5 maggio 2026 08:48
Il Tribunale regionale di Vilnius ha condannato al pagamento di una sanzione di oltre 103mila euro quattro persone accusate di tentata frode ai sussidi UE, per un valore di 2,6 milioni di euro, in relazione a un progetto sulle pellicole estensibili per il confezionamento di alimenti (cling film).
Il caso, risalente a due anni fa, riguarda una società lituana alla quale erano stati assegnati fondi UE per sviluppare tecnologie destinate alla produzione di cling film in cellulosa biodegradabile. L’obiettivo era sostituire il film in polietilene e contribuire così agli obiettivi dell’Unione europea in materia di sviluppo sostenibile e creazione di un’economia verde.
I costi del progetto ammontavano a oltre 5,6 milioni di euro, di cui 2,6 milioni finanziati dall’UE e la parte restante da coprire con risorse proprie della società.
L’erogazione dei fondi comunitari è stata bloccata grazie alle indagini della Procura europea (EPPO), condotte in collaborazione con l’Agenzia lituana per l’innovazione e il Servizio di investigazione sui reati finanziari del governo lituano.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, i quattro indagati - dichiaratisi poi colpevoli - avrebbero presentato all’Agenzia per l’innovazione una proposta per l’acquisto delle attrezzature necessarie al progetto a un costo significativamente gonfiato, sostenendo che i macchinari sarebbero stati acquistati da una società estone.
In seguito è emerso che si trattava di un’operazione fittizia: la società estone non era operativa e le attrezzature erano state in realtà acquistate da produttori bielorussi e cinesi attraverso una società di proprietà di uno dei sospettati. Inoltre, il prezzo di acquisto delle attrezzature sarebbe stato gonfiato artificialmente fino a oltre 4,5 milioni di euro, così da consentire un profitto indebito ed evitare il contributo al progetto con fondi propri della società, come invece richiesto dal bando.
Per dimostrare che la società disponeva dei mezzi necessari a contribuire al progetto, i sospettati potrebbero inoltre aver concluso un contratto di prestito fittizio da 3 milioni di euro con una società svizzera, che risulterebbe controllata da uno di loro tramite un prestanome.
Sono in corso ulteriori indagini su altre persone che potrebbero essere collegate allo schema fraudolento.
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