Depositata una proposta di legge per metterli al bando. L’associazione dei produttori di additivi contrattacca.
15 gennaio 2014 06:25
In Francia si apre il dibattito sull’utilizzo delle plastiche oxo-degradabili, ottenute aggiungendo alle tradizionali materie palstiche additivi che agevolano, in determinate condizioni, la degradazione della catena polimerica, anche se non nei tempi previsti dallo standard EN 13432.
L’8 gennaio scorso, i deputati socialisti francesi Bruno Le Roux e Arnaud Leroy hanno depositato una proposta di legge per la messa al bando dei sacchetti in plastica “oxo-frammentabile”, diffusi anche oltralpe. I parlamentari ritengono che la proposta possa essere discussa all’Assemblea Nazionale prima dell’estate.
Alla base della proposta di legge - ha spiegato Leroy - c’è il principio di precauzione: “prima di immettere sul mercato i sacchetti oxo-degradabili bisogna dimostrane la loro innocuità”. In Francia, secondo alcune stime, il 10% dei sacchetti in commercio sono prodotti con plastiche additivate per essere oxo-degradabili.
La proposta di legge è stata duramente contestata dall’associazione europea dei produttori di plastiche oxo-biodegradabili, che parla senza termini di una lobby delle bioplastiche attiva in Francia, Spagna e Italia che lavora per mettere fuori mercato le plastiche additivate, poiché sono più competitive rispetto ai polimeri biobased compostabili.
“Saremmo sorpresi se il Governo francese trasformasse questa proposta in legge - afferma l’associazione -. Un paese civile non può chiudere un’attività economica legale sulla base di un semplice sospetto. Bisogna avere prove credibili per giustificare una tale interferenza nella libertà d’impresa”. Inoltre, rilevano i produttori di additivi oxo-biodegradabili - la legge è in contrasto con l’articolo 18 della Direttiva sui rifiuti da imballaggio. “Anche se questo articolo fosse modificato secondo la recente proposta della Commissione Europea, la norma sarebbe comunque in contrasto con l’articolo 36 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea”.
"Dal punto di vista sostanziale - continua l’Associazione -, il punto principale sembra essere che i frammenti di plastica ottenuti dalla degradazione potrebbero contaminare gli alimenti e l’ambiente. Tuttavia, tutto si frammenta nell’ambiente quando degrada, compresi tessuti, carta, plastiche convenzionali e biobased: dobbiamo vietarli tutti, anche se non sono tossici?”.
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