Il parere delle commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera chiude le consultazioni sul decreto interministeriale.
12 febbraio 2013 09:14
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale concernente l’individuazione delle caratteristiche tecniche dei sacchi per l’asporto merci dovrebbe concludersi l'iter del provvedimento che mette al bando in Italia la commercializzazione di sacchetti monouso in plastica non biodegradabile. Con la pubblicazione del provvedimento scatta infatti il conto alla rovescia (60 giorni) per l'entrata in vigore delle sanzioni, mentre - lo ricordiamo - la legge è a tutti gli effetti in vigore già dal 1 gennaio di quest'anno.
La pubblicazione non dovrebbe però essere imminente. Sentite le commissioni di Camera e Senato, i ministeri competenti (Ambiente e Sviluppo Economico), possono apportare modifiche allo schema di decreto o mantenere la stesura originale, non essendo vincolanti i pareri delle commissioni parlamentari. Secondo la procedura di informazione ai sensi della Direttiva 98/34/CE, il testo dovrebbe poi essere girato a Bruxelles, che ha tre mesi di tempo per inviare al nostro Governo le sue osservazioni. A questo punto, ricevuto il via libera da Bruxelles, il decreto potrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Ciò in teoria: uno scenario alternativo prevede che il decreto sia pubblicato in GU, contestualmente all'invio alla Commissione Europea, anche a rischio di una lettera di richiamo da Bruxelles; in questo caso, i tempi di entrata in vigore del decreto - e delle relative sanzioni - risulterebbero notevolmente abbreviati.
Per quanto concerne i pareri delle commissioni parlamentari, lo schema di decreto ha ottenuto voto favorevole dal Senato in una forma che non cambia i contenuti della legge, in modo particolare per quanto concerne l'indicazione della norma UNI EN 13432 come riferimento per la biodegradabilità dei sacchetti. Tale norma riguarda però le condizioni di biodegradabilità e compostabilità degli imballaggi, un criterio restrittivo rispetto alla mera biodegradabilità, sostenuta invece dai produttori di sacchetti in polietilene additivato con sostanze oxo-biodegradabili e similari; questi prodotti favoriscono la degradazione del materiale plastico rompendo le lunghe catene molecolari del polimero, ma con tempi significativamente più lunghi, non compatibili con il compostaggio domestico o industriale.
Nel suo passaggio alle commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera, la bozza ha ottenuto un parere favorevole, ma condizionato. E le condizioni sono tutt'altro che marginali anche se - lo ricordiamo - non vincolanti. Si va dal puntualizzare che la commercializzazione dei sacchetti debba essere riferita esclusivamente al mercato italiano e non alle esportazioni, onde evitare una probabile bocciatura da Bruxelles, alla richiesta di indicare le forme di finanziamento e di promozione per la riconversione degli impianti esistenti che il Governo intende adottare. Una condizione riguarda la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, "a seguito della conclusione, con esito favorevole, della procedura stessa" (si riferisce alla procedura di informazione secondo la Direttiva Imballaggi").
La condizione più controversa riguarda però l'estensione dei riferimenti normativi per la biodegradabilità "alla norma UNI EN 13432:2002 e ad altre normative tecniche equivalenti", dove l'espressione "altre normative equivalenti" dovrebbe riferirsi a test per la biodegradabilità di tipo differente, non legati strettamente alla compostabilità, come richiesto dai produttori di additivi. In questa forma, però, il testo rischia di prestarsi a nuove polemiche, che renderebbero ancora più complessa e indefinita l'applicazione del divieto.
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