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Direttiva SUP : concreto il rischio di provocare una sostituzione di materiali

lunedì 3 febbraio 2020

Da qualche tempo si sta verificando - e non solamente in Italia - un fenomeno di sostituzione delle plastiche, come materiale per la realizzazione di imballaggi e articoli monouso, con altri materiali.

Come ho già raccontato in un precedente post, le scelte compiute dall'industria sono andate, a seconda della tipologia dei prodotti, verso materiali compostabili come le bioplastiche, materiali derivati parzialmente o integralmente dalla cellulosa, oppure verso materiali poliaccoppiati (strato in carta + film ad effetto barriera). Per quanto riguarda le bottiglie in PET alcuni produttori di bevande hanno spostato la loro produzione dalle bottiglie alle lattine, e in misura minore sui cartoni.

Anche la Direttiva sulle Plastiche Monouso, che dovrà essere recepita entro il 2 Luglio 2021, ha avuto un peso importante nell'indirizzare queste decisioni, al punto che è risultato evidente che si debba correre ai ripari per evitare che gli obiettivi della stessa vengano mancati nella fase attuativa da parte dei paesi membri. Infatti in molti riconoscono che il testo della SUP, a causa di definizioni lacunose, offra delle scappatoie che potrebbero premiare una sostituzione dei materiali e un'evasione dagli obblighi di EPR previsti da alcuni manufatti in plastica,  invece che una trasizione verso modelli circolari di gestione delle risorse.

Segue una mia traduzione del documento di Policy Briefing diffuso recentemente da Zero waste Europe e Reloop Platform che ben spiega la questione. Reloop è una piattaforma internazionale multistakeholder di cui fac anche parte  l'Associazione Comuni Virtuosi.       

     Material substitution within the SUP Directive

Con questo documento, Zero Waste Europe e la Piattaforma Reloop  vogliono contribuire ai risultati dello studio condotto da Eunomia Research & Consulting (1), che riteniamo fondamentali per impostare una direttiva sulle Materie Plastiche Monouso (SUPD – Single-Use Plastics Directive) che possa contribuire a realizzare una vera economia circolare per la plastica monouso e ridurne gli impatti negativi sull’ambiente.

Contesto: la crisi della plastica
Ogni giorno, un’enorme quantità di rifiuti di plastica viene rilasciato nell’ambiente, nei mari e negli oceani (da 5 a 13 milioni di tonnellate/anno) (2). L’Europa da sola produce ogni anno 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, di cui solo il 30% viene raccolto per il riciclaggio. L’abbandono ed il rilascio dei rifiuti di plastica causano gravi danni all’ambiente, generano costi economici per la società e possono avere impatti significativi sulla salute umana attraverso la catena alimentare e l’aria. Il fenomeno è aggravato dal crescente consumo di plastiche “monouso” progettate per essere utilizzate una volta sola, come nel caso degli imballaggi per alimenti e  bevande che vengono gettate dopo un breve utilizzo, che sono raramente riciclate, e maggiormente soggette all’abbandono.

La direttiva sulle materie plastiche monouso (SUPD – Single-Use Plastics Directive)
Per affrontare alla radice le cause del problema, la Commissione Europea ha adottato una direttiva sulle materie plastiche monouso (d’ora in poi “SUPD”) relativa alla riduzione dell’impatto sull’ambiente di determinati prodotti in plastica, entrata in vigore il 2 luglio 2019.
Oggetto della SUPD sono i 10 articoli in plastica monouso e gli attrezzi da pesca che risultano maggiormente dispersi nell’ambiente e che insieme rappresentano circa il 70% di tutti i rifiuti marini trovati sulle spiagge europee (come valore unitario). Le misure normative ivi incluse variano per categoria di prodotti, alcuni prodotti sono oggetto di veri e propri divieti, altri verranno assoggettati a sistemi di EPR,  a norme in materia di etichettatura, a requisiti di progettazione e a obiettivi di raccolta differenziata. *
Complessivamente, l’obiettivo di questi strumenti di policy è quello di mitigare l’inquinamento derivante dalla plastica regolando gli incentivi finanziari in modo che i produttori creino imballaggi più sostenibili, che migliorino la qualità e incrementino la quantità di manufatti in plastica raccolti per il riciclaggio.
Nel caso della Direttiva SUP, proposta nel maggio 2018 nell’ambito della strategia europea per la plastica nell’economia circolare è stato raggiunto un accordo in tempo record a distanza di soli 8 mesi. A favore della  SUPD  si è espressa la grande maggioranza dei deputati (571 a favore contro 53 a sfavore) che ha persino votato per rendere più ambiziosa la proposta della Commissione, aggiungendo alcune nuove disposizioni in materia di contenuto riciclato ed includendo nuovi articoli all’elenco dei prodotti da vietare (ad es. plastica oxo-degradabile ed EPS).
L’adozione della SUPD rappresenta un importante passo avanti nella riduzione della plastica monouso e nella transizione verso l’economia circolare che, in linea con le priorità chiave dell’UE, comprende sistemi di riutilizzo e materiali riutilizzabili. Tuttavia, per superare la crisi della plastica e raggiungere gli obiettivi di economia circolare dell’UE, una corretta e ambiziosa applicazione della SUPD è di importanza cruciale. Il punto di partenza è stabilire una corretta definizione dell’ambito di applicazione della direttiva per evitare possibili scappatoie.

