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n rapporto del Parlamento Europeo esamina l’impatto delle diverse soluzioni per ridurre la circolazione di sacchetti monouso in plastica.
7 marzo 2014 07:12
Un documento redatto a gennaio dal servizio ricerche del Parlamento Europeo cerca di fornire una prima stima dell’impatto delle diverse opzioni per la riduzione dei sacchetti monouso in plastica sul mercato comunitario, in vista del voto sulla proposta avanzata dalla Commissione Europea.
Come è noto, la bozza di proposta punta a ridurre, entro il 2015, il consumo di sacchetti con spessore inferiore a 50 micron, lasciando liberi gli stati membri di adottare le misure più appropriate raggiungere questo obiettivo, ivi comprese limitazioni alla commercializzazione, in deroga a quanto previsto dalla Direttiva 94/62/EC.
Le quattro opzioni prese in considerazione nel documento sono: status quo, accordi volontari che coinvolgono la rete distributiva, introduzione di target di prevenzione combinati con strumenti economici e restrizioni alla vendita, fino ad arrivare alla messa al bando tout-court degli shopper a livello europeo.
Nello scenario “status quo", la situazione resta immutata: non è previsto un aggravamento del littering, ma neanche un miglioramento della situazione, che nel tempo porterà ad un progressivo accumulo dei rifiuti i nell’ambiente. Oltre tutto, se non cambia il quadro regolatorio, l’introduzione di restrizioni nei paesi membri, come è già avvenuto in Italia, rischia di innescare conflitti con la Direttiva imballaggi.
L’opzione che prevede accordi volontari per la riduzione della distribuzione di sacchetti è considerata poco efficace in mancanza di un’ampia condivisione degli obiettivi all’interno della catena della distribuzione. La terza opzione è molto vicina a quella contenuta nella proposta della Commissione, anche se si distingue per la fissazione di target specifici di riduzione, mentre la quarta strada è sostanzialmente una messa al bando a livello comunitario degli shopper in plastica con spessore sotto i 50 micron, opzione politicamente poco praticabile.
Il rapporto indica in 198 il consumo medio annuo procapite di shopper usa-e.-getta in plastica in Europa, il 90 percento dei quali leggeri, con 8 miliardi di sacchetti dispersi nell’ambiente nel 2010.
Nel documento viene anche stimato il peso economico del settore: i produttori a livello europeo dovrebbero essere tra i 250 e i 300, in larga parte piccole e medie imprese, con una occupazione che varia tra i 15.000 e i 20.000 addetti. Va anche ricordato che - secondo i ricercatori - ben sette sacchetti su dieci non biodegradabili sono importati dall’Asia. L’impatto economico sui produttori non monoprodotto potrebbe essere mitigato dal fatto che la riduzione del consumo di shopper monouso, in gran parte provenienti dalla Cina, potrebbe essere parzialmente compensata da un incremento delle vendite di sacchetti riutilizzabili, più pesanti e tecnologici, prodotti invece in Europa. Un’analisi più approfondita andrebbe condotta per valutare il risultato netto tra questi due effetti.
La strada scelta dalla Commissione Europea, che lascia ai paesi membri ampio margine di manovra, sembra agli estensori del rapporto la soluzione più pragmatica e realistica, anche perché consente di modulare la manovra in funzione delle specificità dei mercati locali, lasciando spazio per un futuro dibattito a livello europeo qualora si vogliano fissare target comunitari.
Una debolezza sottolineata dai ricercatori è che, non obbligando i paesi membri a fissare target di riduzione dei sacchetti, la proposta della Commissione potrebbe rivelarsi, alla resa dei conti, meno ambiziosa di quanto potrebbe inizialmente apparire.
Fonte: “Initial appraisal of a European Commission Impact Assessment: Lightweight plastic carrier bags”
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