19 maggio 2026 08:43
Prima tappa a Milano, presso l’ADI Design Museum, fino al 25 maggio in forma di 'capsule', e poi a Roma, nella cornice di Palazzo Piacentini, in versione completa per tutto il mese di novembre.
Questo il programma della mostra “La chimica del design. Progettare la materia”, allestita da Federchimica in collaborazione con ADI Design Museum.
L’iniziativa, presentata ieri alla stampa dal presidente di Federchimica, Francesco Buzzella, si propone di mostrare al grande pubblico il rapporto esistente tra design e chimica, in una prospettiva che interpreta la chimica - protagonista spesso invisibile - come componente essenziale del processo progettuale.
Il percorso espositivo nasce da una selezione di oggetti provenienti dalla Collezione storica del Compasso d’Oro e dell’ADI Design Index - dall’arredo all’illuminazione, dall’utensile domestico all’attrezzatura sportiva, fino all’edilizia - integrati da esperienze progettuali che esplorano la relazione tra design e ricerca di materiali e processi, dove la chimica assume un ruolo determinante.
Curata da Andrea Rovatti, designer e direttore artistico del progetto, l’esposizione si articola in quattro percorsi che definiscono le diverse modalità di intervento sulla materia e sui processi: generare, l’uso di nuovi materiali; potenziare, il miglioramento delle prestazioni; rigenerare, la trasformazione e il riuso delle risorse esistenti; e ripensare, la ridefinizione dei processi e dei sistemi attraverso cui la materia prende forma.
"La chimica, industria delle industrie, è un motore silenzioso che lavora costantemente dietro le quinte di tutte le filiere produttive, visto il suo ruolo essenziale e pervasivo: è presente nel 95% dei manufatti che utilizziamo ogni singolo giorno", ha spiegato Buzzella, presentando l’iniziativa. "L’obiettivo della mostra è invitare il pubblico a guardare l’industria chimica da una prospettiva inedita. Se il design rappresenta la visione, la scintilla creativa e la capacità progettuale di immaginare gli oggetti del nostro vivere, la ricerca chimica, innovando, individua le migliori soluzioni per soddisfare le esigenze del designer. La chimica è il fattore abilitante, lo strumento tecnico senza il quale l’idea rimarrebbe confinata sulla carta".
ALCUNI OGGETTI IN MOSTRA
SETE. É un servizio da tavola in PET riciclato che riunisce vassoio, bottiglia e sei bicchieri in una composizione organizzata attorno al contenitore centrale (foto sopra). Il progetto trasforma la bottiglia in PET monouso in un sistema da tavola durevole, compatto e funzionale. L’aspetto innovativo riguarda l’impiego di PET riciclato attraverso due processi: riciclo meccanico per il vassoio e riciclo chimico per bottiglia e bicchieri, con riconversione della plastica in olio di pirolisi da cui ricavare nuovi polimeri.
LOLA. La lampada da terra orientabile (foto a destra) è definita da una struttura minima e leggera che riduce gli elementi costruttivi all’essenziale e consente un uso flessibile della luce nello spazio domestico.
È uno dei primi esempi di impiego di compositi ad alte prestazioni in oggetti per la casa: le proprietà chimico-fisiche del materiale permettono di ottenere una struttura sottile, resistente, elastica e performante.
ZA:ZA.Questo divano componibile (in apertura di articolo) è un esempio di ecodesign, pensato come sistema d’arredo flessibile, in cui ogni componente è facilmente disassemblabile e riciclabile, inclusa l’imbottitura monomateriale. Il progetto garantisce confort, modularità e durata nel tempo. Dalla struttura in acciaio ai nastri rigidi in poliestere, passando per i cuscini composti da un mix di poliuretano e sfere di poliestere rigenerato e rigenerabile, ogni elemento di Za:Za è pensato per essere facilmente separato e reimmesso nei cicli produttivi.
BORA ULTRA WTO. É una ruota per bicicletta ad alte prestazioni, progettata per combinare leggerezza, rigidità, efficienza aerodinamica e controllo nella guida. Il progetto lavora sul cerchio in fibra di carbonio come elemento strutturale centrale, ottimizzandone geometria, peso e comportamento meccanico. L’aspetto innovativo riguarda la tecnologia H.U.L.C. (Handmade Ultra-Light Carbon) che calibra il rapporto tra fibre di carbonio e resina termoindurente: durante la produzione, la resina polimerizza e reticola, legando le fibre in una matrice strutturale continua, monolitica e ad alta prestazione, così da assicurare maggiore stabilità e controllo.
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