1 luglio 2025 08:50
Corepla sta lavorando da qualche anno alla valorizzazione del plasmix, il residuo di plastiche miste che si origina dalla selezione dei rifiuti da imballaggio, una volta separate le oltre venti frazioni polimeriche avviate a riciclo. Destinato prevalentemente a valorizzazione energetica come CCS (Combustibile Solido Secondario) per cementifici, il plasmix potrebbe presto avere un fine vita più nobile, trasformandosi in olio di pirolisi e tornando così a materia.
"Stiamo collaborando da qualche anno con alcuni grandi gruppi chimici per formulare un feedstock basato sul plasmix da avviare a riciclo chimico mediante pirolisi e ora siamo pronti a commercializzarlo con il marchio Chemix - spiega Giovanni Bellomi (nella foto a destra), direttore generale di Corepla -. Si tratta di un rifiuto a tutti gli effetti, che una volta processato da alcune aziende specializzate diventa idoneo per i processi di pirolisi. Superfluo specificare che nella nostra visione il riciclo chimico è complementare e non sostituisce quello meccanico".
Che necessità c'è di trattare il plasmix: non è sufficiente fornirlo tal quale agli impianti di pirolisi?
Innanzitutto, occorre eliminare alcuni polimeri residuali della selezione come il PET o il PVC che risultano incompatibili con il riciclo chimico. Inoltre, dalle prove che abbiamo condotto presso impianti pilota europei, abbiamo notato che alimentandoli con plasmix 'puro' si ottiene una resa intorno al 20%, mentre passando a un feedstock selezionato e trattato, con alto tenore di misti poliolefinici, si può superare il 50%. Parlando di rese, ricordo che stiamo parlando di rifiuti alimentati agli impianti e non di materia prima seconda; questo perché - se vogliamo parlare di riciclo a tutti gli effetti - l'end-of-waste deve essere l'olio di pirolisi alla fine del processo.
Il plasmix può essere, quindi, effettivamente riciclato?
Dipende molto da come evolveranno le normative europee, ovvero se il riciclo chimico mediante pirolisi sarà considerato riciclo a tutti gli effetti e a quali condizioni. Per ora il quadro normativo UE non è ancora chiaro al riguardo e ciò frena anche gli investimenti nel riciclo chimico in Europa.
Chemix è un marchio? Come si struttura la filiera?
Chemix è un nostro marchio: identifica la frazione di plasmix in uscita dai centri di selezione rifiuti ottimizzata per il riciclo chimico e poi ceduta ai preparatori, oggi cinque in Italia, che a loro volta la rivendono agli impianti di pirolisi.
Quanto plasmix viene generato ogni anno in Italia dagli impianti di selezione e quanto potrebbe essere avviato in futuro a riciclo chimico?
Sono circa 380-400.000 le tonnellate annue di plasmix prodotto in Italia. Stimiamo la resa di conversione da plasmix a Chemix intorno al 35%. Ciò significa che si potrebbero ottenere, teoricamente, circa 120-140.000 tonnellate di feedstock potenzialmente utilizzabile per produrre olio di pirolisi. Considerando che siamo riusciti quest'anno a raggiungere il target di riciclo del 50% degli imballaggi in plastica fissato da Bruxelles, ma la prossima tappa è il 55% entro il 2030, anche il riciclo chimico potrebbe fornire un contributo per il conseguimento degli obiettivi ambientali.
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