La denuncia di Assoambiente e Unire: una norma del DDL Semplificazioni rischia di bloccare le esportazioni di rifiuti.
20 marzo 2012 06:40
L'allarme è stato lanciato da Assoambiente e Unire, due associazioni di Fise-Confindustria: nel disegno di legge “Semplificazioni e Sviluppo” al vaglio del Senato una norma rischia di bloccare le esportazioni di rifiuti, compromettendo il corretto funzionamento del sistema di raccolta e gestione.
Sotto accusa l'articolo 24, che introduce una novità: per ogni spedizione di rifiuti all’estero, il Paese che li riceve deve dichiarare di applicare norme ambientali “equivalenti” a quelle italiane ed europee.
“Concordiamo sull’obiettivo dichiarato della norma di garantire la tracciabilità dei rifiuti e la tutela ambientale - affermano i rappresentanti delle due associazioni - Ma riteniamo che la disposizione, così come è stata formulata, non sia in grado di centrare lo scopo, ma rischi di ostacolare e, addirittura, bloccare le spedizioni verso alcuni Paesi extraeuropei, nonché di generare contenziosi a livello europeo ed internazionale; tutto ciò compromettendo l’equilibrio del sistema nazionale di raccolta e recupero dei rifiuti, con pesanti ripercussioni per le imprese del settore, sia in termini economici che occupazionali”.
La dichiarazione - affermano Assoambiente e Unire - non risultando tra i documenti obbligatoriamente previsti dal Regolamento comunitario 1013/06 sull’import-export di rifiuti, rischia di essere difficilmente ottenibile dalle Autorità dei Paesi di destinazione, oltre che di porsi in contrasto con le norme comunitarie che prevedono, nel caso dei rifiuti recuperabili della Lista “verde” del Regolamento (come carta, vetro, plastica, gomma, ecc.), solo obblighi generali di informazione. Inoltre, "quand’anche l’impresa che organizza il trasporto riuscisse ad ottenere tale dichiarazione dall’Autorità straniera, la veridicità della stessa, considerata la sua indeterminatezza, non sarebbe oggettivamente riscontrabile dalle Autorità italiane".
Nel denunciare l’incongruenza e la dannosità della norma in discussione, le due associazioni chiedono ai ministeri competenti (Ambiente e Sviluppo economico) l’attivazione di un tavolo urgente per discutere insieme alle rappresentanze degli operatori le modalità di applicazione delle previste procedure per le esportazioni dei rifiuti recuperabili, in merito alle quali ad oggi sussistono incertezze interpretative e difficoltà di applicazione.
Se per le plastiche l'export extraeuropeo è solo un danno per i riciclatori continentali, in alcuni settori, come la carta o gli pneumatici fuori uso, l’esportazione oltreoceano rappresenta uno sbocco necessario per avviare a riciclo ingenti quantità di materiali raccolti e selezionati; materiali che, se sono destinati a Paesi che lo considerano rifiuto, devono essere esportati come tali, in base alle regole europee. Così, per esempio, circa 75.000 tonnellate di pneumatici fuori uso e derivati vengono inviati in Paesi come la Malesia e la Corea del Sud per il successivo riciclo.
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