Definizione di materie plastiche monouso
L’attenzione della direttiva sui prodotti in plastica è comprensibile, sia scientificamente, sia politicamente. Tuttavia, il ricorso alla definizione di “plastica” per determinare quali prodotti monouso rientrano nell’ambito di applicazione del regolamento è potenzialmente problematica, perché i prodotti monouso appartenenti alle tipologie che rientrano nell’ambito di applicazione, ma che non sono “ufficialmente” di plastica, saranno esclusi dagli obblighi dettati dalla SUPD.
Ad esempio, la SUPD esclude dalla definizione di “plastica”  i  “polimeri naturali che non sono stati modificati chimicamente” .
In linea con l’intento della Direttiva, le esenzioni per i prodotti realizzati con determinati materiali possono essere appropriate laddove questi abbiano un impatto sostanzialmente minore sull’ambiente rispetto agli equivalenti realizzati in “plastica“. Tuttavia, i prodotti realizzati con polimeri naturali non modificati, che non possono dimostrare di avere prestazioni sostanzialmente differenti nell’ambiente, eviterebbero la direttiva e ciò potrebbe compromettere gravemente l’efficacia della stessa.
La questione di quali siano i polimeri naturali che rientrano nella definizioni di “plastica” e di quali ne potrebbero venire esclusi, è quindi di fondamentale importanza.
Oltre al rischio di esentare materiali con impatti ambientali simili, o quasi, dal campo di applicazione della direttiva, la definizione di “plastica” data della SUPD potrebbe incentivare i produttori soggetti agli obblighi EPR a cercare materiali sostitutivi che li esonererebbero dal dover finanziare i costi di raccolta e trattamento dei loro rifiuti, e i costi di pulizia ambientale quando  dispersi nell’ambiente.

Ciò comporterebbe in definitiva una riduzione delle risorse economiche per le amministrazioni locali che dovrebbero continuare ad accollarsi l’onere di gestire dei rifiuti  pur sempre derivati da prodotti monouso, anche se tecnicamente non definiti come “plastica”.
Pertanto, qualora dovesse avvenire una sostituzione di materiale nei termini prima descritti, l’impatto della SUPD ne risulterebbe sostanzialmente ridotto e potrebbe persino avere effetti controproducenti per l’ambiente.

Focus sulle salviettine umidificate
Lo studio What is Plastic ? condotto da Eunomia presenta il caso delle salviettine umidificate che offre un buon esempio per un’analisi sui materiali alternativi “non plastiche” e di come essi si comportino a livello di impatto ambientale. In questo caso il dibattito si è concentrato su due tipi di fibre cellulosiche artificiali: il lyocell e la viscosa, entrambe in grado di sostituire i polimeri sintetici.
I risultati dello studio ci dicono che ci sono gravi lacune nella definizione di “plastica”, che richiedono particolare attenzione nella fase di conversione in provvedimenti attuativi e linee guida. In particolare mostrano che esiste un rischio reale, attualmente sfruttato da alcuni attori del mercato delle salviettine umidificate, che indebolirà gravemente la portata della Direttiva, a meno che la Commissione non offra agli Stati membri un orientamento inequivocabile su questa questione.

