Presentata dalla Commissione Europea, viene accolta con favore da European Bioplastics: "Servono però più azioni specifiche per l'industria".
14 febbraio 2012 14:53
L'associazione europea dei produttori di bioplastiche ha salutato con favore - non scevra da una punta di delusione - la nuova strategia UE per lo sviluppo della bioeconomia, presentata ieri dalla Commissaria europea alla Ricerca e l'innovazione Máire Geoghegan-Quinn. "E' un buon punto di partenza, ma sono necessarie più azioni specifiche a supporto delle industrie biobased", ha affermato il direttore di European Bioplastics, Andy Sweetman.
"Sosteniamo l'Unione Europea nella definizione di una strategia fondamentale per aiutare la crescita delle industrie che utilizzano materie prime da fonti rinnovabili - ha aggiunto -. Speravamo però di vedere incorporate nel piano strategico misure più specifiche per le bioplastiche, come quelle elaborate dal Gruppo consultivo sui prodotti biobased". Secondo Sweetman, l'industria delle bioplastiche è tecnologicamente sviluppata ed è in grado di mostrare un'ampia gamma di applicazioni già perfettamente mature: "Ciò di cui abbiamo bisogno sono misure incisive per sostenere lo sviluppo del mercato dei prodotti realizzati con bioplastiche ".
Il piano d'azione strategico “Innovating for Sustainable Growth: a Bioeconomy for Europe” si propone di indirizzare il sistema economico europeo verso un maggior impiego di risorse rinnovabili, da utilizzarsi non solo per usi alimentari, ma anche per produrre materie prime per l'industria ed energia. La bioeconomia presa nel suo complesso - dall'agricoltura alla pesca, fino a biocarburanti e materiali biobased - vale in Europa oltre duemila miliardi di euro e occupa quasi 22 milioni di persone, pari al 9 per cento della forza lavoro complessiva. Considerando solo biochimica e bioplastiche, il fatturato annuo si aggira intorno a 50 miliardi di euro, con una occupazione di 150mila addetti. Secondo una stima attendibile, ogni euro investito nella bio-economia, in ricerca e innovazione, potrebbe generare un valore aggiunto di 10 euro, nello stesso settore, entro il 2025.
Il piano europeo per lo sviluppo della bioeconomia si concentrerà su tre aspetti chiave: nuove tecnologie, processi e conoscenze; sviluppo dei mercati e competitività; spinta verso una più stretta collaborazione tra politica e portatori dei diversi interessi. Secondo il Commissario europea alla ricerca scientifica e innovazione, Máire Geoghegan-Quinn, l'Europa deve passare quanto prima a un'economia post-petrolifera: "Un maggior utilizzo di risorse rinnovabili non è più solo una scelta, è una necessità - ha affermato - Dobbiamo guidare la transizione da una società fossil-based a una società bio-based e il motore deve essere la ricerca e l'innovazione: è buona cosa per l'ambiente, per la sicurezza alimentare ed energetica, e per la futura competitività dell'Europa".
La Commissione stima che l'implementazione di una strategia favore della bio-economia, da attuarsi nell'ambito del piano Horizon 2020, potrebbe creare 130mila posti di lavoro e 45 miliardi di valore aggiunto entro il 2025.
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