30 ottobre 2024 08:43
In un incontro tenutosi nei giorni scorsi a TriestEspresso Expo, il consorzio Biorepack ha fornito alcuni dati sul consumo di capsule per caffè nel nostro paese, da cui emerge che solo il 6% dei quasi tre miliardi di unità consumate ogni anno nel nostro paese viene prodotto con materiali compostabili, a fronte del 22% di alluminio e 72% di plastica.
Più in generale, ogni 100 grammi di caffè torrefatto venduto in Italia - secondo dati Mediobanca relativi al 2022 - oltre 37 grammi sono contenuti nelle capsule monouso e altri 6 nelle cialde, mentre il resto è destinato prevalentemente a caffettiere tipo Moka (47,5 grammi).
Il consorzio ritiene che aumentando la percentuale di capsule compostabili si possa aumentare la quantità di caffè intercettato nella raccolta differenziata dei rifiuti umidi, dato che contenitore e residui vengono conferiti insieme nello stesso sacchetto.
“Al di là del modo in cui ci concediamo il piacere del caffè, è fondamentale che gli scarti del prodotto e gli imballaggi utilizzati per contenerli vengano smaltiti nel modo giusto - ha dichiarato Carmine Pagnozzi (nella foto), direttore generale di Biorepack -. In caso contrario, milioni di chili di caffè, invece di essere conferiti tra i rifiuti umidi, rischiano di finire nell’indifferenziato e, da lì, in discarica. E ciò impedisce di inviare agli impianti di trattamento grandi quantità di scarti organici da trasformare in prezioso compost, con il quale riportare sostanza organica e fertilità ai nostri terreni agricoli".
Sullo sviluppo tecnologico in questo campo è intervenuto Alberto Castellanza, responsabile Markets & Products Development di Novamont: "Oggi possiamo offrire, in collaborazione con la nostra filiera, tre tecnologie di trasformazione per capsule compostabili in Mater-Bi, come pure soluzioni ad alta barriera per l’imballaggio, comprese capsule che possono raggiungere fino al 100% di contenuto rinnovabile e con carbon footprint verificata in accordo con lo standard internazionale ISO 14067:2018”.
Gianluigi Mariani, direttore generale di Fi-Plast, ha portato il punto di vista dei produttori di questi imballi: "Oggi le capsule compostabili sono analoghe, come prestazioni, a quelle di altri materiali. A livello organolettico, di protezione e di funzionamento con i macchinari, sia professionali sia domestici”, ha affermato. "Il passaggio dalle plastiche tradizionali ai nostri prodotti Estabio è un itinerario da percorrere insieme, fianco a fianco con i nostri clienti, partendo dalla progettazione fino alla certificazione dei prodotti finiti".
Una conferma arriva da GISE, start-up bolognese che a TriestEspresso ha presentato la capsula compostabile per il sistema chiuso GISE Technology. “Le capsule compostabili sono una indubbia risposta alla richiesta di ridurre il nostro impatto sul Pianeta, perché confermano di lavorare molto bene, a livello di caratteristiche meccaniche, di infusione, di resistenza alle temperature - ha sottolineato Andrea Palmieri, Food & Sensory Manager e Master of coffee di GISE -. Sono quindi un salto in avanti indubbio a livello di sostenibilità. Soprattutto perché velocizzano le operazioni di smaltimento una volta consumate minimizzando i rischi di un errato conferimento".
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