3 dicembre 2019 15:41

La Guardia di Finanza di Busto Arsizio, nell’ambito dell’operazione “Plastic free”, sta eseguendo un’ordinanza di misure cautelari personali emessa dal GIP del Tribunale di Busto Arsizio nei confronti di due uomini e una donna, che insieme ad altri 6 indagati sono accusati di essere i responsabili di bancarotta fraudolenta per aver provocato il dissesto di tre imprese della provincia di Varese operanti nel settore della progettazione, costruzione e commercializzazione di macchinari industriali per la lavorazione di materie plastiche, per un passivo fallimentare di circa 8 milioni di euro.
INDAGINI PARTITE IN ESTATE. L’indagine era partita nel luglio scorso in seguito alla dichiarazione di fallimento di due storiche imprese del settore, una di Busto Arsizio (Ital), l’altra di Samarate (Caccia Engineering - leggi articolo), portando alla luce una serie continuativa di distrazioni e di trasferimenti di risorse infra-gruppo che - spiegano i finanzieri - hanno comportato la dissipazione e la dispersione di importanti risorse finanziarie, trasferite per lo più sui conti correnti esteri, con conseguente depauperamento patrimoniale, economico e finanziario delle tre società italiane “cannibalizzate” e condotte dolosamente al fallimento.
MODUS OPERANDI. I responsabili della bancarotta utilizzavano come holding e come “cassaforte” finanziaria una società slovacca con sede a Bratislava, riconducibile all’indagato principale, A.T. un cinquantunenne varesino (agli arresti) che, a partire dal 2015 aveva rilevato, una dopo l’altra le quote di maggioranza delle tre società italiane, sino ad assumerne il controllo totalitario prima di avviarle al fallimento.
Il saccheggio del patrimonio aziendale avveniva attraverso affitti e cessioni di rami aziendali, marchi e disegni tecnici, distraendo risorse finanziarie per pagare le ingenti spese personali dell’indagato principale, necessarie al mantenimento del suo elevato tenore di vita.
LA TERZA QUASI FALLITA. Gli indagati - fa sapere la Guardia di Finanza - consapevoli di frodare i soci di minoranza, i lavoratori dipendenti e i creditori avevano già fatto fallire due delle tre società italiane controllate, raggiungendo un passivo fallimentare complessivo di circa 8 milioni di euro. Anche la terza società - con sede a Castellanza - è sull’orlo del fallimento e i dipendenti da mesi non ricevono più né gli stipendi né il versamento dei relativi contributi previdenziali e assicurativi. Per quest’ultima azienda, i finanzieri stanno procedendo al sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale (compresi i macchinari e le merci) e del 70% delle quote del suo capitale sociale e di quello di un'altra società con sede a Milano.
PERQUISIZIONI IN CORSO. La Guardia di Finanza sta conducendo 15 perquisizioni per identificare ulteriori fonti di prova dei reati commessi dai 9 indagati. Nell'operazione sono impiegati oltre 50 militari delle Compagnie di Busto Arsizio, Gallarate, Saronno e Padova, nonché del 7° Nucleo Operativo Metropolitano di Roma, che stanno operando, in collaborazione con i finanzieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della predetta Procura, nelle province di Varese, Milano, Lecco, Novara, Vercelli, Padova e Roma.
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