In occasione di un incontro con la stampa tenutosi nei giorni scorsi a Milano, Wolfang Reimer, (nella foto) responsabile europeo della Victrex ha concesso un'intervista a Polimerica per spiegare le future strategie del gruppo britannico, anche in considerazione del recente ingresso di nuovi competitor nel mercato del PEEK.
Nel primo semestre dell'anno fiscale 2007/2008, conclusosi il 31 marzo scorso la società ha visto crescere i ricavi del 3% a circa 68,5 milioni di sterline (86,1 milioni di euro), con profitti pari a 27,1 milioni, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo del precedente esercizio. In volume, la crescita è stata del 6% per complessive 1.294 tonnellate, con un incremento più sostanzioso, intorno al 10%, nel settore auto (365 ton contro 324 ton).
Negli ultimi anni sono entrati sul mercato - o ne hanno annunciato l'ingresso – due nuovi produttori di PEEK: Solvay e Evonik (ex Degussa). La cosa vi preoccupa?
In realtà abbiamo sempre avuto concorrenti. Negli anni '80 c'era la BASF, che si è ritirata nella seconda metà degli anni '90. È comunque vero che all'inizio degli anni 2000 non avevamo dei concorrenti diretti, anche se non mancava, allora come oggi, la concorrenza di altri tecnopolimeri ad elevate prestazioni. Rispetto ai nuovi competitor seguiamo i loro sviluppi, non li sottovalutiamo, ma nemmeno li temiamo. Crediamo molto nei nostri punti di forza: abbiamo sviluppato il materiale, il processo produttivo e oggi abbiamo raggiunto un livello qualitativo molto elevato; inoltre, il PEEK è l'unica famiglia di polimeri di cui disponiamo e, quindi, possiamo dedicare ad essa tutte le nostre energie tecniche e commerciali, forti di uno staff di oltre 500 persone. Riteniamo senza arroganza di essere i leader di mercato e quindi toccherà ai nostri concorrenti raggiungerci: se avranno abbastanza fiato e resistenza per correre e saranno in grado di sviluppare nuove applicazioni e mercati, ben vengano. Del resto consideriamo questo interesse nei confronti del PEEK un segnale della validità del lavoro condotto in questi anni per diffonderne l'utilizzo e la conferma che il mercato é promettente. Per il resto, preferiamo concentrarci su noi stessi e fissare i nostri obiettivi, senza farci condizionare.
Due anni fa avete introdotto i rivestimenti Vicote, l'anno scorso i film Aptiv. Per il 2008 avete qualche novità nel cassetto?
Negli ultimi anni abbiamo introdotto nuovi prodotti, e anche nel 2008 non mancheranno le novità: posso annunciarle in anteprima che entro la fine dell'anno presenteremo una nuova serie di tecnopolimeri a base poliarileterchetone dalle caratteristiche molto interessanti, anche se non posso fornire al momento ulteriori dettagli in merito.
E per quanto concerne nuovi settori applicativi, c'è qualcosa di nuovo?
Dopo aver ampliato il nostro impianto produttivo di Hillhouse, in Gran Bretagna, dove la produzione è stata incrementata di circa 1.500 t/a, vogliamo entrare in nuovi mercati, soprattutto nell'Est Europa, e sviluppare nuovi settori applicativi, per esempio quello dell'energia e dell'oil&gas, dove i nostri materiali offrono un insieme di caratteristiche difficilmente raggiungibile da alti polimeri.
Ci interessano anche nuovi ambiti di processo, come ad esempio la sinterizzazione laser per la prototipazione rapida di particolari complessi, dove stiamo collaborando con un partner per lo sviluppo di gradi PEEK con viscosità ottimizzata. Altri ambiti di sviluppo riguardano il rivestimento di parti metalliche per il settore delle pompe o l'estrusione di tubi sottili per applicazioni petrolifere, in particolare il cablaggio delle attrezzature di estrazione poste a grande profondità sul fondo marino. Non avendo trovato una tecnologia adeguata sul mercato, abbiamo messo a punto internamente un processo di estrusione per produrre tubi di grande lunghezza, al contempo sottili, uniformi e dimensionalmente stabili.
Un altro settore di grande interesse è lo sviluppo di materiali compositi avanzati per il settore aerospaziale. Quando quattro anni fa ci siamo presentati al JEC di Parigi, nessuno capiva cosa ci facessimo lì; quest'anno, invece, la tecnologia di impregnazione di fibre continue con una dispersione del nostro polimero ha riscosso molto interesse e sono in fase di sviluppo i primi progetti, alcuni dei quali già completati, come nel caso di un velivolo militare.
Sviluppi promettenti anche nel settore dei film?
