23 dicembre 2025 09:16
Si è tenuto ieri a Roma il terzo incontro del tavolo di crisi sul riciclo della plastica, convocato dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per fare il punto con consorzi e associazioni di filiera sulla situazione e individuare possibili misure a sostegno del settore.
Grazie a una lunga chiacchierata con Alfeo Mozzato del Consorzio Carpi, presente all'incontro romano, possiamo anticiparvi quali sono le misure sul tavolo. Le considerazioni, ovviamente, sono nostre.
CRISI, NON EMERGENZA. Al MASE non vogliono sentire parlare di emergenza, anche perché questo termine ha implicazioni non solo semantiche a livello operativo.
Tutti d'accordo sul fatto che la difficile situazione in cui versa il riciclo di plastiche nel nostro paese dipenda dalla scarsa domanda di riciclato e non da carenze infrastrutturali, che possono però aggravare la situazione in alcune regioni. In Sardegna, dove la situazione è al momento più grave, scarseggiano i centri di stoccaggio e manca un impianto di riciclo.
Il Ministero dell'Ambiente vuole individuare soluzioni condivise nell'ambito di quelle che ritiene le sue competenze, ovvero il controllo dei flussi di materiali in ingresso nel nostro paese e il sostegno alla domanda di riciclato, senza interferire con le dinamiche di mercato.
CONTROLLI ALLE FRONTIERE. Il Ministero si è già attivato con l'Agenzia delle Dogane e Monopoli (ADM) per aumentare i controlli sui flussi di materiale riciclato che entrano nel nostro paese. C'è il sospetto che, oltre a false dichiarazioni sul contenuto di materiale rigenerato, vi sia del materiale vergine artificialmente invecchiato per sembrare riciclato, considerando che il primo costa meno del secondo. Controlli che non sono facili da eseguire a livello analitico.
Alcuni operatori presenti al tavolo hanno anche sottolineato il problema del codice doganale unico, che non differenzia la plastica vergine da quella rigenerata, rendendo più difficili i controlli.
CREDITO D'IMPOSTA. Il MASE ritiene il credito d'imposta sull'acquisto di prodotti realizzati con plastiche riciclate una misura efficace, che potrebbe essere ampliata attraverso una maggiore dotazione finanziaria e aumentando la soglia massima per intervento, ora pari a 20.000 euro. All'ultimo bando sono state presentate 900 richieste di finanziamento per un valore complessivo di 7 milioni di euro. Un aspetto importante da chiarire riguarda l'origine del materiale riciclato oggetto dell'incentivo: solo Italia, Europa o senza limiti di provenienza?
ACQUISTI VERDI. Un altro tema sul tavolo è l'obbligo di riciclato negli appalti pubblici, previsto dalle norme, ma privo di sanzioni per i trasgressori; una mancanza che ne depotenzia l'efficacia.
Il Ministero ha sensibilizzato l'ANAC sul tema e sta lavorando a un emendamento per introdurre sanzioni.
Un problema per alcuni versi simile a quello dei CAM riguarda l'utilizzo dell'rPET nelle bottiglie (minimo 25% secondo la SUP), che non tutti gli operatori rispetterebbero, anche in questo caso per carenza di controlli e sanzioni. Anche su questo fronte, il MASE si è detto disponibile a introdurre per via legislativa un sistema sanzionatorio, non previsto dalla legge di recepimento della direttiva.
SUP E PPWR. La richiesta di anticipare l'entrata in vigore dei criteri minimi di plastica riciclata negli imballaggi spacca ancora il settore. Ma durante l'incontro di ieri il tema è stato solo accennato, forse perché divisivo. Un compromesso potrebbe essere la possibilità di iniziare a computare l'utilizzo di riciclato in attesa dell'entrata in vigore degli obiettivi europei.
ALTRE PROPOSTE. Al tavolo di crisi sono state avanzate anche altre proposte, dal carbon credit per i materiali riciclati all'utilizzo del Contributo Ambientale Conai differenziato per ridurre il gap di costo tra il vergine e il riciclato, dal regime IVA agevolato per la plastica riciclata a contributi diretti ai riciclatori per sostenerli in questo periodo di crisi
Il confronto proseguirà a gennaio con un quarto tavolo, in data ancora da definire.
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