2 dicembre 2024 08:55
Non è bastata una settimana di negoziati intensi e in gran parte a porte chiuse per arrivare a un accordo internazionale per un trattato vincolante volto a ridurre l'inquinamento da materie plastiche.
Il quinto incontro del Comitato negoziale intergovernativo (INC-5) tenutosi nei giorni scorsi a Busan, in Corea del Sud, ha portato solo a generiche dichiarazioni d'intenti e al rinvio a un prossimo incontro (INC-5.2) che si terrà l'anno prossimo.
L'incontro ha visto la partecipazione di oltre 3.300 delegati, tra cui rappresentanti di più di 170 nazioni e osservatori di oltre 440 organizzazioni. I negoziati si sono concentrati su due documenti elaborati dal presidente dell'INC, l'ambasciatore Luis Vayas Valdivieso, che fungeranno da base per la prossima sessione dei negoziati.
I progressi compiuti su alcuni punti del trattato, inclusi quelli riguardanti l'ecodesign e la gestione dei rifiuti, sono stati accolti con favore dall'industria delle materie plastiche, mentre molte associazioni ambientaliste si sono dichiarate deluse dal risultato finale, accusando un ridotto numero di stati di aver bloccato l'introduzione di misure più restrittive, quali una riduzione della produzione di materie plastiche a livello globale.
“Lasciare l'INC-5 senza un trattato significativo in mano è scoraggiante - ha dichiarato Erin Simon del WWF -. Quando gli Stati membri hanno concordato all'unanimità di consegnare un trattato entro il 2024, il mondo ci ha creduto. Ora, il prezzo dell'inazione è molto più alto del tempo sprecato”.
La realtà è che vi sono ancora rilevanti divergenze che hanno impedito di arrivare a un testo definitivo.
La portata del trattato, il limite alla produzione di plastica e la gestione dei prodotti chimici di interesse sono stati i principali punti di divisione tra i negoziatori.
Virginia Janssens, managing director di Plastics Europe, ha dichiarato: “Sebbene sperassimo in un accordo ambizioso e attuabile giuridicamente vincolante, crediamo che a Busan siano stati fatti dei progressi". "Riteniamo che l'accordo necessiti di misure che promuovano una produzione e un consumo sostenibili, una gestione efficace dei rifiuti e schemi di rendicontazione che consentano una giusta transizione verso un'economia circolare - ha aggiunto -. Un'economia in cui la plastica a fine vita è considerata una materia prima circolare e un bene con un valore reale, anziché un rifiuto che viene gettato in discarica e incenerito".
Il Global Partners for Plastics Circularity (GPPC), rappresentato da Chris Jahn, ha sottolineato che servono ulteriori deliberazioni per raggiungere un trattato efficace, inclusivo e praticabile. Anche Jahn ha ribadito l'importanza di focalizzarsi su una gestione efficace dei rifiuti e su misure che promuovano la transizione verso un'economia circolare, in cui la plastica a fine vita sia considerata una risorsa piuttosto che un rifiuto.
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