25 marzo 2026 08:50
Il 18 marzo scorso, CMG ha aperto le porte del suo stabilimento di Budrio a clienti e partner per presentare le più recenti innovazioni tecnologiche e commerciali nella triturazione e granulazione dei rifiuti plastici.
Il giorno precedente, nell’ambito dello stesso evento, l’azienda ha organizzato presso il Museo del Patrimonio Industriale di Bologna un interessante seminario dedicato al riciclo delle materie plastiche.
Tra i relatori invitati a parlare al convegno, Iacopo Bianconcini del gruppo Sacmi ha illustrato il progetto PureCap, presentato dal gruppo imolese lo scorso anno al K2025: la possibilità di stampare a compressione in continuo, con le sue macchine CCM, chiusure per bottiglie in HDPE contenenti materiale riciclato post-consumo qualificato per il contatto con alimenti.
Una delle tante risposte che le aziende del settore stanno provando a fornire al mercato in vista dell'entrata in vigore del regolamento UE sugli imballaggi (PPWR) che prevede - tra i diversi requisiti - anche un crescente impiego di materiale riciclato.
"Entro il 2030, le bottiglie per bevande in plastica monouso dovranno contenere almeno il 30% di contenuto riciclato proveniente da rifiuti post-consumo - ha spiegato Bianconcini -. E, sebbene non sia ancora chiaro se il tappo in HDPE debba rientrare in questa categoria o in quella del 'packaging sensibile al contatto' (con un target del 10%), la direzione è inequivocabile".
Anche senza la pressione dei regolamenti, la tassazione della plastica vergine nel packaging - come già avviene nel Regno Unito o in Spagna - o gli incentivi in Francia per chi usa riciclato, spingono nella stessa direzione.
Con PureCap, Sacmi fornisce un sistema chiavi in mano che non comprende solo la macchina, CCM (Continuous Compression Moulding) già ampiamente diffusa nella produzione di chiusure in HDPE vergine, ma tutto ciò che serve per raggiungere il risultato: design della capsula, stampo, ricetta di produzione con il mix ottimale tra plastica vergine e riciclata, il pigmento per ottenere la tonalità desiderata e i settaggi dell'intera linea. La novità è che sarà in grado di fornire anche la resina riciclata ottimizzata per lo stampaggio, formulata nel proprio laboratorio in base alle specifiche di ogni cliente.
Sacmi si propone, quindi, non solo come fornitore del materiale, ma ha incorporato al suo interno anche le competenze di un riciclatore (dotandosi di relativo codice RON). A questo fine, presso il proprio polo produttivo di Imola, ha aperto un reparto dedicato, dove utilizza tecnologie dell'austriaca Starlinger per la decontaminazione, filtrazione, estrusione e deodorizzazione del materiale rigenerato, processo già approvato dall'EFSA per il contatto con alimenti. Impianto che viene alimentato con HDPE proveniente da rifiuti poliolefinici (soprattutto dalla frazione PE del flusso di bottiglie PET, già di grado alimentare), selezionato per famiglie di colore.
Il granulo di rHDPE non viene premiscelato in Sacmi con resina vergine, così da offrire una maggiore flessibilità operativa: si può così adattare la ricetta in base alla tipologia di chiusura, ad esempio per acqua piatta o gasata, o ad altri parametri variabili. Per questa ragione, la miscelazione avviene direttamente nella sezione di plastificazione della pressa.
Per quanto concerne la conformità per uso alimentare, il materiale è stato giudicato sicuro secondo il regolamento UE 10/2011 per contenitori di capacità non inferiore a 54 ml - perché il calcolo si basa sul rapporto tra la superficie di contatto del tappo e il volume della bottiglia -, condizione che ricomprende la maggior parte delle bottiglie per bevande presenti sul mercato.
Test condotti nei laboratori del gruppo imolese hanno mostrato che, in termini di resistenza (stress cracking), un tappo realizzato al 100% in rHDPE è idoneo per bottiglie che contengono acqua piatta - anche se una quantità di vergine è sempre consigliata -, mentre per le bevande gassate si può arrivare fino al 35%.
Secondo Bianconcini, passare al rHDPE o a una sua miscela con vergine, non richiede modifiche agli stampi, garantendo così una transizione fluida.
Per quanto riguarda lo sviluppo commerciale, in aprile Sacmi inizierà a consegnare i primi lotti di materiale, con l'obiettivo di vedere sugli scaffali, nel corso dell'anno, bottiglie con tappi contenenti il 30% di rHDPE.
Sacmi non intende però fermarsi all'Italia. Con una quota di mercato inferiore al 10% sul territorio nazionale, ma una forte presenza in Africa e Asia, l'azienda vede questo progetto come un modello scalabile a livello globale.
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