Riteniamo che ci sia un potenziale molto rilevante per i nostri film Aptiv e siamo particolarmente fieri di poter offrire oggi al mercato anche spessori molto sottili (6-750 micron) con larghezze fino a 1.500 mm. Questi film offrono un profilo del tutto unico, che rimane insuperato anche rispetto ad altri materiali come le poliimmidi, le polietereimmidi o il PTFE, se si considerano le proprietà meccaniche, termiche, la resistenza chimica, all'abrasione e l'assorbimento di umidità. Abbiamo già identificato opportunità in applicazioni esistenti, ma il nostro interesse è rivolto alle nuove tecnologie come, ad esempio, fotovoltaico, tracciabilità RFID, display flessibili e transistor su film sottili.
Tornando al vostro impianto produttivo: cosa vi ha spinto a investire in Europa e non sui mercati emergenti dell'Asia, come invece hanno fatto altri grandi gruppi chimici?
Ci siamo posti questo problema quattro anni fa e tra le varie opzioni c'era anche la creazione di nuove capacità in Asia. Abbiamo scelto di localizzare il nuovo impianto presso il sito produttivo esistente per sfruttare le infrastrutture, le tecnologie e il know-how di cui già disponiamo, che ci consentono di garantire la qualità della nostra produzione su una scala così elevata. Un conto è produrre quantità limitate di PEEK in un impianto di prova, altro è trasferire questo know-how su un impianto di produzione. Sotto il profilo dei costi, inoltre, possiamo gestire due impianti con lo stesso personale, senza dover duplicare funzioni e competenze.
Nel nostro sito produttivo in questi anni abbiamo investito lungo la filiera integrandoci prima a monte, nella produzione di BDF, quindi a valle, nel settore dei film e del coating, però sempre nell'ottica di non entrare in concorrenza con i nostri clienti; siamo entrati direttamente solo nelle nicchie non presidiate, dove c'era uno spazio libero, con l'obiettivo di diffondere l'impiego dei nostri materiali o ampliarne l'ambito applicativo.
Poiché la vicinanza ai clienti resta fondamentale, lo scorso anno abbiamo aperto una nuova sede commerciale a Pechino e dal 2006 disponiamo di un centro di supporto tecnico-commerciale a Shanghai. Sui mercati emergenti continueremo ad investire sulle attività commerciali e di supporto ai clienti.
Il mercato italiano resta interessante?
Solo in Italia sono in fase di sviluppo, a diversi stadi, circa 450 applicazioni con il nostro PEEK. In alcuni casi siamo allo stato embrionale, in altri siamo vicino all'industrializzazione. Ciò testimonia il forte interesse del mercato verso il nostro polimero.
8 luglio 2008 08:30
Le strategie della società illustrate a Polimerica da Wolfgang Reimer, direttore generale di Victrex Europa.
In occasione di un incontro con la stampa tenutosi nei giorni scorsi a Milano, Wolfang Reimer, (nella foto) responsabile europeo della Victrex ha concesso un'intervista a Polimerica per spiegare le future strategie del gruppo britannico, anche in considerazione del recente ingresso di nuovi competitor nel mercato del PEEK.
Nel primo semestre dell'anno fiscale 2007/2008, conclusosi il 31 marzo scorso la società ha visto crescere i ricavi del 3% a circa 68,5 milioni di sterline (86,1 milioni di euro), con profitti pari a 27,1 milioni, sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo del precedente esercizio. In volume, la crescita è stata del 6% per complessive 1.294 tonnellate, con un incremento più sostanzioso, intorno al 10%, nel settore auto (365 ton contro 324 ton).
Negli ultimi anni sono entrati sul mercato - o ne hanno annunciato l'ingresso – due nuovi produttori di PEEK: Solvay e Evonik (ex Degussa). La cosa vi preoccupa?
In realtà abbiamo sempre avuto concorrenti. Negli anni '80 c'era la BASF, che si è ritirata nella seconda metà degli anni '90. È comunque vero che all'inizio degli anni 2000 non avevamo dei concorrenti diretti, anche se non mancava, allora come oggi, la concorrenza di altri tecnopolimeri ad elevate prestazioni. Rispetto ai nuovi competitor seguiamo i loro sviluppi, non li sottovalutiamo, ma nemmeno li temiamo. Crediamo molto nei nostri punti di forza: abbiamo sviluppato il materiale, il processo produttivo e oggi abbiamo raggiunto un livello qualitativo molto elevato; inoltre, il PEEK è l'unica famiglia di polimeri di cui disponiamo e, quindi, possiamo dedicare ad essa tutte le nostre energie tecniche e commerciali, forti di uno staff di oltre 500 persone. Riteniamo senza arroganza di essere i leader di mercato e quindi toccherà ai nostri concorrenti raggiungerci: se avranno abbastanza fiato e resistenza per correre e saranno in grado di sviluppare nuove applicazioni e mercati, ben vengano. Del resto consideriamo questo interesse nei confronti del PEEK un segnale della validità del lavoro condotto in questi anni per diffonderne l'utilizzo e la conferma che il mercato é promettente. Per il resto, preferiamo concentrarci su noi stessi e fissare i nostri obiettivi, senza farci condizionare.
