7 settembre 2026 11:04
Quanto vale l'economia circolare in Europa? Prova a rispondere a questa domanda lo studio “Una nuova politica industriale europea per l’Economia Circolare”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Conai e presentato in questi giorni al Forum di Cernobbio.
Secondo i ricercatori, la filiera europea del riciclo genera un impatto economico annuo stimato in 555 miliardi di euro, con 222 miliardi di valore aggiunto e oltre 3 milioni di occupati.
L’effetto si estende alle industrie utilizzatrici: l’impiego di materie prime seconde (MPS) sarebbe in grado di abilitare, a livello europeo, ulteriori 325 miliardi di euro di fatturato nelle principali filiere manifatturiere considerate.
Nella raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi, ogni euro investito genera 1,66 euro di benefici economici, ambientali e sociali.
A questi numeri non corrisponde però un utilizzo altrettanto esteso dei materiali riciclati. Nel 2024, infatti, il tasso europeo di utilizzo circolare dei materiali si è fermato al 12,2%, contro un obiettivo del 24% al 2030. Per centrare questo target, sostiene lo studio, sarebbe necessario aumentare il tasso del 96,7% rispetto al livello del 2024.

Tre le principali criticità: distanza tra obiettivi e capacità industriale, squilibrio tra domanda e offerta di MPS e disallineamento nei flussi commerciali. Il 40% delle importazioni europee di materie prime seconde proviene infatti, secondo lo studio, da paesi extra-UE, mentre sul distinto fronte del commercio dei rifiuti l’Unione continua a essere esportatrice netta.
Il nodo diventa quindi industriale oltre che ambientale: creare una domanda stabile di materiali riciclati, garantire condizioni competitive agli operatori europei e ridurre la frammentazione tra i mercati nazionali. La fase normativa 2026-2027, con il Circular Economy Act e altre iniziative comunitarie, viene indicata come decisiva per questo passaggio.
TEHA e CONAI propongono tre priorità di intervento: maggiore integrazione del Mercato Unico e della governance, migliore incontro tra domanda e offerta attraverso la simbiosi industriale e strumenti finanziari capaci di sostenere investimenti e crescita della filiera.
E LE PLASTICHE? Il rapporto considera le plastiche come il comparto che manifesta, con maggiore intensità, criticità legate a domanda, prezzi, concorrenza internazionale, qualità e frammentazione normativa. Un segnale anticipatore delle difficoltà che potrebbero estendersi ad altre materie prime seconde.
I numeri evidenziati sono particolarmente significativi: il prezzo della materia prima seconda plastica è sceso del 32%, da 472 €/t nel 2022 a 321 €/t nel 2024, mentre il tasso di riciclo è rimasto sostanzialmente attorno al 40%.
Per gli autori, questo indica una domanda industriale debole e volatile, non un semplice eccesso di materiale riciclato.
Sul lato industriale, nel 2024 la capacità europea installata di riciclo della plastica era pari a circa 13,5 milioni di tonnellate/anno, ma nell'arco degli ultimi tre anni è andato perso quasi 1 milione di tonnellate di capacità.
Nelle filiere manifatturiere considerate dal modello, la plastica riciclata abilita circa 26,7 miliardi di euro di fatturato, 8,2 miliardi di valore aggiunto e circa 82.200 posti di lavoro.
Un altro problema specifico è l'End-of-Waste: criteri europei comuni esistono soltanto per alcuni materiali, mentre per le plastiche il quadro è ancora incompleto. Il rapporto indica che questa frammentazione può comportare per il riciclo europeo delle plastiche circa 120 milioni di euro l'anno di costi aggiuntivi.
Scarica lo studio Una nuova politica industriale europea per l’economia circolare
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