Assobioplastiche pubblica uno studio sulla compostabilità degli shopper in commercio. Che dimostra ciò che già si sapeva.
22 febbraio 2012 13:48
Forse non era necessario affidare a un laboratorio esterno un'analisi per dimostrare che uno shopper non compostabile, ma biodegradabile, non è effettivamente compostabile. Per togliersi ogni dubbio, Assobioplastiche - Associazione che difende le bioplastiche conformi allo standard EN 13432 - ha comunque commissionato uno studio comparativo a Chelab, che ha provveduto a testare alcune tipologie di shopper prelevati sul mercato: uno in bioplastica Mater-Bi conforme allo standard UNI EN 13432 sulla biodegradabilità e compostabilità degli imballaggi, altri tre in plastica tradizionale additivata per essere biodegradabile.
Il metodo di prova utilizzato dai ricercatori è quello definito nello standard internazionale ISO 14855-1:20054, utilizzato in laboratorio per misurare la biodegradazione delle plastiche in condizioni di compostaggio. Non vi tediamo con i dettagli tecnici della prova (comunque reperibili sul sito di Assobioplastiche) e passiamo direttamente ai risultati: questi mostrano che solo il sacchetto in Mater-Bi risponde ai criteri della EN 13432, raggiungendo dopo 180 giorni un livello di biodegradazione superiore al 90% (e, in effetti, questa bioplastica è certificata secondo la EN 13432), mentre gli altri tre shopper in polietilene additivato si fermano a circa il 10%. Risultato sorprendente? No, poiché le plastiche additivate biodegradabili - piacciano o meno, è un'altra storia - non sono formulate per soddisfare la norma EN 13432 e, di conseguenza, biodegradano in tempi ben più lunghi rispetto ai sei mesi richiesti dallo standard europeo, tanto che non vengono indicate come idonee per il compostaggio. Ma questo si sapeva già...
Nella guerra degli shopper, dopo le carte bollate e i ricorsi, si è passati alla manipolazione dei media e degli opinion-maker. Se Assobioplastiche gioca sull'ovvio per far risaltare che non tutte le bioplastiche sono uguali di fronte alla legge, il Comitato nazionale Plastiche Biodegradabili creato da FareAmbiente in difesa degli oxo-biodegradabili e affini, cerca di cancellare l'aurea verde dei biopolimeri: nel corso di una audizione alla Commissione Ambiente ha chiesto al Governo di verificare se i sacchetti biodegradabili siano "dannosi per l'ambiente e nocivi alla salute", affermando che il bando agli shopper non biodegradabili metterà sulla strada 20mila lavoratori. Oggi, poi, il presidente di FareAmbiente ha definito "immorale" utilizzare il mais per produrre plastica, definendo una "patacca" la considerazione che i bioshopper prodotti con amido servano a tutelare l'ambiente.
Nel frattempo, a bordo campo, i produttori di sacchetti di carta e di iuta se la ridono…
Carlo Latorre
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