4 giugno 2026 08:43
Il comparto della plastica fattura in Spagna quasi 29 miliardi di euro, pari al 2% del PIL nazionale e al 5,22% della produzione industriale.
Si tratta di un settore dinamico e resiliente, considerato che tra il 2021 e il 2024 il giro d'affari ha registrato una crescita del 18%.
Dati aggiornati sul mercato iberico delle materie plastiche sono stati diffusi da Fira de Barcelona durante Equiplast 2026, manifestazione triennale in corso in questi giorni a Barcellona.
Il tessuto imprenditoriale vede 3.633 aziende, localizzate in prevalenza nell’arco mediterraneo, con 107mila addetti; Catalogna e Comunità Valenciana - i due principali distretti della gomma-plastica - concentrano circa la metà dell’attività del settore.
Il principale motore di questa industria è la trasformazione, che conta 3.259 imprese con un giro d'affari di 26.815 milioni di euro, pari al 93% di quello totale. L'attività si basa su mercati trainanti come packaging, automotive ed edilizia; quest’ultima, nell'ultimo triennio, ha registrato una crescita del 39% nell’impiego di materie plastiche.
Sono invece 184 le aziende che si occupano di riciclo, con un fatturato stimato in 1,45 miliardi di euro e un tasso di utilizzo degli impianti intorno al 69% della capacità installata, a causa della pressione esercitata dalle importazioni di plastica vergine a basso costo.
Secondo lo studio presentato a Barcellona, la Spagna concentra il 15% della capacità di riciclo europea, pari a 2 milioni di tonnellate, collocandosi dietro solo alla Germania (19%), e davanti a Italia, Regno Unito e Francia, rispettivamente con il 12%, il 10% e il 9% del totale.
Secondo i ricercatori, a fronte delle chiusure di impianti registrate in altri Paesi a causa della crisi di redditività, l’industria spagnola sta mostrando una maggiore resilienza.
Infine, il segmento dei costruttori di macchine, stampi e attrezzature vede al lavoro 190 aziende con un fatturato di 622 milioni di euro, con esportazioni dirette prevalentemente in Messico, India e Stati Uniti.
Anche l'industria della plastica spagnola, come quella italiana, sta attraversando una fase complessa, segnata da un’intensa pressione normativa. Oltre al Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), le aziende devono fare i conti con la tassa spagnola sugli imballaggi in plastica non riciclata e sul prossimo avvio del sistema di deposito cauzionale obbligatorio.
A ciò si aggiunge l’instabilità geopolitica derivante dai conflitti in Medio Oriente, che secondo lo studio ha fatto crescere il costo delle materie prime di oltre il 30% e ha intensificato la concorrenza delle importazioni da Paesi come Cina e Turchia, le cui vendite in Spagna sono cresciute fino al 150% negli ultimi dieci anni.
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