Imminente una proposta della Commissione Europea che lascerebbe libertà di applicare tasse o divieti alla vendita dei sacchetti in plastica.
4 ottobre 2013 07:34
Una premessa doverosa, considerato il clima teso che aleggia nel nostro paese dopo la messa al bando degli shopper e il corollario di rinvii e aggiustamenti in corso d'opera: i prossimi paragrafi sono frutto di notizie non ufficiali e non confermate, rumors che stanno circolando in questi giorni, non solo in Italia. Se siete già confusi sul tema e non volete peggiorare la vostra situazione, non leggete oltre. Non possiamo garantire sulla veridicità delle considerazioni che stiamo per fare, anche se diversi indizi le rendono quanto meno verosimili.
Da più parti giungono rumors su una imminente proposta di direttiva della Commissione Europea in tema di sacchetti usa-e-getta in plastica, con forti limitazioni almeno per quelli più sottili. Lo ha annnunciato la settimana scorsa il Commissario all'Ambiente Janez Poto?nik, senza però fornire una deadline. Alcune fonti, a Bruxelles, lasciano pensare che la proposta potrebbe essere presentata nei prossimi giorni, entro il mese ottobre, e che la nuova normativa potrebbe entrare in vigore nel corso del prossimo anno.
Sui contenuti vige il riserbo. Ciò nonostante, fonti vicine alla Commissione indicherebbero che agli stati membri della UE potrebbe essere lasciata libera scelta tra mettere al bando i sacchetti in plastica monouso o tassarli, superando il limite - oggi in vigore - che non consente l'imposizione di barriere alla libera circolazione delle merci, se non espressamente previste dalla direttiva sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio. E' la stessa norma che è costata al nostro paese l'apertura di una procedura d'infrazione per aver posto un divieto alla vendita di sacchetti per la spesa non biodegradabili (e la biodegradabilità non rientra tra i casi previsti).
L'imminenza di un nuovo quadro normativo e il superamento della direttiva imballaggi potrebbe spiegare perché la Commissione Europea non si è pronunciata sul provvedimento notificato dal governo italiano - doveva farlo entro il 13 settembre scorso -, ma non ha nemmeno chiuso il dossier; e spiegherebbe anche perché l'iter della procedura d'infrazione sia ancora aperto, ma sostanzialmente congelato. La ragione potrebbe essere che si è in attesa della nuova proposta della Commissione Europea, a cui dovrebbero seguire le decisioni di Consiglio e Parlamento Europeo. La direttiva sui sacchetti, infatti, sanerebbe di fatto le pendenze dell'Italia.
Un provvedimento estremo come il bando, o l'imposizione di tasse (peraltro giù previste in Irlanda del Nord e in Galles, presto in Scozia e, forse, anche in Inghilterra), richiede che vi sia un interesse altrettanto "elevato" da difendere: nel caso dei sacchetti, pare essere la tutela dei mari dall'inquinamento dei rifiuti, in particolare quelli plastici (marine litter): un tema che in questi mesi è stato più volte all'attenzione di Bruxelles, ampiamente affrontato dai media, condiviso da molti se non da tutti (compresi i produttori e i trasformatori di plastiche). Senza contare che la consultazione europea sui rifiuti in plastica lascerebbe pensare che non manchino - tra cittadini, organizzazioni e opinion leader - fautori di misure drastiche per risolvere il problema della dispersione dei rifiuti plastici nell'ambiente.
Paradossalmente, ciò che sembra tener ancora in vita i sacchetti in plastica è la crisi, che rende riluttante la Commissione ad imporre nuovi vincoli green che potrebbero danneggiare le imprese del settore; il timore è che norme restrittive, anti-industriali, possano essere bloccate dal Parlamento Europeo o dal Consiglio dei Ministri. D'altro canto, esiste una lobby dei produttori di bioplastiche molto attiva a Bruxelles, che spinge verso la messa al bando dei sacchetti monouso in polietilene, sottolineando i riflessi positivi, a livello economico ed occupazionale, dello sviluppo di un'industria verde a livello comunitario.
Non sembra casuale la presa di posizione, solo qualche giorno fa, di European Bioplastics - Associazione europea dei produttori di bioplastiche - che ha chiesto a Bruxelles l'esenzione da tasse o divieti per i sacchetti prodotti con almeno il 50% di materie prime biobased, e di quelli biodegradabili dove vige la raccolta differenziata dei rifiuti organici.
Esistono equilibri molto delicati tra la libera circolazione delle merci nel mercato unico e la protezione ambientale, o tra la tutela dell'ambiente e l'occupazione. Senza un quadro coerente a livello europeo, ogni paese potrebbe muoversi in modo autonomo, creando più danni di quanto non ne possa fare una presa di posizione comunitaria; e questo potrebbe spingere Bruxelles ad abbandonare l'immobilismo per pronunciarsi su un tema così delicato.
Non resta che attendere per saperlo.
Carlo Latorre
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