16 gennaio 2019 13:01

[Aggiornamento]: Antonio e Nicola Diana sono stati assolti con sentenza del 23/05/2025 emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE), che ha dimostrato l’innocenza dei due imprenditori. "Le accuse erano fondate principalmente su dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia, la cui attendibilità, in relazione ai fatti contestati, è stata più volte messa in discussione. Nel corso del processo, la difesa ha fornito elementi documentali e testimonianze che hanno pienamente dimostrato l’infondatezza delle accuse e l’estraneità dei due imprenditori ai fatti oggetto di giudizio”.
Il mondo del riciclo di materie plastiche è sotto shock per l’arresto di Nicola e Antonio Diana, titolari attraverso il gruppo D&D Holding delle società di Gricignano d’Aversa attive nella selezione e riciclo SRI (Società Recupero Imballaggi) ed Erreplast. I due fratelli gemelli sono accusati insieme allo zio Armando di concorso esterno al clan casalese degli Zagaria. Accusa che speriamo si riveli infondata.
Secondo quanto emerge dalle indagini, partite dalle dichiarazioni di sette collaboratori di giustizia, i fratelli Diana avrebbero stretto negli anni ’90 un patto criminale con il clan degli Zagaria, ottenendo protezione e tranquillità in cambio di servizi e favori, come il cambio di assegni e la consegna di ingenti somme di denaro destinate alle casse dell’organizzazione camorristica.
Nicola e Antonio Diana sono i figli di Mario Diana, trasportatore di materie plastiche e rifiuti in PET, ucciso dal clan dei casalesi nel 1985 perché non voleva piegarsi alle logiche criminali. Per la loro storia e l’impegno contro il crimine, tra cui la creazione della “Fondazione Mario Diana”, erano considerati esempi dell'imprenditoria anticamorra in una area ad alta intensità criminale.
Nel 2010, Antonio Diana era stato nominato da Legambiente ambientalista dell’anno (leggi articolo) per il suo lavoro, col fratello Nicola, nella società Erreplast, attiva nel riciclo di rifiuti plastici selezionati nel vicino impianto SRI, anch’esso di proprietà della famiglia.
Oltre all’arresto (ai domiciliari) dei due fratelli e dello zio, è stato disposto il sequestro preventivo di diciassette società a loro riconducibili: oltre a quelle attive nel riciclo della plastica e nella produzione di imballaggi, sono finite sotto il mirino degli inquirenti anche società immobiliari, esercizi commerciali, società di vendita veicoli industriali e aziende agricole.
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