Il nuovo Presidente, Cesare Puccioni, richiama il tema della semplificazione amministrativa e ricorda i nodi strutturali ancora da sciogliere.
27 giugno 2011 16:22
Se si esclude la nomina del nuovo presidente e un tavolo relatori delle grandi occasioni, l'Assemblea di Federchimica tenutasi questa mattina a Milano difficilmente resterà impressa negli annali. Gli imprenditori della chimica hanno lamentato - come fanno da almeno da quindici anni - la scarsa competitività del sistema paese, la carenza infrastrutturale e l'eccessiva burocrazia. I politici hanno risposto - e nemmeno questa è una novità - che sono impegnati a risolvere i problemi, snocciolando quanto fatto a tale proposito nell'ultimo anno. Tutti concordi nel riconoscere alla chimica un ruolo trainante per il settore manifatturiero e l'export, ma poi, in concreto, si torna a casa e ognuno si arrangia come può. Per fortuna l'industria chimica italiana - quella vera, la meno visibile, fatta da una miriade di piccole e medie imprese - nel 2010 ha ripreso a marciare, anche se stenta a tenere lo stesso passo di quella tedesca o a restare in linea con la media europea.
Un nuovo Presidente. L'Assemblea, nella parte privata, ha eletto con quasi il 99% dei voti il nuovo presidente per il triennio 2011-2014: si tratta di Cesare Puccioni (nella foto), 66 anni, imprenditore chimico dei fertilizzanti (è presidente della Puccioni SpA, fondata alla fine del XIX secolo), designato a marzo dalla Giunta. Raccoglie il testimone di Giorgio Squinzi, chiamato alla presidenza di Cefic, associazione europea dell'industria chimica, dopo ben 12 anni passati, con alcuni interludi, alla guida di Federchimica. Nel suo intervento, Puccioni ha ricordato il ruolo della chimica, connubio tra scienza e industria la cui importanza, proprio quest'anno, viene riconosciuta con la proclamazione dell'Anno internazionale della Chimica, che deve essere vissuto come "un momento di riscatto". Chimica come laboratorio di innovazione non solo tecnologica, ma anche di politica industriale e di sostenibilità ambientale, con il sistema industriale italiano impegnato in progetti di rilevanza mondiale, come nel caso del polo della chimica verde in Sardegna.
Snellire la burocrazia. Al Ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, intervenuto all’Assemblea, Puccioni ha chiesto il sostegno per proseguire nello snellimento amministrativo: "un potentissimo strumento di politica industriale, forse l’unico effettivamente praticabile in un’epoca di scarsità di risorse pubbliche: perché è a costo zero per lo Stato, le Regioni e gli Enti locali, e perché produce effetti enormi sulla competitività delle imprese”. Puccioni si è quindi rivolto ad Antonio Tajani, Vice Presidente della Commissione Europea e Commissario all'Industria: “L’Unione europea ha deciso di perseguire lo sviluppo sostenibile nei suoi modelli di produzione e di consumo con la Strategia Europa 2020. Chiediamo che si tenga debito conto del valore imprescindibile dell’industria manifatturiera in ogni nuova misura europea, e che con questo principio sia definita l’allocazione delle risorse finanziarie per la Ricerca e Innovazione nei prossimi anni”. “Rimettiamo la chimica al centro di nuove strategie di politica industriale, perché, più di ogni altro settore - ha concluso Puccioni - è un formidabile snodo di rapporti tra le generazioni, dove la tradizione della Scienza s’incontra con l’innovazione dei giovani ricercatori. Per questi motivi ci deve essere un 'ponte' tra il 2011, l’Anno della Chimica, e il 2015, l’anno dell’Expo".
