19 dicembre 2025 09:44
Il fondatore e CEO del gruppo britannico Ineos, Jim Ratcliffe, se da un lato investe in Europa per ammodernare i suoi impianti petrolchimici, dall'altro non lesina critiche alla politica nazionale e comunitaria, accusata di non impegnarsi abbastanza a porre fine a quello che definisce un "crollo catastrofico dell’industria chimica" e a tutelare l’economia europea da una dipendenza dalle importazioni, "prima che non resti più nulla da difendere".
Per rendere il messaggio ancora più convincente, Ratcliffe ha stilato un elenco delle chiusure annunciate (scaricabile in allegato), avviate o già completate di impianti chimici nel vecchio continente: ben 90 - di cui una quindicina in Italia -, con una perdita complessiva di capacità pari a circa 25 milioni di tonnellate.
"La sostituzione di questi impianti richiederebbe investimenti per circa 1 miliardo di euro ciascuno - sostiene il CEO di Ineos -: un danno complessivo di quasi 1 mille miliardi di euro al patrimonio industriale europeo".
"Non rimarrà molto dell’industria chimica in Europa, a meno che la politica non si faccia carico del problema in tempi rapidi - sottolinea Ratcliffe -. Stiamo assistendo a un afflusso massiccio di prodotti cinesi nel mercato europeo per due motivi: in primo luogo, le politiche dell’amministrazione Trump hanno escluso questi prodotti dal mercato statunitense, deviandoli verso l’Europa; in secondo luogo, la Cina ha sovradimensionato la propria capacità produttiva. Nessuna azienda cinese sta realizzando profitti, e tutto questo surplus sta finendo in Europa a prezzi da dumping".
Per questa ragione, Ineos ha annunciato a novembre di aver depositato 10 denunce per dumping presso la Commissione Europea (leggi articolo).
La conseguenza, sostiene Ratcliffe, "è che il comparto chimico, che vale un trilione di euro, non può sopravvivere senza un’immediata protezione doganale, accompagnata da misure contro una tassazione sul carbonio che definire assurda è poco. I costi energetici in Europa sono quattro volte superiori rispetto a quelli degli Stati Uniti, una situazione chiaramente insostenibile".
"I dati parlano chiaro - conclude -. Il declino è ormai evidente e non può più essere ignorato dalla politica. Qualcuno deve svegliarsi prima che l’intero settore scompaia, lasciando l’Europa dipendente dalla Cina per materiali essenziali alla difesa, alla sanità, all’alimentazione e all’industria manifatturiera. Serve un’azione immediata".
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