23 aprile 2026 11:10
Sfruttare le “miniere urbane” costituite dai rifiuti plastici che oggi non vengono raccolti e avviati a riciclo, per coprire parte del fabbisogno di materie prime vergini e rendere il nostro Paese meno dipendente dalle importazioni.
È questo l’invito che il presidente del consorzio Ecopolietilene, Fabio Pedrazzi (al centro nella foto) , ha lanciato ieri durante un incontro a Milano per fare il punto sulla bozza di regolamento, messa in consultazione pubblica dal MASE, che introduce un nuovo regime di responsabilità estesa del produttore (EPR) per i prodotti plastici non da imballaggio, con obblighi di registrazione, tracciabilità e monitoraggio dei flussi (leggi articolo).
"Questa può essere una grande occasione – ha affermato il presidente di Ecopolietilene –. Non è la panacea, ma può dare linfa vitale a un settore strategico. Le materie prime seconde sono la chiave per ridurre la dipendenza dall’estero e generare sviluppo sostenibile".
Un’opportunità che, per essere colta, dovrà essere resa praticabile, attraverso un "sistema leggibile, coordinato e realmente gestibile lungo la filiera, senza scaricare complessità aggiuntive su cittadini e imprese".
Per Pedrazzi, il rischio è complicare la vita a cittadini e aziende, mettendo ulteriormente in difficoltà quel sistema di riciclo che invece si dovrebbe favorire. "I cittadini saranno in grado di separare un bene in polietilene da uno in un polimero diverso? Ricordiamoci che una raccolta di qualità non solo porta a un riciclo di qualità, ma anche a minori costi. E poi guardiamo alle aziende: rischiano di essere gravate da ulteriori complessità gestionali, in termini di iscrizione al sistema collettivo, rendicontazione e pagamento del contributo ambientale".
Ecopolietilene offre piena collaborazione, ma rifiuta il ruolo di supervisore burocratico del processo.
"Siamo un consorzio che ha scelto di 'sporcarsi le mani' - ha affermato il direttore generale di Ecopolietilene, Giancarlo Dezio ( a sinistra nella foto di apertura) -. Dal 2020 a oggi abbiamo gestito oltre 150.000 tonnellate di rifiuti da beni in polietilene, raggiungendo nel 2025 un tasso di recupero prossimo al 50% rispetto a quanto immesso dai 250 consorziati".
"Come consorzio - ha concluso il presidente Pedrazzi - siamo pronti a essere propositivi e operativi, come abbiamo sempre fatto. Ma è nostro dovere chiedere perimetri d’azione chiari e meccanismi di collaborazione efficaci. Solo così le regole smettono di essere ostacoli e diventano opportunità. Il mio auspicio è che, anche alla luce della complessa situazione internazionale, si scelga finalmente la via della concretezza".

Per inquadrare il tema nello scenario nazionale di filiera, Paolo Arcelli di Plastic Consult (nella foto a destra) ha presentato i principali dati sul consumo e sul recupero di materie plastiche in Italia, con un focus sul polietilene.
Con un immesso al consumo nel 2024 di circa 670.000 tonnellate, pari al 36% del totale dei beni plastici considerati nell’analisi (1,84 milioni di tonnellate) - vale a dire edilizia e costruzioni, casalinghi, igiene e arredo urbano, agricoltura, mobile e arredo - questo polimero si conferma il più diffuso nelle filiere oggi non coperte, come quella degli imballaggi, da sistemi di gestione dei rifiuti.
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