11 dicembre 2025 14:37
In Italia, l'anno scorso, il tasso di utilizzo circolare di materia si è attestato al 21,6%, con un incremento di mezzo punto percentuale rispetto al 2023, ben sopra la media UE (12,2%) e avanti rispetto al 17,8% della Francia, al 14,8% della Germania o al 7,4% della Spagna, solo per citare i paesi più vicini al nostro per dimensioni.
Il dato misura la quota di materia prima utilizzata nel nostro paese, proveniente da materiali riciclati o riutilizzati, rispetto al totale del consumo.
Siamo però sopra la media europea anche con un altro indicatore, in questo caso poco virtuoso: la dipendenza dalle importazioni di materiali è arrivata l'anno scorso al 46,6%, più del doppio della media europea, e anche il costo delle importazioni di materiali è salito in cinque anni da 424 a 568,7 miliardi di euro, con un aumento del 34%.
I dati sono estratti dal rapporto “Il Riciclo in Italia 2025” elaborato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e presentato oggi a Milano in occasione della quarta Conferenza Nazionale dell’Industria del Riciclo. Si tratta di un'analisi he registra l’andamento del riciclo di 19 filiere, tra cui quella delle materie plastiche.
Esaminando l'andamento del riciclo degli imballaggi, il tasso di riciclo è arrivato al 76,7% dell'immesso al consumo, ben oltre il target del 65% al 2025 e del 70% al 2030. E anche per la plastica si è superata la fatidica soglia del 50%, pur tra le difficoltà che il settore sta affrontando negli ultimi mesi.
Ma non ci sono solo gli imballaggi. Secondo lo studio, interi settori industriali si reggono sul riciclo, come dimostra il 74,1% dei rifiuti speciali recuperati nel nostro paese, che hanno originato 133 milioni di tonnellate di materiali destinati al riutilizzo.
Nel 2024 - affermano i ricercatori - la produzione di acciaio nazionale deriva per l’89% dal riciclo di rottame ferroso, per quasi 20 milioni di tonnellate. Il 56% della materia prima impiegata nell’ industria cartaria è costituita da macero ricavato dal riciclo di carta e cartone, pari a ben 5,2 milioni di tonnellate. L’industria dei pannelli e dei mobili di legno si basa sul riciclo del 67,2% di rifiuti in legno, pari a circa 2,3 milioni di tonnellate. Il tasso di riciclo delle bottiglie di vetro ha superato l’80% e ha raggiunto 2,1 milioni di tonnellate.
Tutto rose e fiori? Non proprio: lo studio evidenzia tra le criticità quella che sta colpendo il riciclo dei rifiuti plastici - a cui è dedicato un intero capitolo - e lo stallo nella crescita della raccolta e riciclo dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Situazione già compromessa nel 2024 e ulteriormente peggiorata quest'anno.
Nel caso delle plastiche, le cause sono note: fatturato in forte calo (vedi tabella), domanda e prezzi scesi ai minimi storici.
Lo studio riporta qualche esempio: nonostante la produzione di PET da riciclo sia aumentata nel 2024 a 230.000 ton (+17,2%), il fatturato è calato del 18%, anche per l'accresciuta concorrenza del polimero vergine a basso costo e del PET riciclato proveniente dall’estero, che oggi vale circa il 20% del mercato nazionale.
Secondo i ricercatori, la situazione ulteriormente è peggiorata quest'anno, nonostante l'entrata in vigore dell’obbligo del 25% di contenuto riciclato nelle bottiglie di PET. I prezzi dei materiali venduti all'asta da Corepla hanno subito una forte compressione: le aste relative alle bottiglie di PET hanno registrato un decremento superiore al 50% tra gennaio 2025 e ottobre 2025.

La crisi ha coinvolto anche tutti gli altri polimeri riciclati per via meccanica, che si trovano ad affrontare, a fronte di una domanda ridotta, la concorrenza del forte calo dei prezzi dei polimeri vergini e di quelli delle plastiche riciclate importate, mentre i riciclatori devono sostenere elevati costi energetici e consistenti costi di smaltimento, con inceneritori o discariche delle plastiche non riciclabili.
Così, ad esempio, la produzione di HDPE riciclato ha superato l'anno scorso le 158.000 ton (+1,5%), ma il fatturato ha segnato comunque una contrazione. Anche in questo caso, i riciclatori segnalano la concorrenza sleale da parte di granuli di importazione da paesi extra-Ue, di qualità e di provenienza non adeguatamente certificate.
E le bioplastiche? Nel 2024, l'immesso al consumo di imballaggi in bioplastica compostabile è stato di 82.200 ton, con un tasso di riciclo intorno al 58% dell'immesso al consumo, superando anche in questo caso l'obiettivo fissato per il 2030.
Tra le principali criticità rilevate dallo studio, vi sono i livelli di scarto ancora elevati (21,9% rispetto all’obiettivo minimo del 15%) nel riciclo dell'organico, con forti differenze regionali, oltre alla presenza sul mercato di un elevato numero di shopper illegali, che minano l'attività dele aziende del settore e inquinano la raccolta differenziata.
Il nuovo Regolamento UE sugli Imballaggi potrebbe aprire ulteriori opportunità, ma l’Italia dovrà definire entro il 2026 l’elenco delle applicazioni obbligatoriamente compostabili per garantire certezza agli operatori e corretto conferimento ai consumatori.
Vedi anche: Il Riciclo in Italia 2025 - Fondazione per lo Sviluppo Sosstenibile
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Rebranding strategico nel settore dei masterbatch, parte dello Strategic Plan 2030 del gruppo Hexpol.
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