14 aprile 2026 11:00
British Plastics Federation (BPF), l’associazione britannica che rappresenta la filiera della plastica, ha tastato il polso del settore sugli effetti negativi della guerra in Iran attraverso un sondaggio al quale hanno risposto 104 manager di altrettante aziende.
I risultati sono interessanti, anche se non sorprendenti: le aziende lamentano diffuse carenze di materie prime accompagnate da forti aumenti dei costi, una situazione che i dirigenti più esperti del settore definiscono senza precedenti.
Scendendo nel dettaglio, il 58% delle imprese intervistate ha segnalato un impatto “grave” o “significativo” sulle proprie attività e la quasi totalità, il 98%, ha registrato aumenti dei prezzi delle materie prime o dei costi operativi. Una situazione destinata a peggiorare nei prossimi tre mesi per il 68% degli intervistati.
Inoltre, sei imprese su dieci hanno visto ordini posticipati o cancellati.
L’impatto, afferma BPF, non riguarda soltanto la disponibilità di polimeri vergini, ma anche quella di additivi, masterbatch, componenti, macchinari e attrezzature, senza dimenticare i maggiori costi del trasporto e della logistica.
“È probabile che si registrino ripercussioni in mercati critici, tra cui l’approvvigionamento di alimenti freschi e acqua, la difesa, la sanità, la mobilità e le infrastrutture digitali ed energetiche”, sostiene l’associazione, che chiede l’introduzione di strumenti per alleviare l’impatto dei costi energetici, di riesaminare le normative con implicazioni finanziarie di prossima introduzione e di reinvestire nel riciclo i proventi della Plastics Packaging Tax, la tassa sulla plastica vergine contenuta negli imballaggi.
“Per molte aziende la minaccia rappresentata dalla guerra tra Stati Uniti e Iran è di natura esistenziale”, commenta Philip Law, direttore generale della BPF. “Per contribuire a garantire la sopravvivenza del nostro settore e proteggere l’occupazione, i costi dovranno essere trasferiti lungo la filiera. Ci aspettiamo che tutte le imprese agiscano in modo responsabile”.
Secondo Law, il Regno Unito ha sviluppato una crescente dipendenza dal Medio Oriente come fonte di feedstock e polimeri. “La guerra ha avuto un impatto particolarmente accentuato sull’industria britannica delle materie plastiche, poiché il Regno Unito importa oltre la metà delle materie plastiche utilizzate nel paese. Il governo britannico dovrebbe essere pienamente consapevole di questa vulnerabilità per la sicurezza del Paese e agire per proteggere un’industria così centrale per gli interessi nazionali”.
L’industria delle materie plastiche è, in Gran Bretagna, il terzo comparto manifatturiero per dimensioni, con 145.000 addetti e un giro d’affari di 30,7 miliardi di sterline; è anche uno dei primi dieci settori esportatori del Regno Unito.
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