I politici. Il Governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, ritiene che la chimica lombarda - prima area in Europa per numero di imprese ed occupati - debba essere presa a modello, fuori dai confini regionali, non solo per la sua vitalità, ma anche per le fruttuose relazioni con le istituzioni. Ha ricordato la proficua collaborazione con Squinzi e ha promesso lo stesso impegno anche al nuovo Presidente. Il Ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha sottolineato come la chimica, insieme all'innovazione e all'energia siano i motori della ripresa economica, ricordando come il suo dicastero sia impegnato da mesi nel salvataggio dei grandi poli chimici in crisi (dando per concluso l'accordo per la cessione degli impianti Vinyls di Ravenna a Industrie Generali), perché la chimica di base resta strategica per il paese. Romani ha ribadito che il Governo guarda con favore alla chimica verde, ottenuta da materie prime rinnovabili, e al riciclo dei rifiuti da imballaggio. Il Ministro ha ribadito la valenza del Reach, certamente una sfida difficile per le imprese, ma anche una grande opportunità per l'ambiente e la salute dei cittadini; Romani si è anche impegnato a far sì che la revisione del regolamento, prevista per l'anno prossimo, non sia troppo onerosa per le aziende. Sul podio è quindi salito il Vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, che ha parlato a lungo del Reach e degli oneri per le PMI, ma anche degli sforzi profusi a livello europeo – con il suo sostegno - per riportare al centro dell'attenzione l'industria manifatturiera, dopo i danni causati da un eccesso di finanza e speculazione: "I soldi non si fanno solo spingendo un pulsante, con poca fatica, per il solo interesse personale e con grande rischio di volatilità"; secondo Tajani, c'è anche il valore prodotto in fabbrica dal sacrificio di lavoratori e imprenditori; che non scompare nel giro di una notte e serve all'interesse generale, oltre che a coloro che lo producono.
Il saluto di Confindustria. La conclusione dei lavori è stata affidata a Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria, che ha ricordato i problemi legati all'instabilità finanziaria in Europa e alla bassa crescita che contraddistingue l'Italia nel panorama continentale. Per far decollare il nostro Paese servono le liberalizzazioni, aprire tutti i settori alla concorrenza, ma bisogna anche investire di più in ricerca e innovazione, portare a termine la riforma fiscale e snellire la pubblica amministrazione, puntando sulla semplificazione amministrativa. Confindustria guarda con favore al raggiungimento del pareggio dei conti pubblici entro il 2014 e per far questo è necessario tagliare la spesa pubblica a partire da pensioni, sanità e pubblico impiego che ne rappresentano i due terzi, attraverso misure strutturali, mirate, e non mediante tagli lineari. "Stamattina lo spread tra i Bund tedeschi e i BTP ha toccato 220 punti base e con il nostro debito pubblico ogni cento punti base significano 16 miliardi euro in più per le casse dello Stato", ha ricordato. Prima di tutto, però, per dare il buon esempio andrebbero fortemente ridotti i costi della politica, anche se questi non incidono in modo significativo sul PIL. Preoccupa gli industriali anche la stretta al credito che potrebbe arrivare da una interpretazione rigida delle nuove regole di Basilea 3 e dai risvolti per l'industria di un inasprimento dei vincoli ambientali a livello europeo, oltre il già impegnativo obiettivo 20-20-20.
Nota congiunturale. Nel corso dell'Assemblea sono stati anche forniti alcuni dati sull'andamento del settore. La chimica italiana si è lasciata la crisi alle spalle, ma non i grandi nodi strutturali: dopo aver chiuso il 2010 con una crescita dell'8% in volume, che ha portato il valore della produzione a 52,6 miliardi di euro (+26%), l’industria chimica in Italia sta affrontando un 2011 meno dinamico e caratterizzato da forti tensioni sui costi delle materie prime, con prezzi che quasi sempre hanno già superato i picchi del 2008. Lo sviluppo è sostenuto in Italia soprattutto dalla domanda estera (+18,4% in valore e +9,5% in volume ad aprile), mentre – nella media dei settori – la domanda interna è stagnante ormai da molti mesi, dopo il recupero dovuto alla normalizzazione delle scorte, rileva il centro studi della Federazione.
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