7 novembre 2018 17:40
La sintesi di bioplastiche a base PHA da acque reflue e l’impatto delle microplastiche sugli impianti di depurazione e sui fanghi sono i primi due progetti di economia circolare previsti dall’accordo di partnership siglato oggi a Ecomondo da Novamont e Gruppo CAP, azienda che gestisce il servizio idrico integrato sul territorio della Città Metropolitana di Milano.
Più in generale, l’obiettivo della partnership - affermano le due aziende - è rigenerare le risorse, riportare il carbonio organico di qualità nel suolo, garantire la qualità delle acque e ottenere da queste operazioni nuovi prodotti a valore aggiunto.
ANCHE PHA. Per quanto possa suonare strano, Novamont vanta una lunga ricerca e brevetti nel campo della produzione e applicazione di poli-idrossi-alcanoati (PHA), anche se nella produzione di Mater-bi ha sempre seguito altre strade, come i biopolimeri a base amidacea. La collaborazione nasce dalle attività di ricerca che Gruppo CAP sta portando avanti nei suoi impianti per il recupero e la valorizzazione di prodotti e sottoprodotti derivanti dai fanghi della depurazione. Lo scopo è dimostrare la possibilità di produrre su scala industriale PHA dai fanghi urbani grazie a consorzi microbici naturalmente presenti in depurazione. Per ora la ricerca è allo stadio di laboratorio, ma la società novarese ha capacità e know-how per scalare in breve tempo il processo a pilota, qualora i risultati siano promettenti, per poi passare a livello industriale.
IMPATTO DELLE MICROPLASTICHE NEI DEPURATORI. Con il filone ecodesign di microplastiche per l’industria cosmetica, i due partner vogliono invece studiare gli effetti dei microbeads presenti nei prodotti cosmetici sugli impianti di depurazione e sui fanghi, individuando parametri di sostenibilità ambientale in relazione alle qualità delle acque.
La scelta non sembra casuale: a fine settembre, Novamont ha annunciato l’ingresso nel settore delle microplastiche biodegradabili per cosmesi, ottenute con biopolimeri amidacei opportunamente funzionalizzati, forniti il marchio Celus-Bi (leggi articolo).
“Siamo particolarmente lieti di poter collaborare con il Gruppo CAP allo sviluppo di tecnologie in grado di rigenerare risorse naturali soggette a grave degradazione, come l’acqua e il suolo, due risorse essenziali per la vita e mai messe tanto a rischio come oggi dalle attività antropiche - commenta Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont -. Un ulteriore esempio della bioeconomia come ponte e acceleratore di innovazione tra diversi settori”.
Nella foto: Catia Bastioli, AD Novamont, con Alessandro Russo, presidente e AD di Gruppo CAP.
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