Due anni fa avete introdotto i rivestimenti Vicote, l'anno scorso i film Aptiv. Per il 2008 avete qualche novità nel cassetto?
Negli ultimi anni abbiamo introdotto nuovi prodotti, e anche nel 2008 non mancheranno le novità: posso annunciarle in anteprima che entro la fine dell'anno presenteremo una nuova serie di tecnopolimeri a base poliarileterchetone dalle caratteristiche molto interessanti, anche se non posso fornire al momento ulteriori dettagli in merito.
E per quanto concerne nuovi settori applicativi, c'è qualcosa di nuovo?
Dopo aver ampliato il nostro impianto produttivo di Hillhouse, in Gran Bretagna, dove la produzione è stata incrementata di circa 1.500 t/a, vogliamo entrare in nuovi mercati, soprattutto nell'Est Europa, e sviluppare nuovi settori applicativi, per esempio quello dell'energia e dell'oil&gas, dove i nostri materiali offrono un insieme di caratteristiche difficilmente raggiungibile da alti polimeri.
Ci interessano anche nuovi ambiti di processo, come ad esempio la sinterizzazione laser per la prototipazione rapida di particolari complessi, dove stiamo collaborando con un partner per lo sviluppo di gradi PEEK con viscosità ottimizzata. Altri ambiti di sviluppo riguardano il rivestimento di parti metalliche per il settore delle pompe o l'estrusione di tubi sottili per applicazioni petrolifere, in particolare il cablaggio delle attrezzature di estrazione poste a grande profondità sul fondo marino. Non avendo trovato una tecnologia adeguata sul mercato, abbiamo messo a punto internamente un processo di estrusione per produrre tubi di grande lunghezza, al contempo sottili, uniformi e dimensionalmente stabili.
Un altro settore di grande interesse è lo sviluppo di materiali compositi avanzati per il settore aerospaziale. Quando quattro anni fa ci siamo presentati al JEC di Parigi, nessuno capiva cosa ci facessimo lì; quest'anno, invece, la tecnologia di impregnazione di fibre continue con una dispersione del nostro polimero ha riscosso molto interesse e sono in fase di sviluppo i primi progetti, alcuni dei quali già completati, come nel caso di un velivolo militare.
Sviluppi promettenti anche nel settore dei film?
Riteniamo che ci sia un potenziale molto rilevante per i nostri film Aptiv e siamo particolarmente fieri di poter offrire oggi al mercato anche spessori molto sottili (6-750 micron) con larghezze fino a 1.500 mm. Questi film offrono un profilo del tutto unico, che rimane insuperato anche rispetto ad altri materiali come le poliimmidi, le polietereimmidi o il PTFE, se si considerano le proprietà meccaniche, termiche, la resistenza chimica, all'abrasione e l'assorbimento di umidità. Abbiamo già identificato opportunità in applicazioni esistenti, ma il nostro interesse è rivolto alle nuove tecnologie come, ad esempio, fotovoltaico, tracciabilità RFID, display flessibili e transistor su film sottili.
Tornando al vostro impianto produttivo: cosa vi ha spinto a investire in Europa e non sui mercati emergenti dell'Asia, come invece hanno fatto altri grandi gruppi chimici?
Ci siamo posti questo problema quattro anni fa e tra le varie opzioni c'era anche la creazione di nuove capacità in Asia. Abbiamo scelto di localizzare il nuovo impianto presso il sito produttivo esistente per sfruttare le infrastrutture, le tecnologie e il know-how di cui già disponiamo, che ci consentono di garantire la qualità della nostra produzione su una scala così elevata. Un conto è produrre quantità limitate di PEEK in un impianto di prova, altro è trasferire questo know-how su un impianto di produzione. Sotto il profilo dei costi, inoltre, possiamo gestire due impianti con lo stesso personale, senza dover duplicare funzioni e competenze.
Nel nostro sito produttivo in questi anni abbiamo investito lungo la filiera integrandoci prima a monte, nella produzione di BDF, quindi a valle, nel settore dei film e del coating, però sempre nell'ottica di non entrare in concorrenza con i nostri clienti; siamo entrati direttamente solo nelle nicchie non presidiate, dove c'era uno spazio libero, con l'obiettivo di diffondere l'impiego dei nostri materiali o ampliarne l'ambito applicativo.
Poiché la vicinanza ai clienti resta fondamentale, lo scorso anno abbiamo aperto una nuova sede commerciale a Pechino e dal 2006 disponiamo di un centro di supporto tecnico-commerciale a Shanghai. Sui mercati emergenti continueremo ad investire sulle attività commerciali e di supporto ai clienti.
Il mercato italiano resta interessante?
Solo in Italia sono in fase di sviluppo, a diversi stadi, circa 450 applicazioni con il nostro PEEK. In alcuni casi siamo allo stato embrionale, in altri siamo vicino all'industrializzazione. Ciò testimonia il forte interesse del mercato verso il nostro polimero.
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