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Non esiste circolarità senza riciclo

C.A.R.P.I.: la filiera virtuosa dei rifiuti plastici da post-consumo è una risorsa storica italiana che spesso non vogliamo valorizzare e utilizzare nel modo corretto.

1 luglio 2026 07:56

consorzio carpiIl materiale che si ottiene dal riciclo dei rifiuti plastici post-consumo viene spesso associato alla sua mera dimensione ambientale.
Sembra addirittura sopravvivere, con una bizzarra confusione tra strumenti e fini, una sorta di retropensiero per cui il riciclo è importante perché “serve a dare uno sbocco alla raccolta dei rifiuti”, come se fosse proprio la raccolta il fine, mentre il riciclo sarebbe solo il mezzo per raggiungere lo scopo.

Non per niente, e la scelta delle parole non è in realtà mai neutrale: molti continuano a dire tranquillamente, quando conferiscono un rifiuto nell’apposito contenitore, che lo “hanno riciclato”, mentre in realtà quell’atto, pur fondamentale, è solo il primo passo che, semplicemente, dà il via a un percorso molto più lungo e complesso.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che non esiste circolarità senza riciclo. La raccolta, infatti, è solo lo strumento operativo considerato sinora più funzionale per il raggiungimento di quello scopo.

carpiEuropa e Italia dipendono in gran parte dalle importazioni di materie prime estere: il riciclo, dunque, si fa snodo essenziale e strategico per apportare un incremento della sostenibilità ambientale e, al contempo, guadagnare autonomia di materie prime, sicurezza e competitività sui mercati globali.

Per questo la plastica riciclata, ottenuta dai rifiuti post-consumo, non è un materiale di seconda scelta, né un compromesso da accettare in nome della sostenibilità; è un prodotto ottenuto attraverso avanzati processi tecnologici, investimenti e competenze industriali che coinvolgono una pluralità di operatori lungo tutta la filiera. Ciò è ancora più vero in un Paese come l’Italia, dove - negli anni - si sono sviluppate in autonomia capacità imprenditoriali, impianti e soluzioni riconosciute anche a livello internazionale.

Il processo di crescita del settore, quindi, non passa solo attraverso l’aumento delle quantità di materiale riciclato, ma anche dalla capacità di comunicarne il valore e ottenere il giusto riconoscimento.

Non tutta la plastica riciclata è uguale: dietro a un granulo riciclato ottenuto da materiale recuperato e selezionato in Italia c’è una storia, una grande esperienza; ci sono controlli, ricerca, innovazione e know-how industriale.

Solo una filiera capace di garantire materiali di qualità, affidabili e competitivi che possano rientrare profittevolmente sia sul piano economico che su quello prestazionale nei processi produttivi può dirsi veramente circolare. Non basta sostituire semplicemente una percentuale di materia vergine con materia riciclata.

Perché ciò possa avvenire è però necessario superare anche un limite culturale. Per troppo tempo il riciclato è stato associato all’idea di materiale meno pregiato, di “seconda scelta”, economicamente conveniente. È invece giunto il tempo che sia i trasformatori, che utilizzano la plastica riciclata di qualità, sia i consumatori cambino paradigma, imparando ad apprezzare una risorsa di qualità pari al vergine, ottenuta attraverso lavoro, tecnologia e visione industriale, da usare senza ambiguità e senza reticenze commerciali.

logo carpiL’economia circolare non può basarsi solo su obblighi normativi o dichiarazioni di principio, ma necessita di conoscenza, trasparenza e consapevolezza del valore che esiste dietro ogni materiale recuperato.

In questa prospettiva si colloca il ruolo di C.A.R.P.I., consorzio che riunisce la filiera del riciclo - raccoglitori, riciclatori, trasformatori e imprese che forniscono servizi a queste ultime -, con l’obiettivo di contribuire alla crescita di un sistema in cui la plastica riciclata, ottenuta dai rifiuti post-consumo, diventi una pratica industriale stabile e riconosciuta.

Ricordiamo come l’Italia sia stata pioniera del riciclo a partire dagli anni ’30 del secolo scorso, quando la scelta autarchica, funzionale in quel contesto a velleitari e deplorevoli sogni imperialistici, ha sollecitato lo sviluppo di una cultura d’impresa e di micro-impresa basata sul recupero e la valorizzazione dei materiali di scarto. Allora, ovviamente, non si parlava di plastica ma, soprattutto, di carta e metalli, ma già dagli anni ’60, nel clima del boom economico, sono stati ancora alcuni lungimiranti imprenditori italiani a capire, primi in Europa, che il nuovo materiale derivato dal petrolio, di cui il Paese era privo, poteva essere riciclato e reimmesso sul mercato senza passare necessariamente dalla produzione da idrocarburi.

Per questo la plastica riciclata è una risorsa ormai “storica”, conosciuta e disponibile da decenni, che non può continuare a essere considerata di seconda o terza scelta, ma deve assurgere alla dignità di risorsa primaria per divenire parte integrante del patrimonio produttivo del Paese, grazie all’azione coordinata e concorde di tutti i soggetti che compongono la filiera.

Accettiamo la nostra storia e valorizziamo i nostri prodotti “made in Italy”, quelli veri.

Con il contributo di:
Consorzio C.A.R.P.I.
Tel +39 041 449055
www.consorziocarpi.com

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