Raccomandazioni
La definizione di “plastica” della  SUPD, che si basa sul concetto di “polimeri naturali non modificati“, è imprecisa, altamente tecnica e risente della mancanza di un chiaro consenso scientifico. In considerazione dell’evidente rischio di un ricorso ad esenzioni, che vanno contro l’intento della SUPD, è essenziale che la Commissione adotti misure decisive per garantire che l’efficacia della Direttiva non venga compromessa.

  1.  Al fine di evitare una sostituzione dei materiali e ottenere un impatto reale sull’economia e sull’ambiente, secondo la visione del piano d’azione per l’Economia Circolare, la Commissione dovrebbe adottare un approccio ai prodotti ed ai rifiuti che non sia solo basato sul materiale, ma che sia anche orientato al sistema. In modo tale da :
    a) Ampliare il campo di applicazione dalla plastica monouso alle soluzioni monouso in generale.
    b) Creare un quadro legislativo per le pratiche di riuso che fornisca una transizione organizzata dalle applicazioni monouso verso sistemi di riutilizzo durevoli ed efficienti.
    c) Utilizzare i “considerando” (ad es. Considerando 2) della SUPD, come linee guida nell’interpretazione del testo giuridico per garantire coerenza tra gli obiettivi della Direttiva e la sua implementazione.
  2. I prossimi orientamenti della Commissione agli Stati membri sull’attuazione della SUPD dovrebbero indicare chiaramente che:
    a) Un approccio restrittivo e precauzionale dovrebbe essere adottato nei casi in cui si esentino materiali o prodotti, applicando un elevato onere della prova.
    b) Attraverso questo approccio si dovrebbe garantire che gli unici polimeri naturali esentati dalla legislazione siano quelli per i quali sia stato dimostrato che abbiano caratteristiche così sostanzialmente diverse dalle materie plastiche in termini di permanenza nell’ambiente, da consentire loro, e ai prodotti in cui vengono utilizzati, un accesso non regolamentato al mercato.
    c) I polimeri naturali sono polimeri in cui la polimerizzazione ha avuto luogo in natura mentre i materiali in cui la polimerizzazione avviene in un ambiente artificiale o industriale, non sono polimeri naturali, anche se la polimerizzazione si basa su microrganismi o enzimi presenti in natura.
    d) Una modificazione chimica, al pari di un processo binario o si verifica, oppure no. Di conseguenza non esiste una soglia de minimis o un grado di modificazione tale da essere considerato troppo insignificante (per essere considerato). Vedi ndr **
    e) Una modificazione della struttura chimica in qualsiasi momento del processo di produzione deve essere considerata una modificazione chimica, anche se tale modifica viene riconvertita entro la fine del processo di produzione. Vedi ndr **
    f) Quando si cerca di affrontare i problemi ambientali correlati alla Direttiva come la dispersione dei rifiuti nell’ambiente (littering) , gli Stati Membri dovrebbero prendere in considerazione un ampliamento del campo di applicazione dei sistemi EPR ad altri prodotti monouso, indipendentemente dal tipo di materiale (in linea con le disposizioni del “chi inquina paga” dell’articolo 14 della Direttiva Quadro sui rifiuti  (3).
  3. Per rafforzare la direttiva, la Commissione dovrebbe incorporare i principi descritti nella raccomandazione 2 dell’Atto di Esecuzione che sarà adottato entro il 3 gennaio 2021 ai sensi dell’articolo 4 *della SUPD per quanto riguarda il calcolo e la verifica della riduzione del consumo di prodotti in plastica monouso, in quanto tale chiarezza sul campo di applicazione sarà richiesta al fine di facilitare la misurazione chiara e coerente del consumo degli articoli pertinenti.
  4. La Commissione dovrebbe prendere urgentemente in seria considerazione l’anticipo di un emendamento della SPD per far fronte ai rischi di scappatoie non volute che possono rimanere dopo l’implementazione delle raccomandazioni 2 e 3.
    Questo tipo di emendamento potrebbe configurarsi in :
    a) Un emendamento alla definizione di  plastica al fine di esentare solo quei polimeri, le cui caratteristiche rientrano nella definizione di “sostanza presente in natura” del REACH ( Vedi ndr ***), mentre è chiaro che i materiali come la carta ed il cotone non sono plastica;
    b) oppure preferibilmente per essere certi che esenzioni non volute pregiudichino la Direttiva, l’emendamento potrebbe allontanarsi del tutto da una dipendenza  dalla definizione di plastica e andare invece verso una serie di chiare definizioni di prodotto monouso per tutte le categorie di prodotti da disciplinare ai sensi della Direttiva come indicato nella raccomandazione 1.

