24 ottobre 2017 16:52
Nell’ambito dell’operazione “Fake Code”, la Guardia di Finanza di Treviso ha individuato un’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali non pericolosi, in particolare materie plastiche di diversa provenienza, con ipotesi di rilevanza penale nei confronti di 25 persone fisiche e 28 persone giuridiche.
Come risultato della attività investigativa portata avanti per quasi due anni dalle Fiamme gialle, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Venezia, sono state sequestrate in via preventiva sedi operative, impianti, strutture e aree destinate allo stoccaggio di rifiuti tra il Veneto e la Puglia, eseguite tre ordinanze cautelari interdittive dell’esercizio dell’attività per un anno nei confronti di altrettanti imprenditori.
Le indagini si sono sviluppate attraverso un minuzioso esame della documentazione contabile, dei registri e dei formulari identificativi dei rifiuti sequestrati nel corso delle perquisizioni; dalle intercettazioni telefoniche e telematiche è emersa l’illecita movimentazione, anche con proiezioni transnazionali, di oltre 16.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi.
Dominus del disegno criminoso è risultata una società trevigiana, vero centro decisionale, che si è avvalsa di numerosi soggetti dislocati in altre province italiane ed in Europa ed ha utilizzato siti non autorizzati per il deposito ed il recupero dei rifiuti in Veneto ed in Puglia. Ulteriori indagini hanno evidenziato che la società capofila si serviva di tre società estere (due slovene ed una svizzera), ubicate solo formalmente oltre i confini nazionali ma, di fatto, gestite in Italia, che si prestavano alla predisposizione di documentazione finalizzata a “coprire” le movimentazioni contrarie alla legge. In particolare - spiegano i finanzieri - non veritieri erano i luoghi di destino riportati nei formulari, in quanto i rifiuti “cartolarmente” destinati a talune imprese venivano stoccati altrove e commercializzati con soggetti economici differenti da quelli riportati sul documento, recando un serio pregiudizio alla tracciabilità dei prodotti da smaltire, obiettivo essenziale perseguito dalla normativa di settore.
Sotto il profilo tributario, le indagini hanno consentito di ricostruire l’illecita gestione di circa 8.800 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, segnalando ai competenti uffici regionali l’omesso versamento del corrispondente tributo speciale (ecotassa), previsto dall’art. 3,comma 24, della Legge n. 549 del 1995, per un importo di quasi 90 mila euro.
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