Soddisfazione per la decisione presa a Strasburgo da Ministero dell’Ambiente, produttori di bioplastiche e ambientalisti.
12 marzo 2014 07:30
Il voto favorevole della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo sulla proposta di introdurre nella Direttiva imballaggi obiettivi di riduzione del consumo di sacchetti monouso in plastica (50% entro tre anni dall’entrata in vigore della nuova Direttiva e l’80% entro cinque anni, rispetto ai livelli 2010) ha sollevato un coro di commenti favorevoli, giunti dal Ministero dell’Ambiente, dai produttori di bioplastiche e dagli ambientalisti.
“L’approvazione della normativa europea sugli shopper è una vittoria italiana - ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti (foto a destra) - Il nostro paese infatti, non senza ostacoli e riserve a suo tempo dalla stessa Unione, ha anticipato nel 2011 quella che oggi è diventata norma per tutta l’Unione”. "Il fatto che l’Italia sia stata battistrada di un percorso virtuoso oggi intrapreso dall’Europa - sottolinea il Ministro - conferma la validità di una impostazione che in questo, come in altri campi, pone il nostro paese all’avanguardia. Il futuro degli shopper passa infatti per la chimica verde a matrice organica. E le scelte effettuate dal nostro paese vanno nella direzione di incentivare anche questa frontiera della green economy".
Scontata anche la soddisfazione di Assobioplastiche, associazione italiana della filiera delle plastiche biodegradabili e compostabili: “il testo approvato ieri introduce espressamente un principio di differenziazione tra le plastiche tradizionali e le plastiche biodegradabili e compostabili per il loro riconosciuto valore nella raccolta differenziata della frazione organica”. Inoltre, seconda l’Associazione: “il testo introduce un concetto assai interessante: qualora uno Stato decida di intraprendere la strada della tassazione, come avvenuto per esempio in Irlanda, i sacchi cosiddetti riutilizzabili non potranno in alcun modo costare meno di quelli monouso, a cui verrà applicata la tassa. Ciò al fine di evitare possibili aggiramenti degli obiettivi di riduzione che sono il motivo fondante della direttiva. Ne esce quindi confermata la validità e l’importanza del modello italiano come esperienza pilota per l’intera Unione Europea”.
“Questo caso italiano di bioeconomia trae la sua origine dalla evoluzione della ricerca e innovazione del settore delle bioplastiche biodegradabili da un lato e dallo sviluppo virtuoso della filiera del compost di qualità, da rifiuto municipale raccolto in modo differenziato, dall’altro - commenta Catia Bastioli (foto a sinistra), AD di Novamont, principale produttore italiano di bioplastiche per sacchetti -. Le connessioni tra questi due sviluppi, verificatesi negli anni, hanno messo in moto una serie di comportamenti virtuosi e di iniziative di collaborazione tra svariati interlocutori generando un tessuto connettivo ideale per promuovere un cambiamento di modello di sviluppo con al centro l’uso efficiente delle risorse“.
Per Francesco Ferrante (foto a destra), Vicepresidente del Kyoto Club e autore dell’emendamento che ha introdotto nella legislazione italiana in divieto degli shopper, entrato in vigore tre anni fa: ”Ora non ci sono più alibi per non applicare le sanzioni a chi si ostina a commercializzare sacchi non conformi alle regole europee di biodegradabilità e compostabilità”. “La scelta della Commissione - aggiunge Ferrante - conferma che il modello italiano, che ha già ridotto il consumo di shopper usa e getta da circa 180.000 ton nel 2010 e circa 90.000 nel 2013, con una riduzione del 50% e un miglioramento della qualità e quantità del rifiuto organico, può essere davvero un modello per tutta l’Europa nel comune raggiungimento degli obiettivi fissati dalla bozza votata dalla Commissione ambiente”.
“Ben venga la Direttiva europea sugli shopper di plastica - nota Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente -. Si tratta finalmente di una buona notizia per l’ambiente in Europa e un riconoscimento importante per l’Italia e la sua legge che mette al bando le buste di plastica. Ora una delle priorità da seguire sarà quella di aggredire in maniera definitiva l’usa e getta, risolvere il problema dei sacchetti illegali ancora troppo diffusi e promuovere le filiere delle produzione industriali innovative e rispettose dell’ambiente come ha fatto in questi anni l’Italia”.
“Se fino al 2010 - aggiunge Ciafani - l’Italia era il primo paese europeo per consumo di sacchetti di plastica usa e getta, con una percentuale di consumo pari al 25% del totale commercializzato in Europa, con l’entrata in vigore nel 2011 della legge contro gli shopper non compostabili, in soli tre anni la nostra Penisola è riuscita a dimezzare questa percentuale tracciando le basi per una strategia integrata sulla corretta gestione dei rifiuti, sulla riduzione della plastica, sulla tutela e la salvaguardia dell’ambiente marino e della biodiversità. Ma ancora si può fare molto per combattere in tutta Europa i sacchetti di plastica. Ci auguriamo che il Parlamento Europeo approvi in tempi brevi la Direttiva sugli shopper per continuare tutti insieme la battaglia sulla riduzione delle buste in plastica”.
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