Cargo di abbandonare il traffico diffuso e chiede di una maggiore apertura della rete agli operatori privati. "L'industria chimica in Italia ha sofferto moltissimo la rinuncia al traffico diffuso di merci pericolose su ferrovia", si legge nel documento, che prosegue: "Ciò ha comportato perdite economiche notevoli per le imprese della chimica, gravi difficoltà nell'approvvigionamento delle materie prime, cancellazioni di ordini e ritorno immediato alla modalità stradale". In particolare, ciò ha penalizzato le piccole e medie imprese, che non hanno la possibilità di organizzare treni blocco.
Per risolvere questo problema, Federchimica propone la realizzazione di specifici scali di smistamento per le merci pericolose, ossia in regola con la normativa RID, che ricevano treni blocco multicliente e li sezionino in più tradotte dirette agli stabilimenti chimici "entro tempi tecnici ragionevoli". Tali scali dovranno essere accessibili "a tutte le imprese ferroviarie ed agli operatori interessati" e dovranno essere attrezzati anche per la sosta prolungata dei carri che contengono merci pericolose.
Più in generale, Federchimica spinge per l'accesso "aperto e non discriminatorio" alla rete ed ai terminal per "tutti gli operatori capaci di offrire servizi". Elemento fondamentale per raggiungere tale obiettivo è "dividere il gestore dell'infrastruttura dal fornitore del servizio". Gli altri interventi riguardano la semplificazione della normativa, che in Italia è "troppo vincolante", e l'adozione di tariffe trasparenti per l'uso dell'infrastruttura. L'accesso deve aprirsi anche alle operazioni ferroviarie dell'ultimo miglio. In ambito internazionale, Federchimica auspica l'eliminazione delle barriere nazionali per i vettori stranieri.
Fonte: Trasporto Europa
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