Assorimap contesta i dati sulla plastica riportati nel report "L'Italia del riciclo" di Fise Unire: parziali e con troppa enfasi sull'export.
5 dicembre 2011 07:29
Fise Unire (Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile hanno presentato il 1° dicembre a Roma l'annuale rapporto "L'Italia del riciclo", documento che fotografa il settore dei riciclo di rifiuti analizzando l'aggregato nazionale e le diverse tipologie di materiale, tra cui le materie plastiche.
Plastica ferma. Nel rapporto si legge che il 2010 è stato un anno di recupero, dopo il crollo registrato nel 2009 (-25%), con una crescita del 40% a circa 34 milioni di tonnellate. Tutti positivi gli indici per i sei principali flussi di materiali avviati a riciclo, ad eccezione della plastica (-0,7%): forte crescita di rottami ferrosi (+67,9%), in ripresa alluminio (+18%), carta (+9,3%), legno (+15,4%) e vetro (+7,5%). Il dato relativo ai rifiuti in plastica risulta invece positivo (+1,4%) se si limita l'analisi ai soli rifiuti da imballaggio. Positivo anche il saldo tra esportazioni e importazioni di rifiuti plastici: 129.000 tonnellate contro un deficit di 246.000 tonnellate nel 2009.
Critiche da Assorimap. I dati contenuti nel rapporto vengono però criticati da Assorimap, l'Associazione dei riciclatori di materie plastiche, che rilevano - come si legge in una nota: "Una palese parzialità, con evidenze solo sul recupero dei rifiuti di imballaggio, che rappresentano solo il 50% dei materiali in plastica da recuperare, con informazioni fornite esclusivamente dal Corepla e senza il coinvolgimento dei sistemi autonomi che proprio sul recupero degli imballaggi consentono all'Italia di centrare gli obiettivi europei, tra l'altro con percentuali tra il 45 e il 50 % del totale riciclato". Secondo Assorimap, inoltre: "Non vengono considerate le attività di recupero cosiddette del preconsumo, cioè il recupero con riciclo da scarti industriali, settore molto importante per le quantità (certo inferiori a quelle provenienti dalla raccolta differenziata) ma anche per conoscere quelle tipologie di beni e di plastiche diverse su cui il legislatore non ha imposto un contributo e per le quali è interessante verificare come lo stesso mercato valorizzi queste risorse".
Export positivo? Un terzo rilievo viene fatto, più che al metodo, all'interpretazione sul saldo positivo della bilancia commerciale dei rifiuti. Se viene infatti ritenuto "apprezzabile" l'inserimento di questo dato nel rapporto, lo stesso non si può dire della lettura che viene fatta dai ricercatori: "La crescita dell'export testimonia una qualità dei materiali alquanto scadente, non adatta alle nostre imprese, seconde a nessuno nella tecnologia - afferma Assorimap -. Qualità scadente dovuta alla pessima raccolta che il sistema dei Comuni ha attivato; inoltre quando si registrano valori export di tale portata non può non esserci la preoccupazione che il sistema delle imprese del riciclo stia in sofferenza e diventi rinunciatario".
Meno importazioni. L'Associazione non condivide nemmeno l'ottimismo in tema di riduzione delle importazioni in Italia di rifiuti plastici: "Altri paesi, come Francia e Spagna, tengono stretta una risorsa che consente notevoli risparmi al Paese in termina di energia e di CO2, nonché di rispettare le nuove disposizioni europee che richiamano l'utilizzo in percentuale crescente di materiale riciclato; e non significa certo che le imprese italiane del riciclo hanno materiali a sufficienza: attualmente la media nazionale di attività per impianto di riciclo è pari al 70% della capacità installata".
Flussi dei principali materiali destinati al riciclo (kton) – 2008/2010

Fonte: L'Italia del Riciclo - Fise-Unire
*Stima
**Il dato è al netto della sabbia di vetro
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