23 luglio 2026 15:48
Si riapre la diatriba tra Roma e Bruxelles sull'utilizzo di alcuni articoli monouso in plastica compostabile, che il nostro Governo vorrebbe introdurre sfruttando quanto previsto dalla normativa europea sugli imballaggi, in particolare dall'art. 9 del Regolamento sugli imballaggi (PPWR).
Questa la vicenda. Il 1º aprile 2026 il Governo italiano ha notificato alla Commissione europea un progetto di regola tecnica che impone, a partire dal 1º gennaio 2030, l’uso di imballaggi biodegradabili e compostabili per alcune categorie di imballaggi in plastica monouso (testo QUI).
Si tratta, in sintesi, di:
La Commissione europea, in una lettera del 6 luglio 2026 che abbiamo potuto leggere, solleva però due ordini di problemi, relativi al contrasto della norma sia con il regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR) sia con la direttiva sulla plastica monouso (SUP).
Va detto che si tratta di osservazioni e non di un parere circostanziato ostativo. Nel primo caso, infatti, il progetto di regola tecnica appare compatibile con il diritto UE, ma necessita di chiarimenti o solleva comunque qualche preoccupazione. I commenti, inoltre, non prorogano il periodo di status quo.
Secondo Bruxelles, il PPWR stabilisce che, in linea generale, tutti gli imballaggi immessi sul mercato debbano essere riciclabili, anche se consente agli Stati membri di imporre la compostabilità per alcune categorie di packaging, a precise condizioni.
Il progetto di regola tecnica sottoposto alla Commissione non rispetterebbe una di queste condizioni, quella temporale: per utilizzare la deroga, l’Italia avrebbe dovuto imporre la compostabilità prima del 12 agosto 2026, data di applicazione del regolamento. Il progetto italiano, invece, farebbe scattare l’obbligo soltanto dal 1º gennaio 2030.
La Commissione chiede, inoltre, chiarimenti sulla reale capacità italiana di raccogliere e trattare questi imballaggi insieme ai rifiuti organici. Evidenzia anche un problema transfrontaliero: un imballaggio compostabile italiano potrebbe diventare rifiuto in un altro Stato membro privo di infrastrutture adeguate, finendo nel flusso sbagliato e compromettendo il riciclo di altri materiali.
Il secondo aspetto riguarda un possibile contrasto con la Direttiva SUP, che non distingue la plastica compostabile dalla plastica convenzionale.
Il punto centrale è che, per il diritto europeo, una plastica non cessa di essere “plastica” solo perché è biodegradabile, compostabile o prodotta da materie prime di origine biologica. Di conseguenza, gli imballaggi contemplati dal progetto italiano restano - per Bruxelles - prodotti di plastica monouso e continuano a essere soggetti alla direttiva (UE) 2019/904. In altre parole, la compostabilità non crea una deroga automatica ai divieti o agli obblighi di riduzione del consumo.
La Commissione teme, infatti, che la misura italiana, invece di ridurre il ricorso al monouso, possa consolidarne l’utilizzo, sostituendo la plastica tradizionale con plastica compostabile.
Nella lettera, la Commissione invita l’Italia a riesaminare la compatibilità della misura con il regolamento sugli imballaggi, sotto il profilo della decorrenza temporale della norma; a chiarire l’esclusione dei piatti di plastica monouso, già vietati; a dimostrare l’adeguatezza delle infrastrutture di raccolta e compostaggio; e a comunicare alla Commissione il testo definitivo, una volta adottato.
Le osservazioni, quindi, non equivalgono a una bocciatura della proposta – e non prorogano nemmeno lo standstill, per cui la norma potrebbe ora essere approvata –, ma richiedono al Governo italiano di chiarirne e riesaminarne la compatibilità con il diritto europeo.
Assobioplastiche - che abbiamo interpellato per un commento - ritiene la norma proposta dal Governo italiano fondamentale per tutelare l'intera filiera industriale, in particolare quella agroindustriale e la GDO.
"Si tratta di una misura che mette al riparo questi settori dai divieti sugli imballaggi monouso in plastica previsti dal PPWR, proponendo un'alternativa valida sia sotto il profilo tecnico sia sotto quello della sostenibilità, per tutte le applicazioni in cui il ricorso a un packaging con specifiche funzionalità e caratteristiche risulta indispensabile. Ci auguriamo inoltre che l'iter si concluda entro l'11 agosto, per mettere al riparo l'intera filiera da ogni incertezza".
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