17 ottobre 2025 08:43
Le aziende tedesche della meccanica non sono per niente soddisfate del regime tariffario imposto dagli Stati Uniti, che al 15% applicato su tutti i beni europei ha aggiunto nel corso dell'estate un ulteriore 50% sulla componente in acciaio e alluminio presente in un gran numero di macchinari, circa 4 ogni 10 destinati al mercato nordamericano, tra cui presse a iniezione e stampi, linee per stampaggio a compressione e soffiaggio (leggi articolo).
Nel corso di un incontro con il Commissario europeo al commercio Maroš Šefcovic, il presidente di VDMA Bertram Kawlath ha espresso il timore che altri prodotti della meccanica possano essere inclusi a breve, sollecitando Bruxelles a riavviare negoziati con gli Stati Uniti in merito all’estensione dei dazi sulle importazioni di prodotti in acciaio e alluminio. Anche perché, spiega Kawlath, l'onere aggiuntivo annunciato lo scorso agosto contraddice lo spirito dell’accordo doganale raggiunto tra Ursula von der Leyen e Donald Trump in Scozia.
La richiesta dei costruttori tedeschi è di escludere dalle tariffe aggiuntive sui metalli i beni strumentali e le macchine industriali, poiché questa misura rappresenta una minaccia diretta per le PMI industriali europee, come testimoniato da numerose aziende associate, tra le quali Engel e Arburg nel settore delle materie plastiche.
Secondo Armin Schmiedeberg, Presidente del Consiglio Consultivo di Arburg, l'applicazione di dazi del 50 percento sui componenti in acciaio e alluminio delle macchine per la lavorazione delle materie plastiche avrà impatto non solo sui costruttori europei, ma anche sui clienti statunitensi. "Oltre il 90 percento delle macchine utilizzate per la trasformazione delle plastiche negli Stati Uniti proviene dall’estero e dietro ogni macchina installata c’è un lavoratore americano; la competitività dell’intero settore è a rischio poiché questi dazi fanno aumentare i costi di investimento - afferma Schmiedeberg, citando un recente dato fornito da Plastics Industry Association -. Considerare un’intera macchina per stampaggio a iniezione come un derivato dell’acciaio è una grave distorsione: il paragone con l’importazione di chiodi finiti al posto di barre d’acciaio può essere forse valido per i semilavorati, non certo per prodotti tecnici complessi come le presse".
Un altro rischio, legato questa volta all'incertezza, viene espresso dal CEO di Engel, Stefan Engleder (nella foto) : "L’incertezza costante riguardo ai dazi punitivi su acciaio e alluminio sta ostacolando le decisioni di investimento. I costruttori esteri di presse per stampaggio a iniezione sono indispensabili all'economia americana poiché non esistono produttori nazionali significativi negli Stati Uniti; è quindi una contraddizione evidente rispetto all’attuale politica tariffaria statunitense".
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