5 giugno 2025 08:55
In occasione di Ipack-Ima, fiera delle tecnologie per il packaging tenutasi a fine maggio a Milano, abbiamo incontrato Michele Petrone, nuovo CEO di Aliplast, la società che nel gruppo Herambiente si occupa del riciclo di rifiuti plastici, trasformati in granuli e compound grazie a una filiera integrata.
Scopo dell'incontro era fare il punto sul piano industriale della società trevigiana, reduce da un'importante operazione industriale nel Nordest, l'acquisizione di un impianto per il riciclo di PET a Carmignano di Brenta, in provincia di Padova, ceduto dal gruppo svizzero Gurit. Piano che prevede anche la realizzazione di un nuovo stabilimento per il riciclo di imballaggi rigidi a Modena e di packaging flessibili a Borgolavezzaro, in provincia di Novara, dove già si recupera il PET.
"Il Piano Industriale è il nostro faro. L’ultimo aggiornamento guarda l’orizzonte 2025-2028 e come ogni anno in questo periodo, sono iniziati i lavori per ragionare ulteriormente su strategia e investimenti - esordisce il CEO di Aliplast -. Ci eravamo dati come primo obiettivo la realizzazione, a Modena, di un impianto per il riciclo meccanico in ottica di upcycling, con capacità fino a 30.000 tonnellate annue di rifiuti da imballaggio rigido. Siamo nei tempi e prevediamo di avviare gli impianti entro la fine di quest'anno, puntando anche ad anticipare la scadenza di giugno 2026, quale progetto faro dell’economia circolare che beneficia di un finanziamento PNRR. Stiamo terminando l'installazione della parte meccanica, quindi passeremo al fine-tuning degli impianti e dopo partirà la produzione di macinati e granuli rigenerati".
L'impianto di Modena come sarà alimentato: solo con i rifiuti raccolti a livello di gruppo o anche di provenienza esterna?
Utilizzeremo la nostra raccolta, attivando un team dedicato ai rifiuti rigidi in plastica, potenziandola con programmi di recupero in closed-loop da attuare in collaborazione con altri attori della filiera, sia per assicurarci i volumi necessari, ma soprattutto per garantire la qualità del materiale in ingresso. Le nuove normative europee vanno proprio in questa direzione: non solo nell'imballaggio, ma anche - per esempio - nel settore automotive, dove sarà presto obbligatorio utilizzare per i componenti in plastica una quota di riciclato, in parte da circuito chiuso car-to-car. Ci stiamo preparando a questa svolta.
Oltre al progetto di Modena, avete annunciato anche un raddoppio delle capacità di riciclo di imballaggi flessibili vicino a Novara, presso un impianto esistente. A che punto siete?
Anche a Borgolavezzaro stiamo andando avanti. Abbiamo completato l'iter autorizzativo, fondamentale per la riuscita del progetto, e adesso stiamo partendo con la progettazione esecutiva. Prevediamo di completare i lavori entro la fine del 2026 per poter avviare la produzione nei primi mesi del 2027. A questi due incrementi di capacità bisogna aggiungere le 15.000 tonnellate annue di PET, già disponibili, che abbiamo acquisito con l'impianto di Carmignano di Brenta.
Non si può certo dire che non investiamo nell'economia circolare...
Senza contare gli investimenti dedicati ogni anno al mantenimento e all'ammodernamento delle infrastrutture esistenti, necessari per garantire un riciclato di qualità, che i clienti si aspettano da Aliplast.
Parliamo dell'impianto per il riciclo di PET appena rilevato da Gurit: come si allinea con la vostra offerta legata al mondo dell'imballaggio?
L’impianto di Carmignano di Brenta tratta in ingresso PET post-consumo proveniente dalle filiere di recupero dei consorzi Corepla e Coripet. Grazie all’investimento, Aliplast ha integrato una nuova linea di macinazione, lavaggio ed estrusione PET, idoneo sia per contact food (ad esempio, bottiglie o vaschette alimentari) che per l’utilizzo in fibre destinate a realizzare prodotti di consumo come, ad esempio, indumenti o accessori auto. È un impianto molto versatile, che non ha richiesto interventi straordinari: è bastato cambiare la targa fuori dal cancello...
Passiamo al mercato: come riuscite a districarvi tra gli alti costi dell'energia in Italia, importazioni di riciclato a basso costo dall'Asia e quotazioni al minimo storico del vergine?
La situazione non è certo favorevole per i riciclatori europei di materie plastiche. Una risposta è l'integrazione delle attività, dalla raccolta al compounding, e - allo stesso tempo - la scelta di puntare su materiale rigenerato di elevata qualità, ponendosi fuori dall'agone delle commodities, dove concorrere con il vergine o le importazioni extra-UE non è più possibile. Anche perché un riciclato commodity, a differenza del vergine, non può beneficiare delle economie di scala. Detto questo, servono comunque più controlli sulle plastiche riciclate che entrano in Europa e sull’effettivo utilizzo di riciclato come già richiesto dalla direttiva SUP e come sarà previsto dal PPWR, anche a garanzia della sicurezza del consumatore finale.
Quindi: più qualità uguale più marginalità. È questo il sottostante degli investimenti a Modena e a Novara?
Sì, l'approccio è questo. Ma c'è anche la volontà di aumentare i volumi per soddisfare la maggiore domanda di riciclato che giungerà dall'implementazione delle nuove regole europee al 2025 e al 2030.
Bisogna tenere anche conto che, a dispetto di questi obiettivi, l'anno scorso la capacità di riciclo europea non solo non è aumentata, ma è addirittura diminuita, proprio a causa della crisi che ha portato alla chiusura di alcuni impianti. Un trend che non si è arrestato nei primi mesi di quest'anno.
La nostra forza è quella delle nostre persone e di poter contare sulla solidità di un grande Gruppo, che fa sostenibilità perché è nel proprio DNA e quindi investe anche nei momenti di difficoltà del mercato, preparandosi alle opportunità che si apriranno nei prossimi anni. Noi stiamo facendo la nostra parte, investendo sia in crescita organica e innovazione, sia per linee esterne, attraverso acquisizioni mirate.
Avete altre operazioni in mente?
Siamo pronti a cogliere le opportunità che si presenteranno, purché organiche al nostro piano industriale, come è stato per l'impianto PET di Carmignano di Brenta, integrato immediatamente nel nostro network produttivo.
Quali obiettivi avete in termini di capacità nel breve periodo?
Con l'impianto acquisito da Gurit arriviamo oggi a oltre 115.000 tonnellate annue, che saliranno a 170.000 con i nuovi impianti di Modena e Novara, con un raddoppio dell'attuale capacità a partire dal 2028.
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