Prima vittoria dei produttori di sacchetti dopo la bocciatura del TAR e quella del Consiglio di Stato. Nel frattempo spunta un disegno di legge...
21 aprile 2011 07:17
Il Governo italiano ha ricevuto il 6 aprile scorso dalla Commissione Europea la comunicazione di costituzione in mora per la messa al bando dei sacchetti per la spesa non biodegradabile. La segnalazione, che potrebbe aprire la porta ad un azione presso la Corte di Giustizia, riguarda la mancata notifica del provvedimento, in quanto "norma tecnica", alla Commissione prima della sua adozione, avvenuta il 1° gennaio di quest'anno. Informazione prevista espressamente dall'art. 16 della Direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio.
La notizia è stata data dai legali di Unionplast in occasione del convegno tenutosi ieri ad Assago per fare il punto sulla messa al bando degli shopper. Si tratta della prima "vittoria" dei produttori di sacchetti dopo la bocciatura del TAR, ratificata dal Consiglio di Stato, del ricorso contro il provvedimento presentato da Unionplast e da quattro aziende del settore.
DDL riparatore...Spunta intanto una bozza di disegno di legge del Ministero dell'Ambiente, inviata alla Commissione il 1 aprile scorso nel tentativo di disinnescare la minaccia di un deferimento alla Corte di Giustizia europea. All'articolo 1 del DDL, l'unico previsto, vengono per la prima volta indicati i riferimenti normativi in tema di biodegradabilità (UNI EN 13432), si escludono dal perimetro di applicazione del divieto i sacchetti con spessore superiore a 400 micron "dotati di manici accessori e dispositivi di chiusura nonché di caratteristiche tecniche e costruttive che li rendono idonei ad un utilizzo duraturo"; infine, vengono fissate le sanzioni per il mancato rispetto del divieto: da un minimo di 2.000 ad un massimo di 120.000 euro.
E gli oxo? Il disegno di legge - ovviamente - non ha ancora forza di legge e non si prevede che concluda il suo iter legislativo in tempi brevi, anche perché il Governo sembra avere altro a cui pensare. Nel frattempo, vale la generica indicazione di biodegradabilità, che dovrebbe lasciare spazio anche ai sacchetti in polietilene additivati con prodotti oxo-biodegradabili e affini, purché il materiale sia provvisto di adeguata documentazione che ne dimostri, appunto, la biodegradabilità. Almeno, è questa la tesi espressa dai produttori di additivi presenti al Convegno.
La difesa dei produttori. "Unionplast - ha ricordato Il presidente Giorgio Quagliuolo - non difende un materiale specifico, sia esso polietilene, biopolimeri o additivi oxo- biodegradabili. Le nostre aziende producono sacchetti e vogliono solo disporre di materie prime nella qualità e quantità necessaria a soddisfare la domanda del mercato". Quagliuolo ha quindi ribadito che non si possono liquidare i produttori di shopper come un'industria “inquinante e oblsoleta” che combatte una battaglia di retroguardia: “Siamo aperti all'innovazione, come dimostrano le nostre aziende; abbiamo messo a punto sacchetti in plastica riciclata e siamo pronti anche a discutere su un eventuale limite di spessore”."Crediamo però che sia il consumatore a dover scegliere - ha aggiunto -, mentre il divieto agli shopper biodegradabili è un'imposizione ideologica che avrà come unico risultato quello di distruggere l'industria italiana degli shopper". Qualche stoccata anche al Ministro dell'Ambiente, “che pensa ai sacchetti quando ci sono problemi ambientali ben più gravi e urgenti da risolvere”.
Si guarda a Bruxelles. Se sul fronte governativo non si aspettano buone nuove - la chiusura del Ministro Prestigiacomo su questo tema pare ferrea - si guarda a Bruxelles come ultima spiaggia. Ma se anche il nostro paese venisse deferito alla Corte di Giustizia europea, la sentenza non giungerebbe in tempi brevi e l'eventuale sanzione sarebbe comunque a carico della collettività. Per questa ragione, Unionplast sta attivando i referenti a Bruxelles per interessare del problema la Commissione Industria, facendo leva sulle barriere alla libera circolazione delle merci derivanti dal divieto italiano.
Proposte alternative? Un seconda strada potrebbe essere quella di costituire un fronte compatto di filiera - che riunisca produttori di materie prime, trasformatori, riciclatori e costruttori di macchine - per presentare al Governo una proposta unitaria e condivisa che persegua le finalità ambientali tanto care al Ministro, ma al tempo stesso allarghi le maglie del divieto agli shopper in plastica additivata e quelli in plastica da riciclo, dimostrando - dati alla mano - che sono soluzioni altrettanto valide rispetto ai biopolimeri. una soluzione di compromesso che potrebbe trovare ampi consensi anche tra le file dei trasformatori, poiché non comporta ingenti investimenti per riconvertire gli impianti.
Le aziende non ci stanno. I numerosi produttori di shopper presenti al convegno hanno ascoltato pazientemente, per oltre cinque ore, tutti gli interventi, mostrando segni di insofferenza soltanto verso la fine dell'incontro, quando è iniziato un 'botta e risposta' su norme tecniche e certificazioni tra alcuni produttori di biopolimeri e i fornitori di additivi biodegradabili presenti in sala. Il punto è sempre lo stesso: deve essere la norma UNI EN 13432 l'unico standard per la biodegradabilità degli imballaggi?
Qualcuno dei presenti ha fatto notare che i produttori di sacchetti sono poco interessati alle battaglie di principio, agli interessi commerciali o alle manovre politiche in vista di possibile elezioni. Chiedono invece risposte concrete perché a rischio, oggi, è la sopravvivenza stessa delle loro aziende e di qualche centinaio di lavoratori che rischiano di perdere il posto nella totale indifferenza dell'opinione pubblica e del mondo politico.
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