31 agosto 2026 08:57
Il quadro normativo europeo rischia di frenare gli investimenti nelle nuove tecnologie di riciclo proprio mentre l’Unione punta ad aumentare circolarità e contenuto riciclato nelle plastiche.
È la tesi centrale di un white paper pubblicato da PlasticsEurope, associazione europea dei produttori di materie plastiche, che chiede regole più prevedibili e basate sui risultati ambientali, anziché sulle singole tecnologie.
"L’Europa si trova di fronte a una contraddizione evidente - sostiene PlasticsEurope -. Da un lato invoca l’innovazione, dall’altro troppo spesso disciplina l’economia circolare attraverso quadri normativi concepiti esclusivamente attorno a tecnologie già operative su larga scala".
L'effetto, secondo l’associazione, è visibile anche nei numeri. Sulla base delle stime contenute nel rapporto Circular Economy for Plastics 2026, riferite all’area EU27+3, il tasso annuo di crescita delle plastiche riciclate post-consumo, comprendendo riciclo meccanico e chimico, è sceso dal 12,3% nel periodo 2018-2022 all’1,9% tra 2022 e 2024, quando l’output ha raggiunto 8,1 milioni di tonnellate, pari al 14,7% della produzione europea. A livello globale, nello stesso periodo, il tasso di crescita è invece salito dal 4,4% al 7,8%.
Il documento individua cinque ostacoli principali e propone altrettante direttrici di intervento, con particolare attenzione al riciclo chimico, considerato complementare e non alternativo a quello meccanico, soprattutto per la gestione dei flussi misti, contaminati o difficili da trattare.
Il primo ostacolo individuato dall'associazione è il ritardo nel riconoscimento normativo delle tecnologie emergenti, in particolare del riciclo chimico: pesano ancora, in alcuni ambiti, le incertezze sulla definizione di bilancio di massa, sullo status end-of-waste e sulla movimentazione dei rifiuti. Il documento chiede regole definite prima delle decisioni di investimento e stabili nel tempo.
Il secondo nodo è un approccio regolatorio giudicato troppo legato alle singole tecnologie anziché ai risultati: maggiore impiego di riciclato, riduzione del ricorso a discarica e incenerimento, minori emissioni sistemiche di gas a effetto serra, sostituzione delle materie prime primarie, maggiore efficienza nell’uso delle risorse e rafforzamento della resilienza industriale europea. La proposta è di passare a criteri neutrali, basati sui risultati ambientali e sull’impiego di materia riciclata.
Il terzo problema è quello definito della “prova prima della scala”. Alle tecnologie che si trovano ancora in differenti livelli di maturità industriale vengono richiesti dati su consumi energetici, prestazioni ambientali ed efficienza che, in alcuni casi, possono essere ottenuti in modo affidabile solo dopo il passaggio alla scala commerciale. Il white paper propone quindi requisiti di verifica progressivi, adeguati al livello di maturità tecnologica, così da consentire agli impianti di crescere e aggiornare le proprie prestazioni durante lo sviluppo industriale.
A questi ostacoli si aggiunge, secondo PlasticsEurope, la frammentazione normativa tra imballaggi, rifiuti, plastiche monouso, veicoli a fine vita, contatto alimentare ed emissioni industriali, con indicazioni che l’associazione giudica non sempre coerenti in materia di ammissibilità ai fini del contenuto riciclato, contabilizzazione, criteri di sostenibilità, autorizzazioni, status di rifiuto, spedizioni o permessi. Servirebbero invece, secondo il white paper, procedure autorizzative più semplici e regole coerenti lungo tutta la filiera.
Infine, c’è il nodo del mercato. Secondo il white paper, la domanda attuale di riciclato non basta a sostenere gli investimenti necessari per i futuri target. L’associazione attribuisce le difficoltà del settore non soltanto all’incertezza regolatoria, ma anche alla debolezza della domanda, ai costi e alla pressione delle importazioni. Vengono quindi richiesti strumenti temporanei di sostegno alla domanda, maggiore certezza sui metodi di calcolo del contenuto riciclato econdizioni equivalenti per i prodotti importati. L’obiettivo è rendere investibili oggi gli impianti che serviranno domani.
Vedi anche: Europe cannot deliver a circular plastics economy without enabling innovation
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