La produzione è aumentata nel 2014 dello 0,8% dopo tre anni di contrazione. E quest’anno potrebbe andare meglio.
20 gennaio 2015 06:55
Secondo il preconsuntivo elaborato dal centro studi di Federchimica, la produzione chimica in Italia nel 2014 è cresciuta dello 0,8 percento, segnando una inversione di rotta dopo tre anni di contrazione.
La domanda interna è rimasta stabile (contro il -3% registrato nel 2013), mentre le esportazioni hanno messo a segno un incremento, in volume, del +2,8% e le importazioni dello 0,8 percento.
“Gli spunti di crescita sono frammentari – avverte però Federchimica -. Non coinvolgono tutti i settori clienti, tutte le imprese chimiche e provengono soprattutto dall’export, mentre il mercato interno complessivamente non va oltre la stabilizzazione”.
La situazione dovrebbe migliorare quest’anno, pur nell’incertezza del quadro macroeconomico: le stime del centro studi indicano un’ulteriore crescita della produzione chimica (+1,4%), che si accompagnerà - finalmente - ad una ripresa della domanda interna (+1,3%). Nell’ipotesi di una tenuta del mercato europeo, l’export potrebbe crescere a tassi più sostenuti (+3,2%).
Secondo Federchimica, l’industria chimica soffre la crisi, ma – proprio per la difficoltà del contesto – dimostra con ancor più evidenza la sua eccellenza in termini di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Anche grazie all’innalzamento del contenuto tecnologico dei prodotti, il calo del valore aggiunto risulta molto più contenuto di altri settori industriali (-7% contro il -15% della media manifatturiera nel periodo 2007-2012) e ciò ha consentito anche di difendere meglio i livelli occupazionali (-10% contro -16%).
Dal Rapporto GreenItaly 2014, inoltre, la chimica emerge come il settore con la più elevata quota di imprese che investono in tecnologie e prodotti a favore dell’ambiente (47%).
Non mancano i punti di debolezza, in larga parte condivisi a livello continentale, a partire dall’elevato costo dell’energia, che le nostre imprese pagano il 30% in più rispetto ai partner europei; anche il contesto normativo è poco favorevole, aggravato dalla burocrazia, da limiti più restrittivi rispetto a quelli richiesti dalla UE e da lunghi tempi per il rilascio di autorizzazioni. “A cio? si aggiungono iniziative puramente nazionali che non trovano eguali in Europa come il Sistri, il sistema Informatico per la tracciabilita? dei rifiuti - nota Federchimica -, che dopo 4 anni e nonostante gli oltre 20 provvedimenti legislativi tra modifiche e integrazioni ancora non funziona”.
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