5 settembre 2019 08:41
Mentre il sistema politico britannico sta vivendo una delle sue crisi più drammatiche dal dopoguerra e si avvicina la data dell’uscita senza accordo (Brexit no deal) del Regno Unito dall’Unione europea, le associazioni dell’industria chimica, dalle due sponde della Manica, lanciano l’allarme sulle conseguenze per i rapporti commerciali e la fornitura di materie prime, intermedi e specialità chimiche.
In una nota, l'European Chemical Industry Council (Cefic), che rappresenta l’industria chimica europea, e l’associazione britannica Chemical Industries Association (CIA), ricordano che il 48% delle aziende chimiche con sede nel Regno Unito non hanno ancora trasferito le loro registrazioni Reach alle organizzazioni che operano in ambito UE.
L'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha raccomandato infatti alle aziende britanniche di iniziare i trasferimenti prima del giorno di uscita, fissata al 31 ottobre 2019, onde evitare che, da un giorno all'altro, 700 sostanze chimiche possano esser bandite dal mercato comune in caso di una Brexit senza accordo.
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