In Germania vengono riciclati nove sacchetti su dieci. Perché, si chiedono i tedeschi, dobbiamo metterli al bando? E criticano l'Italia...
1 luglio 2011 07:46
Ai produttori tedeschi di imballaggi riuniti nell'associazione di categoria IK Industrievereinigung Kunststoffverpackungen, proprio non va giù l'ipotesi della messa al bando a livello europeo dei sacchetti per la spesa in plastica non biodegradabile ventilata dal Commissario per l'ambiente Poto?nik. Come non piace la consultazione online sul tema - che assomiglia molto a un referendum contro lo shopper in polietilene – lanciata dalla Commissione Europea a maggio e che conterrebbe, secondo l'Associazione, premesse errate, a partire dal consumo di 850 sacchetti l'anno per ogni cittadino citato nel testo, ma privo di una fonte attendibile.
Critiche alla consultazione online. Un altro aspetto contestato dai produttori di packaging riguarda l'assunto, più o meno esplicito, che vi siano sacchetti “verdi” che possano biodegradarsi nell'ambiente in breve tempo, senza alcuna influenza esterna. Secondo IK, invece, l'unica possibilità di far sparire i sacchettio bio è di avviarli a impainti di compostaggio industriale. E ciò apre la questione se sia il caso di definire con maggiore precisione il concetto di biodegradabilità.
Valore o rifiuto? La consultazione sarebbe inoltre poco strutturata e non porrebbe la questione nel giusto contesto, puntando ad un solo obiettivo: arrivare a un bando paneuropeo dei sacchetti al solo scopo di ridurre la quantità di rifiuti. Ma, sottolinea IK, non si tiene in debito conto che i sacchetti sono prodotti con polietilene di buona qualità e purezza, quindi facilmente riciclabile. Non sono quindi rifiuti post-consumo in senso stretto, ma materia seconda con un valore di mercato. Ed è proprio la ragione per cui l'Unione Europea ha elaborato una specifica direttiva sulla raccolta e riciclo degli imballaggi.
I tedeschi li riciclano. La Germania, aggiunge l'Associazione, possiede un sistema di gestione rifiuti che funziona in modo eccellente, tanto che oltre il 90% dei sacchetti in plastica sono raccolti e riciclati, quota che continua a crescere. Il bando finirebbe così per colpire i paesi più virtuosi, che hanno implementato con maggiore efficacia la direttiva sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio. “Il bando ai sacchetti in plastica entrato in vigore in Italia dimostra soltanto che il Governo di quel paese non è in grado di far funzionare adeguatamente il sistema di raccolta e riciclo – afferma testualmente - Consentendo solo l'utilizzo di materiali biodegradabili, il messaggio alla popolazione è: ' Andate avanti come prima, buttateli via', un approccio controproducente”. Secondo l'Associazione, privilegiando gli shopper in materiale biodegradabile, anche la Commissione europea avallerebbe la stessa idea: “che si possono buttare i sacchetti senza avere la coscienza sporca”.
Meglio educare che vietare. Per i produttori tedeschi d'imballaggi sarebbe preferibile educare la popolazione a raccogliere e riciclare i sacchetti, come si fa per molti altri prodotti. Solo in questo modo si protegge l'ambiente e si risparmiano risorse.
IK chiede infine che, indipendentemente dalla degradabilità, ci sia a livello europeo un mercato aperto alla concorrenza tra sacchetti per la spesa in plastica, siano essi prodotti con polimeri convenzionali o bioplastiche.
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