4 gennaio 2018 17:36
In attesa di una circolare unica dei ministeri dell’Ambiente e della Salute, una prima indicazione sulla possibilità di portarsi da casa i propri sacchetti per il confezionamento di alimenti sfusi, non utilizzando così quelli forniti dall’esercente, è arrivata oggi da Giuseppe Ruocco, segretario generale del dicastero della Salute, interpellato dall’agenzia di stampa Adnkronos Salute.
Ruocco ha dichiarato che per ragioni igieniche e di sicurezza alimentare il consumatore può utilizzare propri sacchetti purché questi siano nuovi, monouso e idonei per il contatto con alimenti, escludendo così quelli riutilizzabili più volte. “Non siamo contrari alla possibilità che il cittadino trovi proprie fonti di approvvigionamento di sacchetti, più economiche o addirittura gratuite - ha affermato -. Allo stesso tempo dobbiamo assicurare il mantenimento dell’igiene e della sicurezza dei locali”. “Ovviamente, siccome la responsabilità dell’igiene dei locali è in capo agli esercenti, gli dobbiamo lasciare la facoltà di verificare che si tratti realmente di sacchetti nuovi”, ha aggiunto.
Un'ipotesi che sembra difficilmente praticabile, anche perché, seguendo questa interpretazione, il personale alla cassa dovrebbe esaminare il sacchetto e accertarsi che questo sia nuovo, idoneo al contatto con alimenti e - non dimentichiamo - anche biodegradabile, compostabile e parzialmente biobased, con il rischio - in caso di un controllo fuori dal punto vendita - di incorrere in sanzioni anche molto pesanti in caso di sacchetti fuori norma.
Non si capisce poi come il consumatore potrebbe approvvigionarsi di sacchetti ultraleggeri ad un costo inferiore a quello praticato dalla grande distribuzione, che ordina elevati quantitativi e stipula contratti di fornitura privilegiati con i produttori. A meno che, ma l’ipotesi è estrema, a portarsi il sacchetto da casa non sia proprio un produttore di questi articoli.
Forse, per una volta, sarebbe stato meglio non aggiungere confusione alla confusione.
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