30 aprile 2026 14:14
Se i volumi venduti sono stati sostenuti dalla domanda cinese e da nuove capacità produttive, e, a partire dal mese di marzo, condizionati anche dalla crisi in Medio Oriente, i forti effetti valutari e i prezzi leggermente inferiori hanno compresso vendite e margini di BASF nel primo trimestre dell’anno.
“In questo contesto di mercato impegnativo, BASF ha dimostrato resilienza e ha conseguito un EBITDA prima delle voci speciali di 2,4 miliardi di euro, rispetto ai 2,5 miliardi di euro del trimestre dell’anno precedente”, ha dichiarato il Chief Financial Officer Dirk Elvermann durante la presentazione dei dati trimestrali, prima dell’Assemblea annuale degli azionisti. “Escludendo gli effetti valutari sfavorevoli, pari a oltre 100 milioni di euro, l’EBITDA prima delle voci speciali avrebbe raggiunto il livello del trimestre dell’anno precedente”, ha aggiunto.
Le vendite nel primo trimestre si sono attestate a 16.020 milioni di euro, 488 milioni di euro in meno rispetto al trimestre dell’anno precedente, quando erano state pari a 16.509 milioni di euro. I volumi sono aumentati del +4,3% (+4,7% se si escludono i metalli), mentre i prezzi sono diminuiti del -1,2% e gli effetti valutari hanno inciso negativamente per un ulteriore -5,6%.
La crescita dei volumi è stata particolarmente marcata nelle divisioni Petrochemicals e Monomers.
La pressione competitiva ha determinato un calo dei prezzi nei segmenti Chemicals, Materials, Industrial Solutions, Nutrition & Care e Agricultural Solutions. Quasi tutti i segmenti hanno registrato un incremento dei volumi di vendita, ad eccezione di Surface Technologies.
Per quanto concerne i margini, l’utile operativo prima di ammortamenti, svalutazioni e voci speciali è diminuito di 140 milioni di euro, attestandosi a 2.356 milioni di euro. L’EBIT è invece aumentato di 102 milioni di euro rispetto al trimestre dell’anno precedente, toccando 1.261 milioni di euro, mentre l’utile netto è salito da 808 a 927 milioni di euro.
Passando all’attualità, come ha dichiarato Dirk Elvermann, il conflitto in Medio Oriente e la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz stanno creando pressioni sulle catene di fornitura globali. Il gruppo tedesco ritiene tuttavia di poter mitigare i rischi grazie alla diversificazione produttiva, ai siti Verbund integrati, agli steam cracker flessibili nell’alimentazione - Anversa, Zhanjiang e Port Arthur - e a una propria attività di trading sulle materie prime chiave. Quest’ultima gestisce volumi nettamente superiori a quelli necessari per coprire la domanda interna.
BASF conferma i programmi di taglio dei costi, con un ammontare già raggiunto pari a 1,9 miliardi di euro su un obiettivo di 2,3 miliardi entro fine 2026.
Considerato l’elevato livello di incertezza sull’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, BASF ha deciso di non modificare le ipotesi relative al contesto economico globale presentate nel Report 2025. Il gruppo conferma quindi la guidance per l’anno in corso: EBITDA prima delle voci speciali tra 6,2 miliardi e 7,0 miliardi di euro e free cash flow tra 1,5 miliardi e 2,3 miliardi di euro.
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