5 dicembre 2024 08:47
Al termine dell'incontro tenutosi il 3 dicembre scorso a Roma, presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (leggi articolo), il sindacato dei lavoratori chimici Filctem-Cgil ha diffuso una nota che esprime scetticismo sul piano di ristrutturazione delle attività nella chimica presentato dal gruppo ENI (leggi articolo).
“L’azienda - si legge nella nota - ha confermato la volontà di procedere alla ristrutturazione delle attività, con la chiusura degli ultimi due impianti di cracking, a Priolo e Brindisi, e del sito industriale di Ragusa, dove si produce la chimica di base in Italia".
Secondo il sindacato, che chiede l'intervento del Governo, ENI è un’azienda partecipata dallo Stato con una quota rilevante e che - quindi - "non può comportarsi come un qualsiasi fondo finanziario che agisce solamente per aumentare la profittabilità degli investitori".
“Le produzioni chimiche nel nostro Paese – prosegue la nota – hanno la necessità di mantenere una loro forte integrazione, e questo piano rischia di mettere in discussione tutti gli altri stabilimenti come Ferrara, Mantova e Ravenna, causando un effetto domino di portata devastante dal punto di vista industriale e sociale, che riguarderebbe, tra occupati diretti e indotto, oltre 20.000 lavoratori”.
Il rischio paventato da Filctem-Cgil è l'indebolimento del tessuto produttivo italiano che porterà alla subalternità delle importazioni estere, "esponendo la fragilissima competitività delle nostre aziende alle ben più forti e consolidate dinamiche dei mercati mondiali".
“Siamo convinti che il ministro Urso sbagli a ritenere positiva la riconversione annunciata dall’azienda - conclude il sindacato dei chimici -. Perché ENI si limiterà a svolgere di fatto la funzione di intermediario sull’acquisto dei prodotti della chimica di base, non potendo agire per soddisfare i bisogni nazionali. Esattamente come già avvenuto durante il periodo della pandemia”.
“Chiederemo al Governo che al tavolo per la chimica convocato per il 5 dicembre si discuta di come impedire questo scempio. Occorre intervenire urgentemente sui veri problemi che riguardano l’intero tessuto industriale del nostro Paese, a partire dal tema centrale del costo sproporzionato dell’energia".
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