24 aprile 2026 08:45
Secondo una stima di Allianz Trade, la crisi in Medio Oriente potrebbe causare a livello globale 7mila insolvenze in più quest’anno e quasi 8mila l’anno prossimo, nonostante, prima del blocco dello Stretto di Hormuz, fosse atteso un moderato calo nel 2027. Una situazione che accomuna tutti i Paesi europei.
Le insolvenze aziendali, a livello globale, potrebbero aumentare quest’anno del 6% dopo il +6% del 2025, mettendo a segno il quinto anno consecutivo al rialzo, prima di stabilizzarsi nel 2027 su livelli comunque elevati.
In Italia, la crescita è stimata quest’anno al +5%, inferiore rispetto ai tassi degli ultimi tre anni: +9%, +17% e +26% rispettivamente nel 2023, 2024 e 2025.
Restando al nostro Paese, nel 2026 sono previsti fino a 12.750 casi , poiché la crescita economica resterà modesta, in parte a causa della strutturale ed elevata dipendenza dell’Italia dall’energia importata e del suo impatto sulle famiglie e sulle industrie ad alta intensità energetica.
Il 2027 potrebbe invece registrare una potenziale riduzione a 12.300 casi.
Tuttavia, un conflitto prolungato amplificherebbe gli effetti che, combinati con inflazione in aumento, calo della fiducia e crescita più bassa, porterebbero ad un ulteriore incremento i rischi di insolvenza.
“Questa situazione sta portando ad incrementi di costi lungo le catene globali del valore, dall’agrifood al manifatturiero, dalla sanità alla tecnologia”, spiega Aylin Somersan Coqui, CEO di Allianz Trade. “Inoltre, aggrava le pressioni sui settori ad alta intensità energetica, come trasporti, chimica e metalli. La combinazione di domanda più debole, aumento dei costi degli input e condizioni finanziarie più restrittive sta mettendo sotto pressione le aziende con scarso potere di pricing, margini ridotti, elevati livelli di debito o fabbisogni strutturalmente più elevati di capitale circolante”.
L’industria chimica è tra i settori più esposti: il report segnala che il rincaro di energia e materie prime, insieme alle tensioni sulle fornitura legate al Medio Oriente, sta comprimendo i margini delle imprese più energivore. In Europa il rischio appare particolarmente elevato, perché la chimica mostrava già segnali di fragilità prima della crisi; l’aumento dei costi di petrolio, gas e input industriali rischia quindi di tradursi in una nuova pressione sui bilanci, soprattutto per le aziende con debito alto, scarsa capacità di trasferire i rincari ai clienti e forte dipendenza da fornitori internazionali.
“Un’escalation sostenuta e diffusa porterebbe le insolvenze globali ad aumentare del +10% nel 2026 e del +3% nel 2027”, aggiunge Maxime Lemerle, Lead Analyst per la ricerca sulle insolvenze presso Allianz Trade. “Questo si tradurrebbe in circa 4.100 casi aggiuntivi negli Stati Uniti e 10.500 in Europa occidentale nel periodo 2026-2027”.
Con un aumento del 6% delle insolvenze aziendali globali nel 2026, Allianz Trade stima che 2,2 milioni di posti di lavoro sarebbero direttamente a rischio, quasi centomila in più rispetto all’anno scorso.
“Costruzioni, retail e servizi sarebbero i principali settori a rischio”, sottolinea Lemerle. “L’Europa, con 1,3 milioni di persone potenzialmente coinvolte, guida il conteggio globale. Nel complesso, i posti di lavoro a rischio a causa delle insolvenze aziendali rappresenterebbero il 6% del numero totale di disoccupati negli Stati Uniti e in Europa”.
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