Conclusioni
L’obiettivo principale della SUPD é quello di  “promuovere un approccio circolare che privilegi i prodotti riutilizzabili non tossici e sostenibili ed i sistemi di riutilizzo, rispetto ai prodotti monouso, mirando innanzitutto ad una riduzione dei rifiuti generali (Considerando 2)”.
Le lacune nell’attuale definizione di plastica monouso mettono a rischio lo scopo della legislazione promuovendo una sostituzione del materiale anziché il cambiamento sistemico, e ciò richiede un ripensamento dell’approccio attuale.
Sia la portata della crisi della plastica che il diffuso sostegno ad una direttiva che sia ambiziosa sottolineano l’importanza di una sua corretta implementazione. L’obiettivo della Commissione è quello di mettere a disposizione una linea di policy che acceleri la transizione verso un’economia circolare.
Nel caso dei prodotti monouso la prevenzione dei rifiuti dovrebbe sempre essere l’obiettivo primario e dovrebbero essere messe in atto misure per incentivare comportamenti che evitino lo consumo (spreco) e per le imprese incentivi che promuovano il riutilizzo.
Anche la chiara etichettatura degli imballaggi monouso e riutilizzabili è fondamentale in quanto può contribuire alla riduzione della quantità di plastica monouso. Oggi, le salviettine umidificate sono spesso pubblicizzate come ” easy flushable (ovvero che si possono gettare nel WC)  e biodegradabili”. Tali affermazioni che potrebbero comportare maggiori rifiuti dovrebbero essere vietate.
La SUPD è un’opportunità storica per l’UE di dimostrare la sua leadership globale nell’affrontare una delle maggiori sfide del nostro tempo.
La Piattaforma Reloop e Zero Waste Europe ritengono che la discussione sulle definizioni debba essere contestualizzata in conformità con l’obiettivo principale della SUPD: abbandonare il monouso per andare verso una transizione sostenibile con sistemi riutilizzabili, durevoli ed efficienti. Sarebbe tragico se l’abbandono dei rifiuti nell’ambiente (littering) o lo smaltimento inappropriato per alcuni articoli fossero autorizzati a continuare, o se ai produttori venisse concesso di eludere le loro responsabilità in merito potendo applicare interpretazioni “innovative” ad una lista di definizioni.  (in inglese : by ‘innovating around’ a set of definitions).

(1) Cos’è la plastica?  lo studio di Eunomia che esplora il potenziale di determinati materiali di poter essere esentati dal campo di applicazione della direttiva sulle plastiche monouso, con un particolare focus sulle fibre di cellulosa artificiali.

2) https://ec.europa.eu/environment/waste/pdf/plastic_waste_factsheet.pdf

3) https://ec.europa.eu/environment/waste/framework/

 

Ndr.* Per conoscere quali sono le disposizioni contenute all’art. 4 Riduzione del Consumo e a quali articoli/prodotti vengono applicati e per avere una panoramica di tutti gli articoli della Direttiva e tempi di attuazione  cliccare qui. 

Ndr. **  Riferite al punto 2 . c) Una modificazione chimica o avviene oppure non avviene : non esiste una soglia minima per cui la modifica si può considerare non significativa perché la metria o è in uno stato o è nell’altro , quello modificato. d) Una modifica della struttura, se avviene, deve essere considerata una modificazione chimica della sostanza , anche se , successivamente, il processo ristabilisce , con un’altra modifica, lo stato iniziale della struttura.

Ndr. ***Which Are Natural Polymers in the Sense of the Single-Use Plastic Ban? Open Letter to DG Environment by the Nova-institut.

 

di: silvia ricci
"Gli articoli in questa sezione non sono opera della redazione ma esprimono le opinioni degli autori"
Numero di letture: 361
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