22 settembre 2026 09:02
La revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) proposta a luglio dalla Commissione europea va nella giusta direzione, ma non basta a tutelare l’industria europea delle materie plastiche dalla perdita di competitività e dal rischio di delocalizzazione.
È la posizione espressa da PlasticsEurope in un recente documento, che chiede modifiche al sistema UE ETS, a partire dal mantenimento delle allocazioni gratuite nei settori dove non esiste ancora una protezione equivalente dal carbon leakage.
Nel position paper, l’associazione sostiene che la riduzione delle quote gratuite dovrebbe procedere di pari passo con la disponibilità effettiva di elettricità decarbonizzata e competitiva, idrogeno a basse emissioni, reti energetiche e infrastrutture per la CO2.
Servono inoltre, secondo l'associazione dei produttori di plastiche, mercati in grado di assorbire prodotti a minore impronta carbonica e clienti disposti a pagarne il maggiore costo.
Particolare cautela viene richiesta sui benchmark per l’assegnazione gratuita, soprattutto quelli relativi a calore e combustibili. Viene contestata anche l'estensione della condizionalità alle quote gratuite, poiché ritardi autorizzativi o la mancata disponibilità di energia e infrastrutture potrebbero dipendere da fattori fuori dal controllo delle imprese.
L’associazione ritiene inoltre necessario mantenere le allocazioni gratuite oltre il 2030 finché il CBAM non avrà dimostrato di poter offrire una protezione equivalente alle filiere chimiche.
Tra le richieste c’è anche quella di riportare verso i settori ETS una quota maggiore dei proventi generati dal sistema, destinandola agli investimenti di decarbonizzazione. Un tema già sollevato da Plastics Europe nei mesi scorsi, con la richiesta di ridurre il divario europeo nei costi dell’energia e del carbonio, anche attraverso un utilizzo mirato dei ricavi ETS.
Un altro punto interessa direttamente la circolarità delle plastiche. Plastics Europe chiede di riconoscere nell’ETS anche lo stoccaggio non permanente del carbonio nei prodotti, passaggio ritenuto necessario per valorizzare plastiche ottenute da materie prime bio-based o mediante cattura e utilizzo della CO2 (CCU).
L’associazione propone infine di includere pienamente nell’ETS gli inceneritori di rifiuti urbani, senza il periodo transitorio di quattro anni previsto dalla proposta, per evitare – sostiene – uno squilibrio competitivo rispetto al riciclo.
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