11 luglio 2024 08:55
La produzione italiana di macchine utensili, robot e automazione ha chiuso il 2023 con una crescita del +4,6% a 7.615 milioni di euro, segnando così un nuovo record.
Il risultato è stato determinato esclusivamente dalle esportazioni, che con un valore di 4.223 milioni di euro (anche questo mai raggiunto prima), mostra un incremento del +21,8% rispetto al 2022.
La domanda interna, invece, è scesa del -7,8%, a 5.816 milioni, penalizzando le consegne dei costruttori italiani, pari a 3.392 milioni di euro (-11%).
Resta ancora elevato il livello di utilizzo della capacità produttiva (86,2%), mentre appare in lieve calo il carnet ordini, diminuito a 7,3 mesi di produzione assicurata, contro gli 8 mesi del 2022.
I numeri sul settore sono stati diffusi ieri in occasione dell'Assemblea generale di Ucimu, nel corso della quale la presidente Barbara Colombo (a sinistra nella foto) ha passato le consegne a Riccardo Rosa (a destra), classe '63, imprenditore al vertice di Rosa Ermando, costruttore di macchine rettificatrici.
“Questo exploit dimostra, ancora una volta, la flessibilità delle imprese italiane capaci di riorientare rapidamente la propria attività verso i mercati più dinamici - ha dichiarato Barbara Colombo nella sua relazione all'assemblea -. Al tempo stesso, mette in evidenza la chiara debolezza del mercato italiano che, già a fine 2022, aveva cominciato a scricchiolare”.
Il 2024 mostra, nei primi sei mesi, un rallentamento della raccolta ordini (-17%), che spinge il Centro Studi & Cultura di Impresa di Ucimu a stimare una chiusura d'anno all'insegna di un leggero arretramento della produzione (-2,2%), pur con ulteriore incremento delle esportazioni (+3%), che potrebbero segnare un nuovo record toccando 4.350 milioni di euro.
“L’andamento della raccolta ordini di questi primi sei mesi conferma la debolezza della domanda che, sia in Italia che all’estero, subisce l’instabilità del contesto - ha aggiunto la presidente uscente di Ucimu -. Per il mercato interno, se questo rallentamento può essere considerato in parte fisiologico, vista l’eccezionale espansione del biennio appena passato, è altrettanto vero che, sul risultato, ha pesato l’incertezza intorno a Transizione 5.0”.
“L’attesa prolungata dell’operatività del provvedimento e la mancanza dei decreti attuativi hanno creato un doppio effetto negativo. Da un lato, hanno determinato la sospensione delle decisioni di acquisto da parte degli utilizzatori, in attesa che il provvedimento fosse chiaro. Dall’altro hanno, almeno in parte, oscurato la disponibilità del provvedimento 4.0 che è tuttora in vigore ma che, per molti operatori, è finito nel dimenticatoio”.
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